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Ifigenia in Aulide al Santuario di Ercole Vincitore

Ifigenia in Aulide al Santuario di Ercole Vincitore

7 agosto Nell'ambito di Heroides – Donne che svelano la fragilità degli eroi, il Santuario di Ercole Vincitore , VILLAE Tivoli, ospita IFIGENIA in AULIDE di Euripide

07 Agosto 2026

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   Nell'ambito di  
 Heroides – Donne che svelano la fragilità degli eroi
il Santuario di Ercole Vincitore ospita 

 IFIGENIA in AULIDE
7 agosto 2026 ore 19 – nuova versione prima nazionale

Produzione compagnia ZERKALO
Autore: Euripide
versione italiana di Fabrizio Sinisi
Regia Alessandro Machia
Con: Andrea Tidona e con (In ordina alfabetico) Alessandra Fallucchi, Paolo Lorimer, Massimo Odierna, Carolina Vecchia.
Coro: Vanessa Guidolin, Nicole Matroianni, Lorenza Molina, Chiara Scià.
Musiche Originali Luciano Francisci e Stefano Conti
Movimenti coreografici Fabrizio Federici 
Scene Katia Titolo 
Costumi Sara Bianchi
Suono Giorgio Bertinelli 
Luci Giuseppe Filipponio
Foto e grafica Manuela Giusto
Organizzazione Sofia Chiappini

Ultima delle tragedie euripidee, rappresentata postuma nel 399 a.C. in un periodo di profonda crisi del modello della pòlis greca – di lì a poco ci sarebbe stata la disfatta di Atene contro Sparta e la fine di un modello politico e democratico; Ifigenia in Aulide è una tragedia ambigua in cui, come nell’Alcesti, si mette in scena un sacrificio e una morte che poi si riveleranno apparenti. Gli dèi di fatto non ci sono più̀, il tragico sembra franare: gli eroi in Euripide sono solo uomini lacerati, deboli, mutevoli che agiscono in base ai loro desideri e alle loro paure, lontani anni luce sia dal modello omerico che da quello eschileo. A dominare è la ragione strumentale e il discorso del potere. Emblematico, in questo senso, è il trattamento che Euripide fa di Achille, eroe demitizzato, quasi un personaggio comico, incapace di corrispondere al suo stesso mito originario; che non agisce, evita lo scontro con i soldati facendosi paladino, alla maniera dei sofisti, della persuasione e del dialogo, pur ripetendo – quasi volesse rincorrere quell’Achille omerico che Euripide non gli permette di essere – che lui salverà̀ Ifigenia. Come quando dice a Clitemnestra: «Ti sono apparso come un dio e non lo ero. Ma lo diventerò».

La crisi del sacro in Euripide emerge anche dalla figura dell’indovino, qui considerato dai protagonisti alla stregua di un volgare ciarlatano, di un imbonitore funzionale a tenere a bada la massa. Nella costruzione dello spettacolo, ho voluto seguire il trattamento euripideo del mito cercando di far emergere la violenza che abita il testo e le contraddizioni di personaggi che Euripide presenta come “umani troppo umani”; la loro inadeguatezza al mito, l’abisso del privato al di sotto del mascheramento della parola pubblica, l’ambizione, la doppiezza. Tutto è ambiguo, apparente, a cominciare dal dialogo iniziale tra Menelao e Agamennone, da cui emergono due figure deboli, mediocri e velleitarie, che si scambiano accuse dicendo la verità̀ l’uno dell’altro. Euripide crea una tensione tra il mito e la realtà̀, utilizzando il primo come mascheramento della seconda.

In questa versione di Fabrizio Sinisi, Agamennone è costretto dalla necessità verso cui lo spingono gli eventi a sacrificare Ifigenia, trascinato dal motore della Storia e da quella impossibilità di conciliare l’essere re con l’essere padre. Ma, ancor di più̀, a venire alla luce attraverso il verso di Sinisi è l’umano euripideo che, oltre le costrizioni oggettive in cui si trova incastrato il re, fa emergere il suo desiderio, la sua personale ambizione sempre accompagnata dalla paura e dall’incapacità̀ di agire.

INFO:
villaeventi@cultura.gov.it
Ufficio Stampa:
Maresa Palmacci
tel. 3480803972
palmaccimaresa@gmail.com
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