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L’aria che passa. Conversazioni con Franco Loi  nella Reggia di Monza

L’aria che passa. Conversazioni con Franco Loi nella Reggia di Monza

11 settembre, nell'ambito dei Giovedì della Regina nella Reggia di Monza, La Casa della Poesia di Monza invita alla presentazione del libro di Roberta Castoldi "L’aria che passa. Conversazioni con Franco Loi"

11 Settembre 2025

Speciale Mirabello Cultura 2025 

I Giovedì della Regina a Villa Reale di Monza

Nell'ambito della Rassegna Mirabello Cultura 2025 continuano gli incontri poetico/letterari promossi da La Casa della Poesia di Monza, con il Parco Letterario Regina Margherita e Parco Valle Lambro, in collaborazione con la Reggia di MonzaMonza regale e Zero Confini Onlus e con il patrocinio del Comune di Monza 

giovedì 11 settembre ore 18.30 Sala degli Specchi Reggia di Monza

L’aria che passa. Conversazioni con Franco Loi
di e con Roberta Castoldi  (AnimaMundi Edizioni, 2024

Tre pomeriggi milanesi con il poeta Franco Loi (1930-2021), maestro e amico, sciamano e uomo. Un ritratto che affiora in conversazioni impalpabili, in forma di soffio, dove appaiono intimità e lontananze, luci, case, strade, affetti, vite passate e presenti. "Franco apre la porta, mai del tutto. Un angolo. La linea del suo corpo appare verticale. Indossa una vestaglia grigia, di tessuto morbido e spesso. «La metto per il gatto». «Per non riempire di peli i vestiti?» - sotto, veste di scuro. «No. Per proteggermi dalle unghiate». È un'armatura. Anche lei piena di luce".

Introduce 
Antonetta Carrabs
Presidente La Casa della Poesia di Monza

L'ingresso è libero con prenotazione: eventi@lacasadellapoesiadimonza.it

Roberta Castoldi (1971) è poetessa, traduttrice e musicista. Ha pubblicato La scomparsa (LietoColle, 1998 con una prefazione di Franco Loi), Il bianco e la conversazione (Marietti, 2007 con una nota di Davide Rondoni) e La formula dell’orizzonte (AnimaMundi, 2022) nella collana cantus firmus curata da Franca Mancinelli e Rossana Abis. Ha tradotto testi di filosofi francesi contemporanei e il romanzo di Maxence Fermine, Dance me to the end of love (AnimaMundi, 2023). Come violoncellista ha collaborato con importanti artisti italiani e internazionali.

I Giovedì della Regina
La regina Margherita di Savoia amava la poesia, la letteratura, la musica. Per amore della cultura, creò intorno a sé un circolo di letterati che si riunivano nei cosiddetti “Giovedì della regina” per discutere di vita, arte, politica e letteratura.
Anche presso la Villa di Monza, come in tutti gli altri luoghi di residenza dei regnanti, la Regina predispose un’agenda di attività mondane e culturali che regolarmente si svolgevano a corte.
I suoi circoli culturali settimanali le valsero l'ammirazione di poeti e intellettuali e la collocò come tra le più illuminate dame dell'aristocrazia.
Sensibile all’arte, seppe raccogliere, intorno alla monarchia, l’élite culturale e artistica del tempo, senza distinzione di ceto: dallo storico Ferdinand Gregorovius, al filologo e antesignano dei giornalisti Ruggiero Bonghi, Emilio Broglio politico e giornalista che affidò ad Alessandro Manzoni la Commissione che decise sulla lingua da adottare dopo l’unità d’Italia, al barone archeologo Giovanni Barracco la cui collezione privata è oggi il Museo Barracco, ai protagonisti della musica da camera o artisti come Giacomo Favretto e Michele Gordigiani.
Il poeta considerato antimonarchico come Giosuè Carducci, non seppe resistere all’ Eterno femminino regale: “si muove e cammina musicalmente con certe pause wagneriane” La celebre ode Alla regina d'Italia “Onde venisti? / Quale a noi secoli/ sì mite e bella ti tramandarono/ … gli costò l’accusa di essersi “convertito” alla monarchia.
Margherita considerava il Carducci “il primo dei poeti viventi”, era entusiasta delle sue poesie, molte delle quali recitava a memoria. Carducci le era grato e le dedicò anche un’altra ode: Il liuto e la lira. Ma non fu l’unico poeta a subire il fascino di Margherita: Giovanni Pascoli le rese omaggio nel suo inno Pace, Gabriele d'Annunzio nel romanzo Il Fuoco; molti altri scrittori e poeti furono ospiti graditi alla sua corte e da lei trassero ispirazioni come Antonio Fogazzaro, Riccardo Zanella, Salvator Gotta, Giovanni Prati, Giuseppe Giacosa, Ugo Oietti.
Margherita amava circondarsi di letterati e intellettuali. Oltre alla letteratura e alla poesia, Margherita si dilettava a suonare il mandolino, amava molto la musica (con una borsa di studio garantì il conservatorio a Giacomo Puccini) e fondò il Quintetto d'Archi di Roma diretto da Giovanni Sgambati che, insieme ad Ettore Pinelli, istituì a Roma il Liceo musicale di Santa Cecilia.
Raccolse un gran numero di libri che confluirono nella sua biblioteca privata, allestita in una stanza inclusa nel suo appartamento e arredata con la preziosa libreria di Pietro Piffetti, uno dei maggiori ebanisti piemontesi al servizio della Casa Reale.

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