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Giornata della Poesia e delle Foreste nel Parco Petrarca. Di Claudia Baldin

22 Marzo 2020

A Torreglia (Pd) con Niccolò Tommaseo, l'abate Barbieri, Antonio Fogazzaro, Concetto Marchesi, Francesco Petrarca e tanti altri. La letteratura aperta al paesaggio come riscoperta o scoperta di sè stessi e delle proprie origini
Con il Patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco e 

il Patrocinio dell'Accademia Nazionale di San Luca
I Parchi Letterari in collaborazione con la Società Dante Alighieri 
celebrano la
Giornata Mondiale della Poesia indetta dall’Unesco

e la
Giornata Internazionale delle Foreste istituita dalle Nazioni Unite
con il
Parco Letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei

Torreglia, Padova 

 di Claudia Baldin

Vedi il programma generale

 “Jam vatum locus iste. Tenent circum omnia Vatem” 
“Questo è un luogo di poeti. Tutto all’intorno avvince il Poeta”

Canta un giovane Niccolò Tommaseo nelle sue “Tauriliae Descriptio”, incipit di un carme che il celebre latinista dalmata ha dedicato proprio a lei, Torreglia, l’antica Taurilia, località dei Colli Euganei il cui antico nome evoca nientemeno che lotte di tori di antenorea memoria!

Questi versi si possono leggere in una delle sei targhe letterarie del Parco Letterario Francesco Petrarca di questo comune, in località detta Castelletto, che le famiglie Todeschini-Lovisatti hanno accettato con gioia di ospitare all’inizio del sentiero che porta alla loro residenza privata, nel cuore di un paesaggio fatto di cipressi e ciliegi, filari di uva, antichi fortilizi e possenti barchesse.

Torreglia è stato uno dei primi comuni a riconoscere il valore della letteratura anche come riscoperta o scoperta di sè stessi, delle proprie origini e tradizioni e come valorizzazione e tutela del paesaggio in cui nasce. Una comunità vivace e coesa questa, in cui associazionismo, parrocchia, amministrazione pubblica, imprese o “semplici” privati si sono riconosciuti parte di una storia, di una delle tante in realtà di cui è ricco il nostro territorio.

Questa storia parla di natura e poesia, questa avremmo raccontato il 21 marzo grazie ad un evento in collaborazione con il Comune di Torreglia e il Gal Patavino e che è stata però solo rinviata.

Questa voglio riassumere qui, in attesa di poterla rendere concreta. Ma l’attesa del resto, forse non aumenta la curiosità? Ci proviamo e naturalmente, vi aspettiamo e “Cantiamo Torreglia”!

Il bello di non dover descrivere la passeggiata in termini logistici concreti, mi dà modo di allargare un po’ lo sguardo e di perdermi fino a toccare tutti e sei i posti che in un paio d’ore non avrei fatto a tempo a collegare, dando qui quindi solo un suggerimento, spero una suggestione per tornare più volte, dandosi il tempo di trovare l’angolo che più corrisponde al proprio sentire.

Il cuore geografico, ma anche forse sentimentale di Torreglia è il colle della Mira, pochi metri sul livello del mare, perché i nostri Colli sono altezze senza molte pretese queste Alpi alla misura dei fanciulli come scrive Diego Valeri, ma che ci rivelano un orgoglioso passato che si lascia leggere ancora oggi.

Il luogo è incantevole, in mezzo a due antiche valli, Valderio “valle del Rio” e Vallorto “valle degli orti”, queste contrazioni così care ai veneti, che hanno il vantaggio di evocare nomi di paesaggi di fiaba.

Presto si comprenderà dunque come mai questo borgo sia stato scelto da artisti di ogni tipo come “buen retiro” da una vita faticosa e diremmo oggi “stressante”. La passeggiata e la lettura delle nostre targhe provano a spiegarlo in una storia in cui tradizione letteraria e religiosa, musicale e pittorica si intersecano nei luoghi segnati dalle targhe letterarie.

Una seconda targa è proprio sulla facciata della dimora privata della famiglia Padovan, che era la casa natale del latinista Giacomo Fasolato, noto poi col nome più elegante di Jacopo Facciolati; relegato da molti padovani ad indicare alla memoria soltanto il nome di una frequentata via della città, si tratta dello scrittore che realizzò, assieme a Egidio Forcellini, il più grande vocabolario della lingua latina mai scritto, che poi fu quello usato da Carducci, Pascoli, D’Annunzio, persone così insomma.

La lasciamo dietro di noi e ci incamminiamo per la via “Mondonego” tra ville e giardini privati, in mezzo al bosco che però si apre in squarci di placide vallate, riflessi di luce sulle tenere foglioline che annunciano la primavera, l’aria ancora frizzante, sole e cielo si aprono di quando in quando sulle nostre teste.

E potremmo leggere e comprendere meglio la poesia del paesaggio, leggendo colui a cui dobbiamo il più grande numero di testi scritti su questi “piccoli monti”, niente è sfuggito all’occhio innamorato dell’autore Giuseppe Barbieri. Lascia la sua natia Bassano del Grappa e si compra casa proprio in cima al colle della Mira, descrivendola così nelle sue “Veglie Tauriliane”. Avremmo potuto sbirciare dalla terrazza di villa Gussoni, Barbieri, grazie all’accoglienza preziosa della Famiglia Verson, gli attuali proprietari “l’ameno e l’orrido, il coltivato e l’agreste, il chiuso e l’aperto, il vicino e il lontano, l’aggruppato e il disteso, la città e la campagna, il cielo infine e la terra, vi offrono al tempo stesso contrasti, riposi, armonie, da non potersi al tutto descrivere” parole che si possono leggere al suo ingresso grazie alla terza targa tauriliana! L’amore fu talmente grande che vorrà essere sepolto all’interno della chiesa di San Sabino, che ci aspetta al termine della salita con le sue forme modeste, ma suggestive.

Il vantaggio di questo articolo è che ci permette di fare senza fatica un balzo in alto, solo un paio di centinaia di metri in fondo, per godere della pace del Monte Rua, nel bosco in cui è immerso il suo eremo di Camaldolesi che ha accolto il più inconsueto dei suoi ospiti: il rettore dell’Università di Padova, Concetto Marchesi. Celebre per il suo impegno politico anti-fascista, passò dei periodi di vacanza proprio qui, a discorrere con i monaci. E leggiamo dunque nella targa posta su un’antica stele, dono della Parrocchia, ad un incrocio di sentieri in mezzo ai castagni proprio dal suo “Il libro di Tersite” come “dalla vetta l’occhio spazia in una vastità come di sommo valico alpino, fra le due pianure: quella che si perde verso Ferrara, e l’altra che da Venezia giunge ai monti Berici e alla grande cortina delle prealpi; e al mattino se le nebbie non fanno ostacolo, si vede a levante la larga striscia lucente della laguna.

Se decidiamo di scendere e di riportarci in piano, passiamo a fare un momento di ristoro eno-gastronomico con la famiglia Legnaro, presso la più antica trattoria dei Colli Euganei, che fu cenacolo di intellettuali. Potremmo dunque provare a vivere in prima persona quel momento descritto da Giulio Alessi nella targa posta al suo ingresso, in cui “il vino di grotta che si mesce qui, per cedere alle più care memorie che sciolgono nel velluto dell’ombra un mandolino, può fare ancora attonito chi crede nella vita e si scalda nell’amore”.

E ormai ci spingiamo nell’altro cuore bucolico di Torreglia, Luvigliano, dominato dalla superba Villa dei Vescovi, dimora dei prelati padovani di Padova, prima villa rinascimentale in Veneto. Ma la parte di storia che ci interessa è di un passato più recente, quando proprietario fu un imprenditore tessile lombardo Vittorio Olcese, che invita ad una festa in questa villa un cronista del Corriere della Sera di nome Dino Buzzati: il brano ricordato nella targa ce la racconta, “sorge in cima a una collinetta e i suoi due orgogliosi loggiati fissano, immobili, il singolare panorama che è probabile sia unico al mondo”. 

Insomma come dare torto quindi ad Antonio Fogazzaro che pare ritrovò proprio qui vicino la sua fede cattolica, attirato forse da un germoglio di amicizia con il musicista che aveva scelto come maestro di piano per sua figlia, un tale Cesare Pollini che qui risiedeva. Anche lui aveva scelto infatti una villa immersa nelle materne forme collinari, per trascorrere i momenti di pace della sua lunga ed errabonda carriera, intrattenendosi con il pittore Ferruzzi, vicino di casa, colui la cui fama di artista fu sostituita dalla più longeva storia dell’opera che vinse la Biennale di Venezia, del 1892, quella "Ragazza con bambino” … ma questa, è un’altra storia. 

 Claudia Baldin 

Responsabile del Parco Letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei
Guida Turistica di Padova, Vicenza e Ville Venete
parcopetrarca@gmail.com
www.parcopetrarca.com


 Per approfondimenti vi lasciamo a: 

 “Di pensier in pensier, di monte in monte. Testi letterari dedicati ai Colli Euganei da sfogliare in quattro passeggiate”, di Aldo Pettenella, Paolo Gobbi, Stefano Brugnolo, 2001, Cierre Edizioni. 

 “Cantiamo Torreglia”, di Lucia Marchesi, Giulio Osto, Patrizia Paradisi, 2016, Proget Edizioni. 

 “Nel cuore di Torreglia. Una poesia di Francesco Pimbiolo, una passeggiata sul Colle della Mira” di Giulio Osto, Patrizia Paradisi, 2017, Projet Edizioni. 

 “Sui sentieri di Foscolo e Petrarca. Le veglie Tauriliane dell’abate Giuseppe Barbieri”, Francesca Favaro, 2018, l’Erma di Bretschneider. 

 “I Colli Euganei”, Giuseppe Barbieri, a cura di Francesca Favaro, postfazione Giulio Osto, 2019, Marsilio.  

Vi invitiamo a rivedere la puntata di Borghi d'Italia (Tv2000) dedicata a Torreglia e al Parco Letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei

e Vi lasciamo alcuni indirizzi utili

https://www.comune.torreglia.pd.it/turismo/ 

http://www.inuovisamizdat.eu/i_samizdat_2.html  

https://www.parrocchiatorreglia.it/ 

https://associazione-culturale-roberto-ferruzzi.business.site/ 

https://www.ballotta.it/ 

https://www.fondoambiente.it/villa-dei-vescovi-eng/  

https://www.villapollini.it/  

https://www.villaabatebarbieri.it/ 



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