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L'Uomo multilaterale nel Rinascimento italiano

20 Gennaio 2022
L'Uomo multilaterale nel Rinascimento italiano
Sul finire del Medioevo in Italia si sviluppa un nuovo movimento artistico e culturale. L'antica cultura greco-romana, caduta in oblio dopo la fine dell'Impero romano, non solo rinasce dalle sue ceneri, ma rielaborata produce qualcosa di straordinario

 Sul finire del Medioevo in Italia si sviluppa un nuovo movimento artistico e culturale, chiamato Rinascimento. L'antica cultura greco-romana, caduta in oblio dopo la fine dell'Impero romano, non solo rinasce dalle sue ceneri, ma rielaborata produce qualcosa di straordinario: una trasformazione del modo di sentire e concepire la vita interiore ed esteriore, la nascita di un nuovo ideale umano che prenderà il nome di Umanesimo, la formazione di un gusto raffinato e originale per l'arte e le cose del mondo. 

 Senza troppe discussioni, allora si posero i presupposti per l'edificazione della modernità europea, ispirando, o comunque influenzando radicalmente, tutte le rivoluzioni che avrebbero segnato i secoli successivi. Il Rinascimento italiano è una sorta di lungo e silenzioso accumulo di energie, un lento fruttare attraverso l'esperienza faticosa ma importante del medioevo, "splendido fiore sbocciato in mezzo al deserto" come lo definì lo storico svizzero Buckhardt ne La civiltà del Rinascimento in Italia; come una stella polare sarà l'Italia di questi anni a orientare il cammino dell'Europa, nel campo artistico, culturale, scientifico ecc., modellando l'avvenire a partire dalle sue essenziali scoperte.

 Lungi da un'unificazione politica, scongiurata sia dagli interessi particolaristici dei vari signori locali, sia dalle varie potenze straniere che di tanto in tanto scendevano in Italia a reclamare i loro diritti politici e fare bottino (vedi la discesa del re francese Carlo VIII, ma soprattutto il sacco di Roma nel 1527 ad opera dei Lanzichenecchi di Carlo V), nonché dall'azione destabilizzante del potere pontificio, è solo dall'arte e dalla letteratura che l'Italia può rinvenire un'identità propria e una risorsa unica.

 Oltretutto, la civiltà rinascimentale promosse un superiore tipo umano, il quale coltiva sé stesso sotto una molteplicità di aspetti: assistiamo a uno sviluppo completo dell'individuo, fisico e spirituale, con una fecondità che non troveremo in nessun'altra epoca e paese; il perfezionamento dell'individualità al più alto grado diviene il modello supremo di condotta. Ancora il Rinascimento precorre i tempi gettando le basi di una cultura laica, seppure nei limiti di un mondo fortemente religioso e impregnato di superstizioni medievali, soprattutto a livello popolare.

 Se facciamo un paragone col nostro tempo, in cui il sapere è estremamente frammentato, specialistico, spezzato in una miriadi di settori, governato dalle logiche di mercato e dai computer, in esso si danno spesso le condizioni di uno sviluppo soltanto unilaterale della persona; invece l'uomo del rinascimento offre un tipo diamentralmente opposto. Il suo scopo è il perfezionamente dell'individualità, raggiunta attraverso un'educazione multilaterale: seppure all'interno di una cultura dominante cristiana, si dedica alle arti, alla filosofia, alla ginnastica, alla scienza naturale (nei limiti dell'epoca) alla letteratura sul modello degli antichi maestri (pur non senza dare origine a una esperienza nuova ricca di conseguenze, cioè alla nascita della letteratura volgare italiana). 

 I sec. XIV, XV, fino alla prima metà del XVI, producono frutti in tutti i campi del sapere, dall'arte alla tecnica. Il mecenatismo dei principi finanzia opere sia di utilità pubbliche - promuove festività, spettacoli, processioni -, sia per impulso della propria corte per aumetarne il prestigio, e naturalmente a titolo di godimento privato.

 Il gusto degli uomini del Rinascimento è estremamente raffinato ed elevato. Tra le varie corti c'è una vera e propria competizione che si traduce non solo in politica, ma anche in uno scontro culturale promosso per amor delle arti e del sapere. Ricordiamo tra questi i Medici a Firenze, gli Estensi a Ferrara, i Montefeltro a Urbino, i Gonzaga a Mantova, i Visconti e poi gli Sforza a Milano, ecc., la corte aragonese di Napoli che si uniforma alla tendenza umanistica, e a tutte le bellezze architettoniche e artistiche consegnate alle nostre città.

 Discorso a parte per la Chiesa romana, poiché la sua posizione è più ambigua e dove, anche se la corruzione morale raggiunge i massimi storici, essa fu controbilanciata dal forte impulso culturale e dalla partecipazione da protagonista al Rinascimento. Ricordiamo Papa Alessandro VI Borgia soprattutto per gli intrighi di corte e la spregiudicata politica secolare (ad esempio la storia del figlio Cesare che tentò di creare uno stato temporale in Romagna), ma ciononostante egli fu un personaggio di spicco che offrì il suo contributo allo sviluppo rinascimentale. Soprattutto Giulio II (Della Rovere), al quale si deve l'inizio dei lavori nell'attuale basilica di San Pietro, Roma tornò ad essere centro di prim'ordine, e una città non solo fatta di antiche rovine, ma di presenti meraviglie. E anche nei primi decenni del XVI sec. con Leone X (Giovanni De Medici) Roma matenne il suo splendore, fino alla devastazione cui la sottopose Carlo V.

 La corruzione morale della Chiesa provocava molto scandalo e risentimenti nei contemporanei (Savonarola a Firenze) innescando poi la Riforma luterana e conseguentemte la Controriforma, che segnò una battuta d'arresto se non la fine del Rinascimento italiano, l'inizio di una stagione di roghi, processi inquisitori, indici proibiti. Ma il carattere immorale dell'epoca, può essere ripagato con la ricchezza e la gloria che procurò all'Italia nel campo delle arti? Ad ogni modo, oggi se le nostre più importanti città sono dei capolavori lo dobbiamo a quell'onnipresente fervore culturale promosso proprio a partire da quegli anni.

 Per tornare al discorso sullo sviluppo perfetto dell'individualità, quando un prepotente impulso veniva a cadere in una natura straordinariamente versatile e dotata, tale da appropriarsi ad un tempo di tutti gli elementi della cultura di quell'età, si aveva allora l'uomo universale, che compete esclusivamente all'Italia del tempo. Rispetto al resto d'Europa, qui incontriamo singoli artisti, i quali in tutti i campi danno creazioni assolutamente nuove e perfette nel loro genere, e al tempo stesso emergono individualmente anche come uomini. Le famose invenzioni di Leonardo, uomo multilaterale per eccellenza, e le sue ricerche in tutti i campi dello scibile umano, sintetizzano perfettamente il genio rinascimentale.

 Anche Dante versa in tutti i suoi scritti una tale prepotente individualità che il lettore se ne sente travolto. Quale forza spirituale per comporre un'opera come la Divina Commedia! Ma se si guarda al suo contenuto, essa compendia in sé tutta la concezione del suo tempo, tutto il suo sapere. Noi vi troviamo una sintesi perfetta della conoscenza e del gusto esistenti, sublimato in versi.

 A partire dai capolavori danteschi, su tutti Petrarca, Boccaccio, Ariosto, proporranno un modello che conquisterà il mondo, e che ancora oggi influenza la letteratura. E anche Michelangelo, sott'altro riguardo, col suo famoso David, riassume l'idea della maestosità artistica degli italiani in tutti gli ambiti in quel tempo, il solo che produsse una quantità così sbalorditiva di artisti e capolavori.

 Così, al di là del Risorgimento (e che è un sinonimo di Rinascimento), le radici di una cultura italiana le possiamo rinvenire più addietro, nella fitta esperienza del Rinascimento italiano, il quale ci regala un'eredità importante e una concezione multilaterale, tipico tratto dell'umanesimo, la quale pone al centro l'uomo che è padrone del suo destino. Sarà questo un motivo che l'Illuminismo riprenderà dopo a spunto. Ma per restare in Italia, così si arrichiscono di storia e arte le nostre città che sono musei a cielo aperto. Così gli italiani, pur nelle differenze, possono contare su un sostrato culturale estremamente forte, anche se vasto, variegato, difficile da ridurre; da esso si potrà tuttavia trarre il sentimento della sua grandezza d'animo e fantasia. Varrebbe non rimuovere questa storia, oggi rimpiazzata o tradotta in sterile retorica a uso propagandistico o commerciale, riposta nei libri di scuola come fosse una natura morta; invece rafforzarne il ricordo, per farne un modello su cui erigere la nuova società, una forza viva, non solo in senso ideologico, ma realmente viva, così recuperando all'arte il suo spazio e la sua libertà fondamentale. 

Gennaro Cardenio

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

Immagine. La Scuola di Atene (1509-1511) , Raffaello Sanzio.  Stanza della Segnatura, Palazzi Apostolici, Musei Vaticani

Incisione di Giovanni Volpato su disegno di Giuseppe Cades, 1779 (Cp).


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