Leggi ParkTime Magazine n.35
22 Marzo 2026
Il viaggio, inteso come pratica consapevole di incontro con i territori, arricchisce profondamente chi lo intraprende. È certamente, e per fortuna, una splendida occasione di svago e di liberazione dalla routine, ma è anche uno strumento culturale capace di mettere in relazione ambiente, memoria, narrazione e responsabilità.
Gli itinerari eco-culturali mostrano come il turismo, soprattutto nei luoghi più fragili o meno abituati ai grandi numeri, possa agire come un’infrastruttura leggera: una presenza gentile che genera benessere tenendo insieme tutela della biodiversità, produzioni locali e trame sociali.
Il paesaggio è una costruzione storica e culturale in continua evoluzione, e la letteratura non si limita a descriverlo, ma ne fa emergere i pregi, le tensioni, le storie, le leggende e le stratificazioni che lo attraversano. Accade nei luoghi del Verismo di Verga e Capuana, nelle geografie interiori e fisiche di Grazia Deledda in Baronia, nelle foreste sacre del Casentino di Dante, San Francesco ed Emma Perodi, sui Colli Euganei con le Muse del Petrarca e in Fontamara con i cafoni di Silone, in Val Grande con i partigiani di Chiovini, nella Vigàta di Camilleri, a Comiso con Bufalino, appoggiati ai roventi muri d’orto con Montale, nel portare il chinino ai malati nei calanchi di Carlo Levi; in un percorso che conduce dal Golfo dei Poeti di Shelley ai paesaggi virgiliani del Mincio fino alle memorie di Villa Adriana della Yourcenar, ai romanzi e le poesie ispirati dal Giardino di Ninfa e ai salotti letterari della Villa Reale di Monza sulle rive del Lambro. I territori non sono semplice ambientazione, ma materia viva della narrazione e del senso che essa produce.
L’esperienza del viaggio, soprattutto quando è mediata dalla letteratura e accompagnata da una permanenza nei luoghi, diventa formativa non solo per chi arriva, ma anche per chi li abita. Mette in relazione questioni che restano vive, radici e migrazioni, conflitti e dialogo tra generazioni, appartenenza ed emancipazione; lo abbiamo già visto parlando del paesaggio poetico delle colline di Zanzotto e di quello rivoluzionario e innovativo di Croce. In questo senso i Parchi Letterari parlano necessariamente ai più giovani, a partire dalle scuole, ma anche a chi da giovane è stato costretto a partire, o ad arrivare, non luoghi da contemplare, ma spazi in cui porre domande e cercare risposte con ricadute concrete sui territori. Ne è un esempio emblematico il campo di concentramento di Ferramonti, che da luogo di privazione e sofferenza la comunità di Tarsia ha trasformato in uno spazio di memoria e di dialogo, inserito in un contesto paesaggistico e culturale forse unico nel suo genere.
Mi si chiede spesso perché i Parchi Letterari, pur riunendo ormai più di sessanta Comuni e decine di Parchi naturali, archeologici, oasi e riserve, siano pochi rispetto agli innumerevoli luoghi della letteratura. La risposta è che organizzare un Parco Letterario significa creare sistema, attivare interesse, coinvolgere le scuole, proporre benefici concreti, programmare. Non solo un osservatorio accademico e bellissime passeggiate, ma realtà territoriali in cui il welfare culturale, nel suo contesto ambientale – sia esso naturale che urbano – trovi una delle sue prime ed efficaci realizzazioni.
Questa lettura del paesaggio si colloca nell’orizzonte indicato dall' UNESCO e dalle politiche nazionali ed europee sul rapporto tra comunità locali, biosfera e sviluppo sostenibile. I paesaggi generano benessere quando sono vissuti come beni comuni; ridurre l’isolamento, costruire legami, rafforzare il senso di appartenenza sono effetti osservabili di pratiche che intrecciano cultura e natura. In questo quadro la lettura non intrattiene soltanto, ma produce cura, accesso, possibilità di partecipazione e qualità della vita.
Il dialogo tra arti e linguaggi — dalla parola alla pittura, dal teatro fino alle filiere agroalimentari (non mi stupirei se le ricette di Grazia Deledda, con prodotti a chilometro zero e straordinariamente riconoscibili in Canne al vento, avessero contribuito al conferimento del Nobel cento anni fa) — mostra un’attenzione comune per ciò che attraversa in profondità l’esperienza umana, destino, eredità, solitudine. Raccontare i luoghi significa includerne anche i contrasti. Lo straordinario paesaggio norvegese si fa ancora più denso quando le pennellate di Munch seguono le parole di Ibsen.
Questo numero conferma la filosofia dei Parchi Letterari come strumento di un turismo che costruisce relazione tra chi visita e chi abita, con la pagina letteraria non intesa come guida ridotta in una App (di guide vere ne abbiamo, e bravissime, in tutti e quaranta i Parchi Letterari), ma come fondamentale strumento di riferimento e di accrescimento personale. In questo processo la letteratura ha un ruolo preciso, non ornamentale, ma formativo, critico e programmatico.
Buona lettura e buon viaggio!
Stanislao de Marsanich
In attesa del Programma per le Giornate della Poesia, delle Foreste e dell’Acqua (21 e 22 marzo), i Parchi Letterari vi aspettano nei luoghi che hanno ispirato i nostri autori — paesi, giardini, sentieri, campagne, parchi archeologici e zone minerarie e industriali dismesse, lidi, montagne — paesaggi raccontati nei testi e oggi patrimonio culturale e ambientale da proteggere e trasmettere a chi ci è vicino e a chi deve ancora arrivare, con programmi in continuo aggiornamento sulle pagine Facebook e Instagram e nella sezione Eventi .
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Tra i due grandi artisti norvegesi, Edvard Munch e Henrik Ibsen, esisteva una profonda affinità spirituale e artistica: entrambi, nei rispettivi linguaggi espressivi, praticavano una forma di “poesia pittorica”.
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