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#iorestoacasa e mi inoltro nelle vie di Pico, cercando Tommaso Landolfi. Di Emilia Antonetti

15 Aprile 2020

#iorestoacasa e mi inoltro nelle vie di Pico, cercando Landolfi "...al fondo d’una delle nostre province... E non già a una piccola città malinconica ... immaginate piuttosto un minuscolo paese, un borgo sperduto tra le montagne. Di Emilia Antonetti
Parco Letterario Tommaso Landolfi 
Nelle vie di Pico, cercando Landolfi 

di Emilia Antonetti*

 Il Parco Letterario® Tommaso Landolfi e il “Paese del P.” è stato inaugurato il 27 luglio 2014 per rendere omaggio al grande scrittore, straordinario protagonista del '900, narratore estroso, di bizzarra intelligenza, nato a Pico (FR) e qui tumulato pur essendo vissuto per lungo tempo altrove, ma che è sempre ritornato al luogo natio per rifinire ogni lavoro, come è stato attestato dalla figlia Idolina. Landolfi stesso, in Rien va riferisce:

“(…) A che si debba il fatto, se all’inchiostro, all’aria del luogo o a più seri e segreti motivi, non so (…)”. Con l’intento di mantenere vivo il ricordo e per offrire una testimonianza della gratitudine dovuta all’illustre conterraneo, è nato questo viaggio sentimentale tra i vicoli e le piazzette di Pico, paesino arroccato su una collina a ridosso di monte Pote, sospeso in bilico tra i monti Aurunci e i monti Ausoni, a cavallo tra il Lazio e la Campania. Oltre al percorso urbano, è suggestivo l’iter montano che si snoda attraverso i luoghi più cari a Landolfi e con stralci estrapolati da La pietra lunare e Racconto d’autunno.

Per la parte relativa al borgo, è stata sviluppata una cartellonistica omogenea di 12 siti, una pianta generale con l’indicazione dei luoghi descritti, un sito web, utilizzando anche il QR code. Lungo il percorso, su ogni pannello ecocompatibile, si trovano brani riguardanti il luogo tratti dalle opere dello scrittore. Tutto il sistema ha lo scopo di facilitare la lettura e l’interpretazione delle valenze storiche, artistiche, architettoniche e ambientali presenti sul territorio. Come mai il paese del P.?

 Landolfi non ha mai menzionato il paese, ma è riuscito a vivificarlo attraverso la descrizione della vita e dei personaggi, a creare una sinergia tra letteratura e luogo della sua ispirazione, fornendo la possibilità di una lettura più consapevole, oltre alla facilità nel comprendere sia l’uomo che lo scrittore, apprezzato e amato soprattutto per la sua multiforme nonché geniale attività. 

 Il percorso letterario prende l’avvio dalla “Casa delle due Zittelle”, permette di entrare così nel borgo medioevale da porta San Rocco, da qui verso il castello e l’annesso giardino e lungo il tragitto di visitare la chiesa di Santa Marina, risalente al 1000. Attraverso poi via Landolfi consente di raggiungere la chiesa di Sant’Antonino e incontrare a poca distanza “casa Landolfi”.

L’ultimo sito è nella “parte bassa” del paese del P. Il primo pannello rimanda al libro “Le due Zittelle” che evoca l’atmosfera della famiglia dello scrittore: le zie Marietta e Anna Landolfi, ossia Lilla e Nena del racconto lungo. Vivevano in un piccolo appartamento, sempre vestite di nero, vittime della vecchia e capricciosa madre e poi, quando questa muore, vittime della loro stessa assuefazione alla prigionia. L’unico vero protagonista in questo universo femminile è Tombo, una scimia sacrilega; viene processato e presa la decisione di ucciderlo. Memorabili le pagine del processo e della disputa tra padre Alessio e Monsignor Tostini, che sono destinate a maggior discussione; è Nena ad ucciderlo con uno spillone di foggia antica. Annottava, scrive semplicemente il Landolfi. 

 Al teatro Eliseo, dal 14 dicembre 2004 al 9 gennaio 2005, brillante, ironica e intelligente, Anna Marchesini sposò un divertente e tumultuoso monologo tratto dall’omonimo racconto di Tommaso Landolfi. Fu l’occasione per l’attrice non solo di far ridere, ma di narrare magistralmente un tempo e un luogo che molti non hanno mai conosciuto. Il 1° settembre 2017 nella stupenda chiesa di Santa Marina in Pico, “Le due Zittelle” sono state riproposte in modo sapiente dall’attrice Maria Paiato, la quale al termine dell’interpretazione ha asserito: “è un racconto che con tagliente ironia sa regalare una profonda e divertita riflessione su come siamo ancora oggi noi italiani”. 

 La collocazione del paese natio Landolfi la tratteggia così: (…) Siamo insomma a casa nostra. Già si profilano all’orizzonte le bizzarre e possenti sagome degli Aurunci (dietro cui è il mare di Formia e di Gaeta, i quartieri settentrionali della città di Napoli), ferite dagli apprestamenti e dal corso di un dannato acquedotto, già si intravede quel piccolo monte Pote che getta nondimeno un’ombra immane sulla mia casa. (…)

(…) una chiostra di montagne lo divide dal mare e che ha alle spalle una vallata abitatissima, una dozzina di corriere incrociano a varie ore nella sua parte bassa e lo allacciano al capoluogo, alla capitale, a centri agricoli o commerciali. (…).

(…) immaginate piuttosto un minuscolo paese, un borgo sperduto tra le montagne. Al tempo della mia storia io vivevo laggiù, e del resto (aggiunse sorridendo) è là che sono nato. (…) 

 Pico era disposto originariamente su un rilievo significativo lungo la strada che collegava la via Appia alla via Latina e non doveva passare inosservato visto che dalla principale porta meridionale di San Rocco si collocava in posizione utile per il controllo di un grosso tratto della Valle del Liri. Al tramonto del I millennio il Castrum Pika doveva essere costituito da una costruzione fortificata e da un borgo ai piedi della Chiesa di Santa Marina, possedimento benedettino segnalato sul portale dell’Abbazia di Montecassino

L’esistenza di Pico e del castello è attestata dalla formula Castrum qui nominatur Pika del 1049 e numerosi documenti antichi fanno riferimento alla fortificazione del borgo e all’Oppidum Pica che risale al 1126, come si legge negli Annales Casinenses.

Attualmente il centro storico ricorda una tipica strutturazione di età medioevale con strade strette, regolari, concentriche, collegate da scalinate, che si snodano attorno al castello e con una cinta muraria interrotta da porte per l’accesso al centro abitato di cui resta intatta quella di San Rocco; il paese ha un’ottima disposizione a sud e conseguente clima mite. 

 Eugenio Montale, nella sua “Elegia di Pico Farnese”, composta dopo una visita all’amico e scrittore Tommaso Landolfi, con abile capacità fotografa il borgo esprimendosi così:

 (…) Strade e scale che salgono a piramide, fitte
d ‘intagli, ragnateli di sasso
(…)
si svolge a stento il canto dalle ombrelle dei pini,
e indugia affievolito nell’indaco che stilla
su anfratti, tagli, spicchi di muraglie

(…)

Del paese rimane la visione di un paesaggio naturale, uniforme e verdeggiante, di largo respiro, con l’Abbazia di Montecassino e i monti innevati dell’Abruzzo sullo sfondo.

Pico è inserito nel Parco Naturale dei Monti Aurunci, è sede della XVI Comunità Montana Monti Ausoni, è gemellato dal 2017 con Ronciglione, dove nel 1979 è morto Tommaso Landolfi. Dal 2016 fa parte del prestigioso Club “I Borghi più belli d’Italia”. 

Emilia Antonetti. Pico, 14 aprile 2020

Visita anche le pagine www.parcoletterariolandolfi.it con il percorso letterario

*L'Amministrazione Comunale di Pico (FR) ha affidato nel 2017 alla prof.ssa Emilia Antonetti la guida di un progetto di Servizio Civile Nazionale per tutelare l'opera dello scrittore Tommaso Landolfi, che è culminato nella realizzazione del piccolo opuscolo (qui un brevissimo estratto) "Le due Zittelle - Considerazioni brevi e personali" che è possibile richiedere presso il parco Letterario

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari



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