"Ho scelto di restare a Valsinni per trasformare le radici in teatro e la comunità in palcoscenico" Leggi l'intervista di Rosetta D'Oronzio su Il Mattino Quotidiano
In un tempo in cui realizzazione e successo sembrano possibili solo nei grandi centri urbani, Erminio Truncellito ha scelto la Basilicata, partendo dalla sua Valsinni. Una decisione controcorrente che parla di radici, di comunità e di un modo diverso di vivere l’arte e, nello specifico, il mestiere di attore e regista. Mi approccio a questa chiacchierata con una sorta di timore reverenziale verso chi ha trasformato la propria passione, in lavoro, senza snaturarsi e riuscendo a durare nel tempo. Ci incontriamo in una calda mattinata di fine estate nella sala consiliare di quello che per lui, più che un paese, è un'estensione di sé. Lo si capisce dalla passione con cui ne parla e dallo stretto legame con i suoi conterranei… una in particolare.
Facciamo un passo indietro, la sua famiglia d’origine come ha preso la decisione di diventare attore? L’ha supportata oppure avrebbe preferito un lavoro più “tradizionale”?
«Faccio un rapido excursus. Dopo il liceo mi iscrivo a lettere classiche con indirizzo archeologico a Fisciano (Salerno, ndr) perché all’epoca volevo insegnare, in quanto era la strada che più sentivo vicina, anche grazie all’esempio di mio padre, professore. Ovviamente parliamo di un altro Erminio, timido, impacciato, non ero come sono ora. Per una serie di situazioni, a lettere classiche non è andata come speravo ma non ho mollato e d’accordo con mio padre che è sempre stato il mio punto di riferimento, passo a lettere moderne con indirizzo artistico e dello spettacolo. Poi a un certo punto arriva nella mia vita il progetto del Parco Letterario, vengo investito di quella responsabilità, mi rendo conto che sapevo farlo e decido di aprire la mia partita Iva come animatore culturale.
Comincio a lavorare nel settore e mi accorgo che stavo comunque insegnando ai ragazzi. Sentivo però di avere ancora il macigno dell’università che mi limitava. I miei genitori comprendono il tutto e mi dicono “se senti che questa è la tua strada, se è quello che vuoi fare, vai avanti, seguendola”. Da quel momento mi sento sollevato, alleggerito e quindi comincio a dedicarmi completamente alla mia esperienza in ambito culturale, spinto anche dalla riconoscenza verso la mia famiglia».
Dopo aver capito cosa voleva fare da grande, come si è mosso? Ha seguito dei corsi?...