Personalità di spicco dell'ala più liberale e illuminata della borghesia molisana, contribuì a creare quel filone storico-filosofico del riformismo meridionale. Si arruolò giovanissimo come alfiere di cavalleria nel Reggimento napoletano, abbracciò la causa repubblicana dei Moti rivoluzionari partenopei del 1799. Con la restaurazione borbonica, subì l'arresto e il successivo esilio.
Arruolatosi nelle truppe napoleoniche, partecipò alle campagne d'Italia e di Spagna, in una carriera militare che lo vedrà Generale Comandante della Guardia Nazionale.
Nel 1820 fu eletto deputato al Parlamento Napoletano, sciolto il quale subì un secondo esilio. A Firenze si legò al gruppo "Antologia" e si distinse per le sue doti letterarie e poetiche. Fu membro del Circolo Viesseux e dell'Accademia dei Georgofili.
Promulgò le idee e la filosofia vichiana negli ambienti fiorentini, frequentati tra gli altri da Leopardi, Manzoni e Foscolo. Nel 1848 fu rieletto deputato del nuovo Parlamento Napoletano. Dopo l'ennesimo scioglimento del Parlamento, amareggiato, tornò a Civitacampomarano, dove morì il 26 luglio 1849.