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Uno sguardo telematico alla topofilia di Lucia nei Promessi Sposi

08 Luglio 2021
Uno sguardo telematico alla topofilia di Lucia nei Promessi Sposi
Per sfuggire alle grinfie di Don Rodrigo, Renzo e Lucia seguono le indicazioni di Fra Cristoforo e abbandonano in barca Lecco. Nel buio della notte Lucia saluta i suoi monti. Ma quali sono e come si chiamano questi monti?

Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso.
Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti […]”. 

Queste righe sono parte di una delle più belle pagine di prosa poetica della letteratura italiana, forse mondiale. Siamo nel capitolo VIII dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: per sfuggire alle grinfie di Don Rodrigo, Renzo e Lucia, seguendo le indicazioni di Fra Cristoforo, abbandonano in barca la loro “città” ( nel XVII secolo non aveva il pieno statuto di città) natale, Lecco. L’uno intraprende la traversata per rifugiarsi a Milano, l’altra troverà ricovero a Monza. L’autore riporta i pensieri di Lucia, la quale saluta i suoi “monti sorgenti dall’acque” delineando la differenza tra chi parte dal suo paese per fare fortuna -e al momento del saluto al suo luogo del cuore qualsiasi suo desiderio di ricchezza si “disabbellisce” -e lei, costretta dalla crudeltà degli eventi a fuggire da un luogo da cui mai aveva desiderato di allontanarsi, avendovi riversato tutte le proprie aspirazioni. 

 Lucia medita dunque l’addio al suo luogo del cuore, al luogo che da sempre era stato oggetto della sua topofilia incondizionata, e nel buio della notte saluta i suoi monti. Ma quali sono e come si chiamano questi monti? Se la grandezza di quest’opera manzoniana risiede anche nella centralità che l’autore conferisce alla descrizione dei paesaggi, proiezioni, secondo una concezione puramente romantica, di emozioni, sensazioni e stati d’animo dei personaggi, il fine che questo lavoro si propone è quello di identificare con precisione geografica lo scenario suggestivo nel quale si compone quest’estremo saluto della protagonista, servendoci anche di un potente sistema informativo geografico come Google Earth. Per comprendere la posizione del luogo geografico descritto dal Manzoni però, dobbiamo compiere un deciso passo all’indietro e tornare all’incipit del romanzo, nevralgico per comprendere la posizione e l’ambientazione delle vicende dei due “Promessi Sposi”: 

 “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di San Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega […]”. 

 E’ proprio nell’incipit del romanzo che Manzoni nomina i due monti che Lucia saluterà nel capitolo VIII. Il primo è il Monte di San Martino, montagna facente parte delle Alpi Orobie, sottosezione delle Api e Prealpi bergamasche. La caratteristica peculiare di questo rilievo, che raggiunge circa i 1090 metri di quota, è la parete quasi verticale che si innalza proprio sopra la città di Lecco. Esso è soprannominato dagli abitanti del luogo il “monte Marcio” per i numerosi episodi franosi di crollo che vi si verificano.

Il secondo è il Monte Resegone, alto 1875 metri sul livello del mare. Anch’esso fa parte delle Prealpi Orobie ed è situato al confine tra la provincia di Bergamo e la provincia di Lecco. Il nome prende origine dal suo celebre profilo e dalla toscanizzazione del termine lombardo resegón (grande sega), dato che, soprattutto se osservate dalla città di Lecco e dalla Brianza, le sue nove cime principali ricordano proprio la lama di una sega, dato toponomastico puntuale di cui lo stesso Manzoni ci informa nell’incipit del romanzo. Renzo e Lucia, partendo da Lecco, nella finzione narrativa devono attraversare uno specchio d’acqua per dirigersi in direzione di Monza. Procedendo più a Sud-ovest Renzo si dirigerà verso Milano.

Ma da dove partono precisamente? Manzoni ci fornisce informazioni precise? E’ la notte degli imbrogli: i due promessi sposi falliscono il tentativo di sposarsi attraverso “nozze irregolari” (pronunciando davanti a Don Abbondio le frasi rituali alla presenza di due testimoni). Contemporaneamente fallisce anche il rapimento di Lucia da parte dei bravi, che sono messi in fuga dal trambusto scoppiato nel villaggio a seguito dell'allarme dato dallo scampanio che Don Abbondio genera per chiedere aiuto contro l’imbroglio. Renzo e Lucia giungono quindi a Pescarenico. Si tratta dell’unico luogo di Lecco citato esplicitamente dal Manzoni: oggi rappresenta un vero e proprio rione di Lecco posto sulla riva sinistra dell’Adda, nel tratto compreso tra la fine del ramo lecchese del lago di Como e il piccolo lago di Garlate. Nel XVII secolo, tempo in cui sono collocate le vicende del romanzo, costituiva un piccolo villaggio di pescatori. Nella finzione narrativa Manzoni vi colloca il convento dei Cappuccini in cui vive Fra Cristoforo ( in effetti, secondo fonti storiche, un convento di cappuccini fu realmente ivi costruito nel 1576). Arrivati dal frate, Renzo e Lucia ricevono le sue direttive: 

Andate alla riva del lago, vicino allo sbocco del Bione –. È un torrente a pochi passi da Pescarenico. – Lì vedrete un battello fermo; direte: barca; vi sarà domandato per chi; risponderete: san Francesco. La barca vi riceverà, vi trasporterà all'altra riva, dove troverete un baroccio che vi condurrà […]”.

Manzoni riporta con precisione assoluta il luogo in cui Renzo e Lucia si imbarcano: allo sbocco del Bione. Esso è il terzo torrente per importanza della città di Lecco. La portata degli altri due, il Caldone e il Gerenzone, è nettamente maggiore, ma il Bione è reso celebre dal fatto che è Manzoni stesso a nominarlo. La foce di cui parla l’autore, però, è diversa da quella attuale: esso, attraversando la città di Lecco, si getta nel lago di Garlate. Ciò avviene in quanto il corso del torrente fu deviato nel 1846. Precedentemente esso era un affluente del fiume Adda. Il lago di Garlate è un lago situato a Sud della diramazione lecchese del lago di Como, dove le coste dell’Adda si riallargano “per ripigliar poi nome di lago”. Attualmente il Bione (probabilmente quasi prosciugato) sfocia nel lago di Garlate proprio dove le coste dell’Adda iniziano a riallargarsi, in prossimità del ponte della SS36 che collega Lecco a Pescate, comune della provincia di Lecco situato sulla riva opposta del lago di Garlate. Riva opposta sulla quale insiste il parco “Addio ai Monti”  e inizia il Parco Letterario Alessandro Manzoni.

Alessandro Di Mattia

 Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari



Immagini:

Immagine di copertina: Bozza illustrazione per l’edizione dei Promessi Sposi del 1840, Biblioteca Braidense
Prima Foto: Lago di Como, link: https://pixabay.com/photos/como-lago-di-como-lake-italy-4625034/, autore: Tanja Swarz-Krapp
Seconda Foto: Lago di Como, link: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-di-specchio-d-acqua-e-montagna-745204/, autore Gil Garza
Terza Foto: Lago di Como, link: https://www.pexels.com/it-it/foto/specchio-d-acqua-vicino-alla-montagna-745205/, autore Gil Garza
Quarta Foto: Lago di Como, link: https://www.pexels.com/it-it/foto/case-vicino-allo-specchio-d-acqua-3304959/, autore Hrishikesh Deshkar

 

 


Alessandro Manzoni e il Parco Adda Nord
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Alessandro Manzoni e il Parco Adda Nord

Trezzo d'Adda (Milano)

Quanto c'è di qui all'Adda? – gli disse Renzo, mezzo tra' denti, con un fare da addormentato, che gli abbiam visto qualche altra volta. All'Adda, per passare? disse l'oste. Cioè... sì... all'Adda. Volete passare dal ponte di Cassano, o sulla chiatta di Canonica? Dove si sia... Domando così per curiosità. Eh, volevo dire, perché quelli sono i luoghi dove passano i galantuomini, la gente che può dar conto di sé. Va bene: e quanto c'è? Fate conto che, tanto a un luogo, come all'altro, poco più, poco meno, ci sarà sei miglia. Sei miglia! non credevo tanto, disse Renzo.

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