31 luglioSantuario di Ercole Vincitore, Tivoli. “Medea – Drammaturgia intorno ad una famiglia allo sfascio”, da Euripide e Seneca, con la regia di Nicasio Anzelmo e Silvia Siravo nel ruolo di Medea.
Ministero della CulturaDirezione Generale MuseiIstituto Villa Adriana e Villa d’Este – Tivoli Musei ItalianiUnesco World HeritageDirezione Generale SpettacoloCittà di Tivoli I Parchi LetterariTDO Compagnia Teatrale Teatro di RomaParco Letterario Marguerite Yourcenar, Lodovico Ariosto, Ignazio di Loyola
Nell'ambito di Heroides – Donne che svelano la fragilità degli eroi
il Santuario di Ercole Vincitore ospita
MEDEA
Drammaturgia intorno ad una Famiglia allo sfascio da Euripide e Seneca
Tivoli31 luglio 2026 ore 19
Regia e Drammaturgia Nicasio Anzelmo
Con: SILVIA SIRAVO MARCO BENVENUTO DAVID PARYLA e con ANNA LISA AMODIO, CHIARA BARBAGALLO, DAVIDE INGANNAMORTE
Scene e Costumi SUSANNA PROIETTI
Coreografie BARBARA CACCIATO
Musiche GIOVANNI ZAPPALORTO
Organizzazione ROSSELLA COMPATANGELO
Produzione CTM
Lo spettacolo percorre un meccanismo di linguaggio narrativo molto vicino ai giorni nostri. Luoghi, suoni, musiche, figure femminili emblemi del vivere di oggi.
E’ il mondo femminile che andiamo a toccare con in scena un coro di donne che man mano percorrono il loro universo fatto non solo di bianche sottane di seta, o di abiti da sera con i loro trucchi e profumi, ma anche di privato e di intimo. Un mondo di sensibilità̀ e non solo, di aggressività̀ e non solo.
Un mondo di dolore, di sangue e di tragici parti insanguinati. Donne e seduzione, donne e famiglia, donne e tradimenti: sono questi i binomi che lo spettacolo vuole percorrere con il coro femminile e con Medea.
Medea madre, Medea moglie, Medea amante, Medea donna. Donna forte e selvaggia, amante tradita, esule infelice e perseguitata, vittima e carnefice della brutalità̀ e della ferocia del marito. Una figura poliedrica di donna e di mostro, di barbara/civilizzata: sono queste a grandi linee gli elementi di questo mito, di questa saga poetica elaborata, di secolo in secolo, nelle più̀ diverse prospettive.
Il progetto sviluppa uno dei lati presenti nel mito che in questo periodo storico-culturale, è molto attuale: le famiglie scoppiate, le madri tradite, le madri in quanto donne e, a volte, le madri assassine.
Un nucleo familiare spezzato in quanto straniero in terra straniera, una famiglia vittima di una reale persecuzione razziale.
Uno spettacolo giocato sui rapporti familiari, tra un marito e una moglie, Medea e Giasone appunto, liti e conflitti di una coppia, una storia familiare come tante, che in questi ultimi mesi la cronaca nera ha portato alla luce.
Una famiglia straniera, con una donna della Colchide, oggi diremo extra-comunitaria, che si confronta con un coro di donne di Corinto, due civiltà̀ e due linguaggi diversi, come diverse oggi sono le varie culture che popolano il nostro territorio.
Culture diverse, ma sentimenti uguali, provenienze diverse ma identici dolori, meccanismi, dinamiche familiari che si ripetono nel tempo e nello spazio.
Questo vuole essere uno spettacolo che sviscera il rapporto matrimoniale, lo mette in crisi, lo elabora, fino alla soluzione finale: la vendetta femminile contro il maschio dominatore, contro il maschio egoista, contro il maschio che preferisce la donna giovane alla madre dei suoi figli.
Un uomo che, come quasi tutti gli uomini, si stanca presto della “carne” vecchia, ne cerca sempre un’altra e magari più̀ fresca e più̀ odorosa della prima. È sempre stato così da quando la società̀ ha canonizzato il format della famiglia: un’eterna lotta tra l’istinto e la ragione, tra fedeltà̀ e monogamia. E questa famiglia non sfugge a questa legge implacabile. I figli? Vittime come sempre dei genitori, ostaggi o dell’uno o dell’altra, vittime in ogni caso e mai, mai, carnefici come lo sono quasi sempre i genitori. La madre Medea entra di diritto tra le “madri assassine” che uccidono i loro figli per meglio distruggere il marito distruggendo anche il loro ruolo di moglie e di madre. E sono sempre i figli maschi quelli che loro uccidono, togliendo così allo sposo, al marito, la tracotante tranquillità̀ del padre il cui nome e la stirpe i figli perpetueranno: “uccidendoli esse distruggono il padre nello sposo”.
INFO:
villaeventi@cultura.gov.it
Ufficio Stampa:
Maresa Palmacci
tel. 3480803972
palmaccimaresa@gmail.com