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I Parchi Letterari, ecosistema culturale per il benessere

17 Febbraio 2026
I Parchi Letterari, ecosistema culturale per il benessere
La cultura nel welfare apre una nuova narrazione e produce un effetto politico, perché ricostruisce legami dove c’è distanza, crea comunità dove c’è silenzio e solitudine, rompe la logica della prestazione e apre quella della possibilità.

I Parchi letterari, ecosistema culturale per il benessere 

 Le evidenze empiriche hanno ormai da qualche decennio dimostrato l’effetto preventivo e terapeutico indotto dalla frequentazione e fruizione di luoghi della cultura e di natura sia in persone in salute, sia in persone affette da patologie fisiche o psichiche, per migliorare la qualità della vita. Il paesaggio cura, la cultura cura. Curano le persone, nello spirito e nel corpo, ma umanizzano anche la stessa cura e il welfare.

Lo testimoniano le evidenze internazionali relative all’impatto positivo del welfare culturale sulla salute e sulla riduzione dei costi per i servizi sanitari. Nel Regno Unito, per esempio, la prescrizione sociale è risultata associata a una riduzione media degli accessi in pronto soccorso e dal medico di medicina generale compresa tra il 20-40%.

Da qualche settimana è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni un protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e quello della Salute per promuovere la prescrizione dell’arte come supporto alle cure mediche. Un modello che nel 2019 l’Organizzazione mondiale della Sanità – Oms ha validato come complementare dei percorsi terapeutici tradizionali, di supporto alla relazione medico-paziente, alla relazione di cura, anche e soprattutto per i carer non professionali: un modello capace di mitigare e ritardare alcune condizioni degenerative, come, ad esempio, demenze, depressione o morbo di Parkinson.

Questo protocollo parte dalla convinzione che la fruizione di opere artistiche, musica, teatro, musei e attività culturali possa migliorare concretamente la qualità della vita e il benessere individuale.

Una pratica che in Italia è molto sperimentata e che si manifesta in forme assai diverse tra loro, dal teatro al circo, ai musei. Una molteplicità di esperienze che indubbiamente rappresenta uno dei punti di forza di questo modello. Che, però, è fortemente “squilibrato” sul piano territoriale: presente in alcuni luoghi, assente in altri.

Validare il potenziale del welfare culturale rappresenta un atto politico assai significativo, non neutro, significa ammettere alla cultura la capacità di determinare e coltivare esistenze più autentiche e mondi personali meno fragili.

Lo sconfinamento del welfare dalla dimensione sociale in senso stretto a quella culturale, questo suo allearsi con altre risorse è vera innovazione sociale, è scelta di cambiare le cose e di agire sulle cause che generano le fragilità, provando a costruire e sperimentare nuove risposte all’altezza delle complessità attuali, ricordandoci che il benessere non è tanto un fatto privato, quanto, piuttosto, un paesaggio condiviso, immagine di una fitta trama di relazioni vive, e che la nostra condizione di salute è esito di un equilibrio collettivo.

La prescrizione sociale sembra far emergere un’idea di relazione di cura collettiva al servizio delle persone rivolta, in primis, agli operatori sociali, sanitari, ai cittadini, ai caregivers e a coloro che si mettono al servizio della propria comunità in varia forma. Si tratta di una prescrizione non intesa in senso medico, ma di sostegno e accompagnamento in una relazione accogliente, motivante e abilitante.

Questo nuovo modo di intendere il welfare presuppone la necessità di superare le logiche settoriali, passando dalla rete al paesaggio sociale e, quindi, a infrastrutture sociali, “abitando”, in sintesi, nuovi luoghi.

I parchi letterari si pongono in maniera naturale come infrastruttura immateriale che, attraverso la rilettura di senso e interpretazione della produzione letteraria dell’autore a cui sono intitolati, possono favorire esperienze di welfare culturale.

Studi scientifici degli anni Novanta (1) certificano il ruolo determinante della lettura rispetto a longevità e buona salute. I parchi letterari, ponendosi come biblioteche diffuse a cielo aperto, possono contribuire alla riduzione della solitudine e dell’isolamento sociale, in particolare tra le persone che vivono in aree fragili o periferiche (penso ad Aliano o a Valsinni, in Basilicata).

Attività di gruppo durante i percorsi di visita come la lettura, il racconto e il canto, risultano particolarmente efficaci nel promuovere la cooperazione, il concetto di sé, il senso di inclusione sociale per bambini, adulti, famiglie e comunità̀.

La letteratura, letta, scritta, condivisa, contribuisce alla coesione sociale anche nel senso di ridurre le tensioni tra gruppi etnici diversi, favorendone la reciproca conoscenza e l’interazione. La lettura della narrativa, in un quadro di biblioterapia, migliora la capacità cognitiva sociale e promuove comportamenti prosociali.

Tutto questo costruisce un prezioso capitale sociale e comunitario condiviso e alla portata di tutti.

In questo senso, i parchi letterari possono diventare vere e proprie piattaforme di scambio, luoghi d’incontro e centri di rilevanza sociale nei territori su cui insistono, non circoscrivendo il proprio ruolo unicamente alla valorizzazione di “luoghi letterari”, ma provando a svolgere una funzione di promozione di welfare e prevenzione di malattie.

In conclusione, un parco letterario, promuovendo il libro e la lettura e la trasmissione della conoscenza, diventa un luogo di informazione ed educazione; di inclusione e contrasto alle diseguaglianze, in quanto luogo accogliente e aperto, capace di favorire la socializzazione e l’integrazione.

Infine, luogo di cittadinanza attiva e di empowerment delle persone, con l’obiettivo di edificare una cittadinanza responsabile e competente, attivatrice di partecipazione civica, volontariato, servizio civile, contribuendo, così, allo sviluppo di iniziative e pratiche di innovazione sociale a base culturale.

Le parole, infatti, possono ricucire ferite, attivare o riattivare percorsi di sollievo e cura e ampliare orizzonti di speranza. La cultura nel welfare apre una nuova narrazione e produce un effetto politico, perché ricostruisce legami dove c’è distanza, crea comunità dove c’è silenzio e solitudine, rompe la logica della prestazione e apre quella della possibilità.

Annalisa Percoco
Senior researcher Fondazione Eni Enrico Mattei

[1] Lars Olov Bygren, Boinkum Benson Konlaan, Sven-Erik Johans- son, Attendance at Cultural Events, Reading Books or Periodicals, and Making Music or Singing in a Choir as Determinants for Survival: Swedish Interview Survey of Living Conditions, “British Medical Journal”, 313 (1996), p. 1577- 1580

Immagine: I calanchi di Aliano (Annalisa Percoco)



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