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Sulle rive del Lago di Scanno. L’ultimo poeta maledetto

16 Dicembre 2020
Sulle rive del Lago di Scanno. L’ultimo poeta maledetto
Dylan Thomas scelse, per un periodo della sua vita, di vivere nelle vicinanze del lago di Scanno, uno dei borghi più caratteristici dell'Abruzzo. Di Mario Nicola

Nel contesto del Parco letterario Gabriele D’Annunzio di Anversa degli Abruzzi, il lago montano di Scanno, uno dei borghi più caratteristici d’Abruzzo, rappresenta un richiamo e un’attrattiva che nel corso del tempo ha influenzato la fantasia e “pensieri” di moltissimi che l’hanno vissuto, guardato e descritto. Uno dei tanti che hanno solcato le sue sponde è Dylan Marlais Thomas, poeta, scrittore e drammaturgo gallese.

Il poeta nato a Swansea (Galles) nel 1914, durante le sua esistenza si dedicò alla sceneggiatura, saggi, epistole. In Italia è ricordato tra l’altro, per il dramma Sotto il bosco di latte (nel titolo originale di Under milk wood), che contemplò una versione radiofonica che vinse nel 1954 il premio Prix Italia

La natura dell’artista trasfigura, nella sua ricerca anche biografica, sotto l’emblema dell’autodistruzione, una corsa sfrenata verso la “fine”, tanto cara ai vari poeti “maledetti” che prima di lui avevano segnato il passo. Fin da giovanissimo il suo talento poetico non ebbe mai lacune o tentennamenti, dalla prima infanzia il genio dell’artista già si palesava tra le righe delle primissime poesie scritte. Nel 1934 esce la sua prima raccolta di poesia “Diciotto poesie”, a cui seguono “voci” di scalpore ed elogio negli ambienti letterari londinesi del tempo, le tematiche trattate: la morte, l’amore, il declino del creato, l’insussistenza della realtà del vissuto alla luce della caducità delle emozioni, sono i cardini delle verità dell’artista. 
Uno stralcio di una poesia che crebbe nelle recensioni dei critici, come emblema del lavoro del poeta,nella traduzione di Ariodante Marianni :

E la morte non avrà più dominio
E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché impazziscano saranno sani di mente,
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio (….) 

Susseguirono altre pubblicazioni in breve tempo: Venticinque poesie (1936), Il mondo che respiro (1939), La mappa dell’amore (1939). L’opera che porto il poeta sul monte dell’olimpo fu pubblicata nel 1946: Death and entrances (Morte e ingressi). Il susseguirsi del tempo e degli eventi a cavallo delle Seconda Guerra Mondiale, circoscrivono la vita dello scrittore in vizi ed eccessi che, se da un lato abbruttiscono la “figura” già travagliata del suo stato d’animo, dall’altro portano il talento e il genio dello stesso Dylan, alla stesura di rime pervase di una grandezza d’espressione e di immenso valore emotivo. La sua stessa famiglia risente del suo comportamento scellerato e inficiato dall’uso spasmodico dell’alcool, tanto da portare le finanze familiari sull’orlo del baratro. Tentò anche di sfondare nel mondo del cinema, ma il tutto si frantumò nel nulla, tanto da appesantire ancor di più la sua condizione di “uomo vinto”. 

La sua dialettica descrittiva, l’emancipazione di un linguaggio nefasto, crudo, fatto di analogie “pesanti”, tenebrose, caotiche, fuorvianti, fanno dell’uso della poetica da parte di Dylan Thomas, una sciabola affilata che taglia la tranquillità dello scrivere poesia come momento di riflessione pacata, tramutando il tutto in una enorme consapevolezza dello “star male” per lo scrivere e raffigurare la realtà interiore. Una condizione ultima del poeta distrutto dal vivere la propria poesia fatta di concretezza, immagini, consapevolezza del proprio destino effimero di uomo contro il creato “cattivo” e giustiziere. 

La presenza di questo “grande del novecento” porta nuovamente l’Abruzzo e la sua storia al centro dell’interesse culturale nel corso degli eventi. La sua fine fu altrettanto drammatica è piena di tormento. Raggiunse gli Stati Uniti nel 1953, già malato, per degli incontri sulla poesia. Era in cura per le sue condizioni fisiche malandate e precarie. Iniziò ad avere problemi respiratori, gli fu praticata una puntura di morfina, che peggiorò drasticamente il tutto. Arrivò in ospedale in stato comatoso, morì nella “sua” solitudine il 9 novembre. 

L’ultimo dei poeti maledetti, l’ultimo a vivere in eterno, anche nella terra abruzzese.

Ci fu un tempo

Ci fu un tempo che i funamboli con i loro violini
Nei circhi dei bambini potevano frenarne i turbamenti ?
Ci fu un tempo che potevano piangere sui libri,
Ma il tempo ha posto il verme sul loro sentiero.
Sotto l’arco del cielo essi non sono al sicuro.
Ciò che rimane ignoto in questa vita è più sicuro.
Sotto i segni del cielo chi è privo di braccia
Ha le mani più nette, e, come il fantasma senza cuore
È il solo illeso, il cieco vede meglio.

traduzione di Ariodante Marianni


Gabriele d'Annunzio
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Gabriele d'Annunzio

Anversa degli Abruzzi (Aq)

"Ad Anversa restano i ruderi di un palazzo edificato da un De Sangro. Scritto al Sindaco per sapere se tra le pietre vi sia lo stemma gentilizio della famiglia. (Esiste un'iscrizione già nota). Un signor Di Gusto mi risponde che non si trova alcuna traccia di stemma. Ora, tu che sai tutto, potresti indicarmi lo stemma ..."

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