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Sulle tracce degli Ebrei d'Abruzzo

13 Settembre 2021
Sulle tracce degli Ebrei d'Abruzzo
In Abruzzo la storia ebraica è come le Pleiadi del Tanakh, a prima vista non sembra avere particolare evidenza ma scavando a fondo si scoprono centinaia di storie e profondi legami tra il mondo ebraico e il territorio abruzzese.

 Sentii parlare la prima volta della storia degli Ebrei d’Abruzzo durante una conversazione con lo storico Bernard Lewis della Princeton University.

 In quell’intervista Lewis mi fece conoscere la storia di Giovanni da Capestrano, frate francescano acerrimo nemico di ogni ereticità, persecutore di ebrei e musulmani e propugnatore di anacronistiche crociate contro i turchi.

 Raccontava Lewis che “San Giovanni da Capestrano era un fanatico, ostile tanto agli ebrei quanto ai musulmani, che dedicò gran parte della vita a dichiarare guerra a coloro che riteneva i due principali nemici della cristianità. Scrisse tutta una serie di sermoni in cui inneggiava ai pogrom per i primi e alle crociate contro i secondi”.

 Comprenderete che da quel giorno per me l’Abruzzo era sinonimo di uno dei tanti episodi della storia dell’antisemitismo.

 Poi con il tempo e avendo avuto il privilegio grazie ad amici di conoscere e scoprire questa splendida terra e la sua gente, il mio iniziale pregiudizio è cominciato a dissolversi.

 Ma ecco che in me l’attitudine accademica prevale e voglio tornare per un attimo a Giovanni da Capestrano e all'intervista con Lewis; naturalmente le accuse del francescano Giovanni da Capestrano a ebrei e musulmani erano figlie del suo fanatismo religioso ma in una cosa aveva ragione e questo accendeva ancora di più il suo odio contro gli Ebrei: sosteneva infatti che gli Ebrei avevano l’assurda convinzione che ogni individuo poteva essere salvato ognuno dalla sua propria religione; il Talmud dice che è la virtù di un uomo che assicura un posto in paradiso perché come le persone hanno inventato delle lingue diverse per comunicare, allo stesso modo hanno creato religioni differenti per parlare con Dio, e Dio le comprende tutte.

 Tuttavia, “il Cristianesimo e l’Islam, queste due religioni trionfaliste, credono che solo i loro adepti possano accedere al paradiso, mentre al resto del mondo sarebbe riservato l’inferno. I due paradisi sono molto diversi, ma gli inferni sono invece molto simili”, commentava Lewis con ironia. “Quando due religioni di questo calibro convivono fianco a fianco, sono guidate dallo stesso senso di missione e hanno la stessa autopercezione, lo scontro diventa inevitabile. Questo spiega la ragione del lungo e interminabile conflitto tra il mondo islamico e quello cristiano, che ha inizio con l’avvento dell’Islam nel VII secolo dell’era cristiana ed è continuato, sebbene a fasi alterne, fino ai giorni nostri”.

 Ritornando all’Abruzzo, come dicevo, incuriosita dalla bellezza dei luoghi e dalla cordialità delle sue genti ho iniziato a studiare la storia della sua comunità ebraica scoprendo che ha lasciato una impronta nella sua storia.

 Nel 1400 gli aragonesi, sovrani di Napoli, concessero alla piccola comunità abruzzese alcuni privilegi, autorizzando due famiglie ebraiche locali, i Liguccio di Dattolo e i Salomone di Anagni, a gestire un monte dei pegni e il commercio della lana, della seta e dello zafferano a L'Aquila e in altre città dell’Abruzzo. I sovrani angioini concessero agli ebrei anche di gestire scuole e cimiteri propri, praticare la loro religione e osservare le festività ebraiche; inoltre gli ebrei erano esentati da tasse speciali e dall’obbligo di indossare un segno distintivo come accadeva per le altre comunita in Europa.

 I principali centri che fiorirono anche grazie al commercio ebraico furono all’epoca le città di Lanciano e Sulmona.

 Purtroppo poi, questa vitale comunità fu cacciata grazie all’opera di fanatici predicatori tra cui figurano non solo Giovanni da Capestrano, ma anche altri francescani, tra cui Bernardino da Feltre, tristemente noto per aver perorato l’accusa durante il processo contro la piccola comunità ebraica di Trento ingiustamente accusata di aver commesso un omicidio rituale ai danni di un fanciullo, Simonino, trovato morto nel quartiere ebraico durante la Pasqua del 1475.

 Sinonimo fu venerato per il suo martirio come beato dalle Chiesa cattolica sino al 28 ottobre 1965 quando fu dichiarato decaduto a causa della infondatezza delle accuse. La vicenda legata al suo nome costituisce una testimonianza delle persecuzioni subite dalle comunità ebraiche e delle accuse di “omicidio rituale” (le cosiddette accuse del sangue) che ebbero notevole diffusione soprattutto in Europa centrale nei confronti degli ebrei.

 La storia ebraica dell’Abruzzo, interrotta dalle persecuzioni per alcuni secoli, rifiorisce contribuendo a quella caratteristica peculiare e pittoresca del paesaggio costiero abruzzese: i trabocchi.

 Nel 1627, dopo il terremoto sull’adriatico e il successivo tsunami, i pescatori abruzzesi avevano paura di uscire per mare.

 La famiglia Veri’, di origine sefardita, decise di stabilirsi sulla costa di questa regione per sfuggire alle persecuzioni in Spagna e in Portogallo, che risalivano all’editto dell’Alhambra.

   Il 2 gennaio 1492, Ferdinando II, re d'Aragona, e Isabella, regina di Castiglia, completarono La Reconquista (la Riconquista) della Spagna espugnando Granada ultima roccaforte musulmana. Meno di due mesi dopo firmarono un decreto che segno’ la fine della tolleranza religiosa verso altri credi; il 30 marzo ordinarono a tutti gli ebrei spagnoli di convertirsi al cristianesimo o di lasciare il paese.

 I Veri’, brillanti costruttori di ponteggi di legno compresero subito che l’attività ideale era la pesca. C’era però un problema: non sapevano né nuotare né navigare. Allora, con le abilità del loro vecchio lavoro insieme al loro testardaggine, decisero di costruire veri e propri “ponti sul mare” per gettare, attraverso un sistema di pulegge le reti nel mare. Oggi la Costa dei Trabocchi, una striscia di terra lunga 45 miglia lungo il mare Adriatico dalle città di San Vito Chietino a Vasto sono un brand dell' Abruzzo e rappresentano la regione nell’immaginario non solo nazionale ma anche internazionale.

 Io stessa, durante un viaggio in macchina a Vasto, rimasi affascinata da queste curiose costruzioni sul mare e solo in seguito scoprii con mia sorpresa che erano state costruite da ebrei; credo che anche molti abruzzesi ne siano all’oscuro ma testimonia quanto gli ebrei hanno contribuito alla storia, cultura ed economia della regione.

 Tornando a tempi più recenti durante la Seconda Guerra mondiale molte famiglie ebree trovarono ospitalità presso le comunità dalla regione. Durante l'invasione nazista della seconda guerra mondiale, quando gli ebrei, anche in Abruzzo, furono internati e deportati nei campi di concentramento, gli abruzzesi compirono molti atti eroici rischiando la vita per nascondere e salvare i loro vicini ebrei, come testimoniato dai riconoscimenti nel mausoleo di Yad Vashem ai “Giusti Gentili” d'Abruzzo.

 Prima dell’arrivo dei nazisti, l’Abruzzo era il rifugio prescelto da molti personaggi di spicco della cultura e dell’opposizione al regime fascista di Benito Mussolini. Nel 1940 Leone Ginzburg, ebreo, di origine russa, venne mandato al confino per ragioni razziali e politiche a Pizzoli, seguito dalla sua moglie Natalia e da due figli Carlo e Andrea, dove restarono fino al 1943. Natalia ricorda il giorno della loro partenza dall’Abruzzo nel suo romanzo autobiografico Lessico famigliare: “Avremmo lasciato l’Abruzzo con dispiacere […] Mi venne in aiuto la gente del paese. Si concertarono e mi aiutarono tutti”. Leone muore torturato nel carcere romano di Regina Coeli l’anno successivo.

 Nel 1943 un giovane uomo di nome Carlo Azeglio Ciampi rifiutò di arruolarsi nell’esercito della Repubblica di Salò e si rifugio a Scanno dove incontrò Beniamino Sadun, ebreo livornese e amico d’infanzia, alla stazione di Anversa degli Abruzzi, che con la madre stava cercando di raggiungere Napoli. Rimasero insieme a Scanno, per mesi, nascosti in una soffitta, in casa di Maria Concetta Puglielli.

 Ciampi, all’Aquila in visita ufficiale in Abruzzo il 23 settembre 1999, pochi mesi dalla sua elezione a Presidente della Repubblica Italiana, citava quei tempi: “Sono stati ricordati i rapporti miei, antichi e recenti, con la terra d’Abruzzo. Sono rapporti che lasciano un segno. Vissi qui alcuni mesi particolarmente intensi. Posso testimoniare di persona, per esserne stato beneficiario, di quello che fu l’atteggiamento degli abruzzesi nei confronti di coloro che si trovavano in condizioni di bisogno, fossero essi prigionieri alleati, fossero essi ebrei, fossero ufficiali o soldati dell’esercito italiano. Io qui passai alcuni mesi con alcuni amici e in particolare con un vecchio amico ebreo livornese. E un episodio, in particolare, mi è rimase impresso nella mente, quando, camminando una sera per una piccola via di Scanno, da una finestra un’anziana scannese mi fece un cenno, mi invitò a salire nella sua casa e mi offrì un pezzo di pane e un pezzo di salame”.

 L’Abruzzo è stata sempre considerata terra di rifugio per eremiti, eretici e perseguitati di ogni genere. Ignazio Silone, nato a Pescina, descrive questo nella sua ultima opera letteraria L’avventura d’un povero cristiano, parlando del monte Morrone e della Maiella, scrive: “Negli stessi luoghi dove un tempo, come in una Tebaide, vissero innumerevoli eremiti, in epoca più recente sono stati nascosti, assistiti da gran parte della popolazione, centinaia e centinaia di fuorilegge, di prigionieri di guerra evasi, di partigiani”. Non a caso a Silone fu consegnato il Premio Gerusalemme per la libertà dell'individuo nella società nel 1969, premio letterario biennale per scrittori le cui opere hanno trattato temi della libertà umana nella società.

 Ma come si può parlare di Abruzzo e non citare il Vate, Gabriele d’Annunzio che descrisse i trabocchi come ‘ragni colossali’ e come non raccontare della sua relazione con Luisa Casati Stampa (nata Luisa Adele Rosa Maria Amman), ereditiera figlia di un prominente industriale tessile Milanese di origini ebraiche, famosa per le sue stravaganze e per la vita all’insegna del lusso. C’è da dire che d’Annunzio sceglieva le sue donne non solo con il metro della bellezza, ma anche con quello del portafoglio, tanto che lei spese ingenti quantità di denaro nei divertimenti con lo scrittore.

 Il Vate scriveva di Lei: “Ella possedeva un dono e una sapienza onnipotente sul cuore maschile: sapeva essere o parere inverosimile”.

 Nel 1910 acquistò a Venezia l'abbandonato palazzo Venier dei Leoni, oggi sede della fondazione e museo Peggy Guggenheim. Questo palazzo con ampi giardini fu la sua residenza fino al 1924. Celebri la sue feste dove riservava per una notte l'intera piazza San Marco, dove, nelle serate “normali”, amava passeggiare nuda, coperta da un mantello di pelliccia e un boa vivo come sciarpa. Questo accadeva mentre il servitore d'ordinanza reggeva una torcia in modo che i passanti l'ammirassero.

 Nel 1910 esce il romanzo di Gabriele d’Annunzio Forse che si, forse che no e il personaggio di Isabella Inghirami è ispirato proprio a lei, la marchesa, che con lo scrittore pescarese aveva consumato una turbolenta e appassionata relazione.

 Tra le raccolte di d’Annunzio ce ne sono alcune che riprendono i nomi delle stelle che formano il gruppo delle Pleiadi. In ebraico le Pleiadi sono anche chiamate Kimah, e il Talmud ne conta centinaia, nonostante a occhio nudo possiamo vederne solo sette.

 La cultura ebraica italiana è quasi sempre associata a grandi centri come Venezia, Roma e Firenze, ma in Abruzzo la storia ebraica è come le Pleiadi del Tanakh, a prima vista non sembra avere particolare evidenza ma scavando a fondo si scoprono centinaia di storie e profondi legami tra il mondo ebraico e il territorio abruzzese. 

 Amy K. Rosenthal

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

Immagini di Amy K. Rosenthal


Gabriele d'Annunzio
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Gabriele d'Annunzio

Anversa degli Abruzzi (Aq)

"Ad Anversa restano i ruderi di un palazzo edificato da un De Sangro. Scritto al Sindaco per sapere se tra le pietre vi sia lo stemma gentilizio della famiglia. (Esiste un'iscrizione già nota). Un signor Di Gusto mi risponde che non si trova alcuna traccia di stemma. Ora, tu che sai tutto, potresti indicarmi lo stemma ..."

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