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Grazia Deledda, Galte e la Sardegna. Di Neria De Giovanni

22 Marzo 2020

#iorestoacasa, leggo Grazia Deledda e sogno Galtellì e la Sardegna. Neria De Giovanni ci regala un articolo bellissimo su Grazia, la Sardegna e la Galte di Canne al vento
Con il Patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco e 

il Patrocinio dell'Accademia Nazionale di San Luca
I Parchi Letterari in collaborazione con la Società Dante Alighieri 
celebrano la
Giornata Mondiale della Poesia indetta dall’Unesco

e la
Giornata Internazionale delle Foreste istituita dalle Nazioni Unite
con il

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Neria De Giovanni ci regala un articolo bellissimo su Grazia, la Sardegna e la Galte di Canne al vento  

GRAZIA DELEDDA E LA SARDEGNA

di Neria De Giovanni*

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 “Sono nata in Sardegna. La mia famiglia, composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi, aveva autorità e aveva anche biblioteca. Ma quando cominciai a scrivere, a tredici anni, fui contrariata dai miei (..)” 

Grazia Deledda si presentava così, nei primi mesi del 1928, prima voce registrata alla radio nazionale EIAR, la bisnonna di radio RAI, dopo aver ricevuto il Premio Nobel a Stoccolma per la letteratura. 

Negli Archivi dell’Anagrafe del comune di Nuoro si legge che “un bambino di sesso femminile”, Grazia Maria Cosima Damiana, era nata il 28 settembre 1871, ma lei ha sempre dichiarato che il giorno del suo compleanno era il 27, il giorno dopo la festa della coppia di santi Cosma e Damiano cui la famiglia era devota e di cui portava il nome. D’altronde, spesso un padre, non andava subito a registrare la nascita e quindi la segnalazione avveniva dopo uno o più giorni… 

Nuoro allora era un paese di circa seimila abitanti. 

Il padre di Grazia, Antonio Deledda, noto Totoni, era stato anche sindaco, buon poeta estemporaneo in limba, aveva aperto una tipografia che stampava tra l’altro un giornaletto di versi sardi; benestante, possedeva boschi, vigne e tanche, abitava prima nel quartiere de Sa Bena, poi a Santu Predu, nella parte alta del paese. 

La madre, Francesca Cambosu, di vent’anni più giovane del marito, tutta casa e famiglia, era sorella di Gavino, padre di Salvatore, che sarebbe diventato anche lui scrittore e giornalista, cugino in primo grado di Grazia, con 24 anni di meno di lei.

Grazia Deledda nasce quintogenita in una famiglia di sette figli, due maschi, Santus e Andrea, e le sorelle Vincenza, morta di aborto, Giovanna, morta bambina di broncopolmonite, poi Peppina e Nicolina, che si trasferirono a Roma con lei. Nicolina, restata nubile, è morta quasi centenaria nel 1974.

 Quando Grazia Deledda si trasferì a Roma dopo un fulmineo matrimonio ed un breve viaggio di nozze a Napoli, aveva 29 anni. Era la primavera del 1900. Morì nella Capitale, deserta per il ferragosto, nel 1936, a 65 anni portata via da un tumore alla mammella coraggiosamente contrastato. 

Trentasei anni, la maggior parte della sua vita, Grazia Deledda li passò dunque fuori della sua Isola, la dolce-amara Sardegna che tanto ella amò e che la ricambiò con così poco amore.

Così ricordava alla radio: "(..)Avevo un irresistibile miraggio del mondo, e soprattutto di Roma. E a Roma, dopo il fulgore della giovinezza, mi costruì una casa mia dove vivo tranquilla col mio compagno di vita ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani. Ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino, ma grande sopra ogni fortuna la fede nella vita e in Dio”.

I suoi rientri a Nuoro divennero più rari, quasi sempre per ragioni collegate all’amministrazione dei beni familiari. Nel 1912 vendette la casa natale di Nuoro per far fronte alle cure sanitarie della madre.

L’anno dopo, venne pubblicato il romanzo “Canne al vento” a puntate sulla rivista milanese “L’illustrazione italiana” che ospitava grandi firme, come Gabriele d’Annunzio, Giovanni Verga, Antonio Fogazzaro, Edmondo De Amicis. Il romanzo deleddiano ottenne così tanti consensi che nello stesso anno venne pubblicato in volume. 

“CANNE AL VENTO” E GALTELLI’

“Canne al vento” è ambientato nel paese di Galte dietro cui agilmente si riconosce il paese di Galtellì a qualche decina di chilometri da Nuoro e vicino al mare di Orosei. La famiglia di Grazia Deledda aveva numerosi amici a Galtellì che offrivano ospitalità o, come si diceva, camere “di posada” a chi fosse andato a trovarli. 

Grazia Deledda conosceva molto bene Galtellì dove si recava spesso per trascorrere qualche settimana in casa delle dame Nieddu, diventate nel romanzo le Dame Pintor, soprattutto per le occasioni religiose come la festa del Cristo o quella della Madonna del Rimedio ad Orosei. Non fa meraviglia, dunque, se i luoghi di “Canne al vento” pur se distanti nella memoria, siano così ben descritti.

A chi proceda verso Galtellì - che nel romanzo diviene Galte - verrà incontro la montagna bianca e verde di Monte Tuttavista e il castello dei Baroni a protezione del paese.

Il Castello di Galtellì con molta probabilità fu fortificato intorno al 1070 e la sua presenza fu provvidenziale anche per l’insediamento della Diocesi vescovile. 

 Galtellì si trova al centro della Baronia di Orosei, una zona ricca di approdi e perciò visitata fin dalle epoche più antiche da Fenici, Etruschi e soprattutto Cartaginesi.

Il fiume Cedrino scorre accanto al paese e di tanto in tanto straripa lasciando sia chiazze paludose, sia terra lucida e fertile. Il vecchio Efix, il servo delle Dame Pintor, è colto all’inizio della storia di “Canen al vento” proprio nell’atto di arginare l’irruenza del fiume con un paravento di canne davanti alla capanna del poderetto. 

 EFIX - “Quando ho visto arrivare il piccolo Zuannantò ho avuto paura. Perché le mie Dame lo mandano nel poderetto a chiamarmi? Cosa nasconde la lettera gialla che lui ha visto tra le mani tremanti di donna Ester? Sono tornato a Galte. Lascio la mia capanna protetta dai vampiri e dal folletto con la croce di canne. Sono stanco. Arrivo al paese che sembra deserto. Mi fermo in chiesa, l’antica Basilica mi accoglie nel silenzio. Sembra una messa di fantasmi quella che il prete, bianco di vecchiaia, sta celebrando. Fantasmi, li vedo, sono tutti lì, accanto a me : don Zame, inginocchiato nel banco di famiglia, e poi donna Lia, col suo scialle nero, assomiglia al quadro di Maria Maddalena. Ma i morti resuscitano, come il Cristo miracoloso che nascosto dietro la tenda, esce soltanto due volte all’anno. La casa delle mie dame è proprio vicino alla Basilica e al vecchio cimitero.” 

 Eccole, le dame Pintor come le descrive la Deledda: “Così sedute le tre sorelle si rassomigliavano in modo straordinario; solo che rappresentavano tre età differenti: donna Noemi ancora giovane, donna Ester anziana e donna Ruth già vecchia, ma d’una vecchiaia forte, nobile, serena”. 

 Se tu vuoi venire a Galte puoi ancora fare la stessa strada di Efix vedendo da lontano, là sul monte, il castello di Pontes degli antichi Baroni. Prima di arrivare dalle dame Pintor, nel centro del paese, se vuoi entra nella Chiesa parrocchiale e sosta davanti al Crocefisso miracoloso.

 Nelle strade di Galte si aprono negozietti con ogni bendiddio. Ci sarà ancora la bottega del Milese a cui non sfuggono i segreti di tutta Galte? Forse anche l’antico delitto per cui Efix aveva iniziato il suo viaggio espiativo come mendicante davanti ai santuari della Baronia e della Barbagia.

Attento perché, seduta davanti all’uscio di casa, puoi imbatterti in Pottoi, che fila sullo scalino di pietra, la malafata come un tempo corteggiandola la chiamava don Zame Pintor, perché conosceva le sue arti magiche e la sua capacità di parlare con i morti. Anche Kallina, l’usuraia, è intenta a filare davanti all’uscio ma non di giovedì perché ha paura della Giobiana che si mostra quel giorno alle filatrici e può far loro del male. Kallina ha iniziato la sua fortuna con una moneta d’oro donatale dal Fantasma del Barone per aver aiutato a partorire sua moglie, la Barona, affranta dalle doglie.

 L’amore non ha abbandonato questo paese, ma ride ancora dietro gli occhi di Grixenda, la nipote di Pottoi, che cattura ed ammalia il giovane Giacinto.

Quanta suggestione sentirai nel borgo di Galte, crederai di essere dentro il libro narrato da una donna che con le parole ha saputo ricostruire l’atmosfera magica di una letteratura veramente viva, in Sardegna. La sua Sardegna. Adesso a Galtellì, anche la tua Sardegna.
Per tutti.

Neria De Giovanni, 18 marzo 2020


*Neria De Giovanni. Nata in Liguria nella cittadina di Sestri Levante vive tra Roma e Alghero. Presidente dell'A.I.C.L. (Associazione Internazionale dei Critici Letterari) con sede a Parigi, è coordinatrice per l'Italia della Rete Europea F.A.M. (Femme Art Mediterranée). Ha pubblicato più di quaranta di volumi tra saggistica e prosa letteraria, ottenendo numerosi riconoscimenti. E' riconosciuta tra le massime esperte di Grazia Deledda cui ha dedicato 15 volumi. Ideatrice e conduttrice del "Premio Nazionale Letteratura e Giornalismo Alghero Donna " è Presidente della giuria del "Premio Italiamia" a Roma

Presidente, tra gli altri, del Galtellì Literary Prize, è direttore editoriale del Portale italiano di critica letteraria (www.portaleletterario.net ) e fondatrice della casa editrice Nemapress Edizioni ( www.nemapress.com).

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