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#iorestoacasa in Senegal, porta dell’Africa Nera. Di Stanislao de Marsanich

12 Aprile 2020

#iorestoacasa in Senegal, porta dell’Africa Nera. Da Saint Louis al Delta del Saloum sulle piste della Parigi Dakar. Di Stanislao de Marsanich per www.lagenziadiviaggi.it
Appunti di viaggio in Senegal, porta dell’Africa Nera
Da Saint Louis al Delta del Saloum, sulle piste della Parigi Dakar. 
Di Stanislao de Marsanich per www.lagenziadiviaggi.it 

Il disco infuocato del sole declina nel mare vermiglio. L’odore m’insegue forte e altero, a pungere le mie narici. Deliziosamente”. Leggere le poesie di Leopold Sedar Senghor, primo Presidente del Senegal dal 1960 al 1980, sul lungomare di Dakar ha qualcosa di magico. In riva all’Atlantico migliaia di persone si riuniscono ogni sera di fronte a tramonti spettacolari per suonare, conversare, fare sport e comprare il pesce dalle tante, coloratissime barche, mentre in lontananza “una piroga sottile come un ago nella ferma intensità del mare” aspetta il suo turno per conquistare la costa della capitale senegalese.

Crocevia di popolazioni accoglienti e vitali, terra dei Wolof, dei pastori Peul, dei Jola, dei Mandingo, dei Sérère, il Senegal chiede di essere scoperto poco per volta adeguandosi al ritmo delle musiche e delle sue abitudini che confermano il detto che “puoi amare il Senegal ma lo puoi capire solo se riesci a mettere insieme i pezzi del suo puzzle”. Perdere l'orientamento è inevitabile ma c’è sempre chi si ferma e ti aiuta a ricomporre questo meraviglioso rompicapo.

Pochi minuti di traghetto separano Dakar dall’Isola di Gorée dove la quiete, l’assenza di auto, i colori dei mercati e delle piccole gallerie d’arte, la varietà architettoniche portoghesi, olandesi, inglesi e francesi rischiano di fare dimenticare la tragicità della sua storia legata al commercio degli schiavi. Situata nella baia di Dakar "Gorée, "isola della memoria" è stata uno dei primissimi luoghi riconosciuti dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Oggi Gorée è un simbolo di mescolanza etnica e culturale. Le famiglie multi-confessionali e plurietniche superano l'annoso concetto della convivenza tra  comunità musulmane e cristiane. E' normalissimo vedere l'imam che partecipa alla messa alla festa patronale di Saint-Charles Borromeo o il sacerdote che prega alla moschea durante la festa di Eid El Kebir (Tabaski). 

A un’ora di macchina, le spiagge assolate della Petite Côte di Saly offrono una base privilegiata per entrare in un caleidoscopio di storie, colori e sapori che ti avvolgono dolcemente in un clima mondano e vacanziero. L’atmosfera africana è intatta; immersi in una rigogliosa vegetazione un meraviglioso hiebou dien, riso cucinato nel sugo del pesce cotto con aglio, cipolla, pomodoro, spezie piccanti e verdure, conferma l’ottima reputazione della cucina senegalese. 

A 15 km da Saly, la bella riserva di Bandia è stata creata negli anni ‘90 per reintrodurre nel territorio giraffe e struzzi che qui vivono allo stato brado con rinoceronti, zebre e antilopi all’ombra delle acacie. Un baobab millenario conserva la memoria e i resti di antichi Griot, i cantastorie che ancora oggi custodiscono le tradizioni orali. La perfetta organizzazione dell’Agenzia Senegalese di Promozione Turistica, rende la mezza giornata di trasferimento da Saly al Delta del Saloum, al confine con il Gambia, un viaggio piacevole e pieno di sorprese. Tappa imperdibile è l’isola artificiale di Fadiouth. Per secoli le donne pescatrici dei Sérère hanno accumulato qui le conchiglie di ostriche e vongole, di cui la laguna è ricchissima, che di fatto formano l'isola e sostengono l'intera cittadina composta di case colorate separate da stradine di gusci bianchi che scricchiolano a ogni passo. Nel vicino cimitero riposano insieme musulmani e cristiani a conferma che in Senegal il rispetto per il vicino è ancora alla base di una solidarietà naturale tra i vivi, tra i vivi e i morti e, per forza, tra i morti.

I 76mila ettari del Parco nazionale del Delta del Saloum, Patrimonio dell’Umanità, custodiscono un labirinto di mangrovie e bolong, canali di acqua salata dove il mare entra nel fiume con spettacolari maree accompagnate dal volo di migliaia di uccelli. I bolong sono avvolti in un’atmosfera irreale. Ogni ora ha il suo colore e la sua magia; un sogno da cui ti risvegli solo quando dalla piroga ti accorgi che nella foresta di mangrovie, sulle tante piccole isole sorgono villaggi di paglia e fango dei pescatori Niuminka che ti accolgono come se fossi un amico d’infanzia. La regina ottuagenaria del villaggio di Sipo riceve sorridente in una capanna con i suoi 30 nipotini gioiosi. Base per visitare il Delta è la cittadina di Taubacouta dove si assapora un ottimo mafé, riso e manzo cucinati con olio, pomodoro e pasta di arachidi. Il borgo svela un’altra sorpresa. Nel buio della notte, una grande arena delimitata da teli ospita tornei di lotta senegalese tra i mbër (lottatore in wolof) dei villaggi vicini. Rituali mistici galvanizzano i mbër bagnati di latte e coperti di sabbia. Prima di ogni battaglia vengono accompagnati in processione e un canto propiziatorio guida una danza che seduce il pubblico e intimidisce l’avversario al ritmo dei tamburi. 

Distese di acacie ed enormi baobab accompagnano le poche ore di viaggio verso la città santa di Touba, centro della confraternita islamica Mouride fondata nel 1887 da Ahmadou Bamba Mbacke. Una città stato dove l’Islam originario si fonde con l’Africa nera. A Touba non possono essere consumati alcolici né si può fumare. Non è tanto il divieto, di per sé comprensibile, che fa riflettere, quanto il fatto che sia una scelta più di ordine pubblico che religiosa. Qui regna il Califfo e la polizia senegalese non può esercitare il controllo sul territorio. All’ombra della immensa moschea la sicurezza è affidata ai Bay-Fall, cerimonieri mourid che girano con tuniche sgargianti i cui colori ricordano quelli delle guardie svizzere.

A un paio di ore da Touba, al confine con la Mauritania, un errore progettuale ha fatto sì che un maestoso ponte di ferro commissionato dall’Imperatore d’Austria per attraversare il Danubio a Budapest, congiunga oggi le rive del fiume Senegal per servire l’Isola di Saint Louis, Patrimonio dell’Umanità. Una piccola Manhattan dove le strade perpendicolari non separano grattaceli ma deliziosi palazzetti coloniali. Eventi come il Festival del Jazz in maggio si svolgono tra le belle dimore delle Signares, ricche signore che tra ‘700 e ‘800 ricavarono la loro fortuna da unioni à la mode du pays con europei di passaggio. Una legame che durava il tempo di permanenza del marito. Partito il consorte restavano proprietarie di casa, schiavi e capitali. Comodi e ricchi di fascino gli alberghi in perfetto stile coloniale così come i loro menu conquistano per l’ottimo mix tra cucina senegalese e francese.

Alle porte di Saint Louis, i 160 kmq del Parco Nazionale di Djoudj sul Delta del Senegal formano una delle riserve ornitologiche più importanti al mondo, Patrimonio dell’Umanità. Ogni anno più di tre milioni di uccelli sostano tra isole e canali. Fenicotteri rosa, spatole, aironi e cormorani si incrociano con migliaia di pellicani che planano eleganti sulle acque del fiume. Le tre ore per Dakar sono interrotte da una sosta nel Parco nazionale de la Langue de Barbarie, riserva di 2.000 ettari con una lingua si sabbia tra il fiume Senegal e l’Oceano: un vero paradiso terrestre. Un bagno sulla spiaggia privata del Lodge Océan & Savane fa dimenticare ogni problema. Il lusso discreto dei bungalow sulla riva invita al relax interrotto solo dal profumo di carne, pesce e crostacei. Un resort modello di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale per il coinvolgimento della popolazione locale. 

Una visita in Senegal non può terminare senza tagliare il traguardo della mitica Parigi-Dakar a Retba. Le dune di sabbia dividono la spiaggia sull’Oceano da una laguna di un colore rosa intenso che contrasta con l’orgogliosa fatica delle donne che, immerse nell’acqua salatissima (360 grammi per litro), si bruciano braccia e gambe per raccogliere il sale. Un’immagine forte di un Paese fiero e accogliente, ricco di storia, dove è impossibile non voler tornare. 

Stanislao de Marsanich, appunti di viaggio in Senegal

Foto di www.danieleromano.com

Articolo originale pubblicato su www.lagenziadiviaggi.it del 25 febbraio 2015

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