Civitacampomarano sorge sulle colline che circondano la vallata del fiume Biferno. Il paese si raggiunge dopo aver percorso quelle strade tipiche della campagna molisana, che si snodano lungo le pendici collinari e attraversano i tanti paesini della provincia di Campobasso. Incerta è l'etimologia del nome di Civitacampoarano: si ritiene che in origine il paese prendesse il nome di Campimarani, avvalorando l'ipotesi che fosse sorto sopra una preesistente Civitas, che secondo alcuni studiosi si identifica nella cittadina sannitica Maronea. Secondo altri, invece, Civitacampomarano significa semplicemente "Città di luogo (Campo) ombroso (Ma rano)", cioè ricco di boschi e ombreggiato.
La prima attestazione scritta del nome Campomarani compare in un documento redatto dalla cancelleria dell'Imperatore Ottone III di Sassonia nel 999 d.C., che con ferma la donazione precedente della "Ecclesia S. Angeli in Altissimis super flumium Bifernum in finibus Campomarani" del 774 d.C., fatta dal principe longobardo Arechi II in favore della Badia di S. Sofia a Benevento.
Nel 993 il toponimo compare anche nella Chronica Monasterii Casinensis, in cui si ricorda che il presbitero Pietro dona al monastero un esteso pezzo di terra e della chiesa di S. Maria, da lui costruita su un terreno di sua proprietà nelle vicinanze dei laghi vicini a Civitacampimarani. La donazione viene ricordata anche sulla Porta bronzea di Montecassino (pannello 34) con il seguente testo: in Campomauranie eccl(esi)am S(an)c(t)e Marie sup(er) ipsos lacus eiusdem civitatis cum om(n)ibus p(er)tinentiis eius. Sul Monte S. Angelo sono ancora visibili i resti della chiesetta. Nel corso del X secolo d.C. si ha la costituzione nella sua forma attuale, frutto della fusione dei diversi villaggi della valle. Campomarano inglobò parte della popolazione circostante, avvenimento che comportò una notevole crescita economica, tanto da indurre i suoi abitanti a fregiarsi del titolo di "Civitas" che, aggiunto al nome antico, avrebbe dato luogo all'attuale Civitacampomarano.
Il paese, nel corso dei secoli, ha conosciuto il dominio di varie civiltà: longobarda, normanna, aragonese e borbonica. I secoli XVIII e XIX rappresentano il periodo più florido e glorioso con un significativo incremento della popolazione, che ha superato le 3000 unità, il fiorire di uffici e di servizi unici nel territorio come l'ospedale, il tribunale, le scuole, le confraternite e l'ufficio del registro. Oggi il borgo è abitato da meno di 300 persone e conserva i caratteristici vicoli che attraversavano il centro storico, un tempo luogo di scambi commerciali e di botteghe artigiane.
Il castello
Edificato su una massa di arenaria che si erge prorompente tra i torrenti Mordale e Vallone Grande, il castello di Civitacampomarano rappresenta un pregevole monumento dal grande valore storico.
La fortezza, che un tempo sorgeva isolata nei suoi fossati nella parte alta del centro abitato, a cui non si poteva accedere quando era chiusa la porta di cinta, oggi si trova al centro del paese. Fin dal XVIII secolo il borgo aveva cominciato ad espandersi innanzi al castello, quindi dal lato opposto rispetto al primitivo insediamento. Il castello si trovò così a dividere in due il paese, distinto in "Civita di sotto" e "Civita di sopra".
Nel 1795 gli abitanti delle due "borgate", esasperati da questa sconveniente separazione, insorsero riempendo il fossato per creare un collegamento tra le due parti, erigendo una strada che oggi costeggia il castello dal lato nord.
Probabilmente il castello fu costruito intorno al XIV secolo d.C., sotto la domi nazione angioina (Carlo I d' Angiò), anche se le caratteristiche architettoniche rimandano ad una sua costruzione databile alla seconda metà del XIII secolo. È a pianta quadrangolare, sul lato occidentale vi sono due torri angolari di forma cilindrica. Sulla facciata principale è murato lo stemma della famiglia dei di Sangro e sono ben visibili le aperture dove scorrevano le catene per il ponte levatoio.
Nel cortile vi è una fontana decorata con figure zoomorfe di epoca incerta. Con Decreto del Ministero dei Beni Culturali, il 2 maggio 1979 il castello è stato dichiarato Monumento nazionale. E' di proprietà del Ministero della Cultura . Il Comune ha una con cessione in uso dalla Soprintendenza del Molise e ne cura le visite guidate e le manifestazioni.
San Giorgio Martire
In cima all'altissimo dirupo della "Cavatela" si trova la Parrocchia di San Giorgio Martire. La facciata è di forma rettangolare ma termina a triangolo nella parte alta, nella quale è fissato un bassorilievo in pietra raffigurante San Giorgio a cavallo.
L'interno è a due navate, con soffitto a cassettoni e con un coro e un organo in legno ben conservati.
La chiesa, nella quale sono custodite le reliquie di San Donato Martire e una statua equestre di San Giorgio, possiede tre altari in pietra finemente lavo rati e alcune lapidi funerarie della famiglia Pepe.
Santa Maria delle Grazie
Vicino al castello si trova la Parrocchia di Santa Maria Maggiore la cui chiesa parrocchiale, nel 1903, a causa dello sfaldamento di un costone
tufaceo, crollò. Il suo fonte battesimale e la relativa porta di accesso, di notevole valore artistico, sono stati recuperati e riutilizzati nella chiesa di Santa Maria delle Grazie lungo Via Vincenzo Cuoco.
Di notevole pregio è la pala settecentesca dell'altare, in legno intarsiato e oro zecchino, recante in alto una rarissima tela della Sacra Famiglia.
Il campanile a tre piani, che termina a punta con quattro facce, conserva una lapide lacunosa, incastonata nel lato nord, di non facile interpretazione, dalla quale sembra tuttavia di poter dedurre che fu applicata nel 1620 in ricordo di un altare, dedicato a San Giacomo con le reliquie del santo.
Il cimitero napoleonico
In località Contrada Giardino sorge l'antico cimitero del paese. Il sito, ben conservato, costruito secondo i dettami dell'editto di Saint-Cloud del 1806 promulgato da Napoleone Bonaparte, è uno dei pochi esempi di architettura cimiteriale napoleonica presenti nel centro-sud Italia.
Opera dell'arch. Domenico Antonio Diodati (primi atti in assoluto relativi al 1819), ai lavori si diede inizio solo a partire dal 1851, mentre il rapporto finale ne fu stilato nel 1853.
La casa del mercante
Tra i tanti vicoli del borgo antico, è facile scorgere preziose testimonianze architettoniche del passato come la Casa del Mercante. La costruzione, situata in Via Vincenzo Cuoco, risale al XVIII secolo, come indica la data 1732 incisa su di una pietra a forma di cuore murata sulla facciata. Il portone, con arco a tutto
sesto, è diviso da un parapetto che permetteva la vendita delle mercanzie: tale portale è forse l'unico sopravvissuto nelle architetture delle case del borgo antico. Altri esempi di tale tipologia sono noti in Alto
Molise come ad Agnone, dove portali simili erano di pertinenza delle botteghe create dagli artigiani di origine veneziana.