30 aprile, Pescina Teatro San Francesco. Alla vigilia del 125° della nascita di Ignazio Silone, l’importanza e l’attualità di Fontamara, tra i romanzi più tradotti al mondo, verrà sottolineata in un dibattito aperto con ospiti di rilievo.
Comune di Pescina, Città di Silone e Mazzarino - Arnoldo Mondadori Editore - Il Centro
Centro Studi Ignazio Silone - Parco Letterario Ignazio Silone
Invitano alla presentazione della ristampa di
Fontamara
di Ignazio Silone
Pescina Teatro San Francesco, 30 aprile alle ore 17.00
Alla vigilia del 125° della nascita di Ignazio Silone (Pescina, 1 maggio 1900). l’importanza e l’attualità di Fontamara, tra i romanzi più tradotti al mondo, verrà sottolineata in un dibattito aperto con ospiti di rilievo.
Sarà presente Luca Telese, direttore del quotidiano Il Centro, che guida l’iniziativa insieme alla sua redazione, al Comune di Pescina, al Centro Studi e Parco Letterario dedicati allo scrittore, e alla casa editrice Mondadori, impegnata nella riscoperta del celebre romanzo.
Al dibattito parteciperanno anche il noto regista e attore Michele Placido e il giornalista Francesco Merlo, autore della nuova prefazione del libro, tutta da scoprire.
L’incontro sarà accompagnato da intermezzi musicali curati dal Maestro Davide Cavuti, mentre a moderare l’evento sarà il giornalista Domenico Ranieri, firma de Il Centro.
“Con orgoglio porterò i saluti della città di Pescina, ribadendo il ruolo di primo piano che la nostra comunità riveste da tempo nel panorama culturale, letterario e territoriale”, dichiara il sindaco Mirko Zauri.
Ingresso libero
Pubblicato in tedesco nel 1933 in Svizzera Fontamara uscì in Italia nel 1945.
«A chi guarda Fontamara da lontano, dal Feudo del Fucino, l’abitato sembra un gregge di pecore scure e il campanile un pastore. Un villaggio insomma come tanti altri; ma per chi vi nasce e cresce, il cosmo. L’intera storia universale vi si svolge: nascite, morti, amori, odii, invidie, lotte, disperazioni.» Nei primi anni della dittatura fascista, qui, a Fontamara, i “cafoni” – braccianti, manovali, artigiani poveri – subiscono soprusi e ingiustizie così antichi da sembrare loro naturali come la pioggia, il vento, la neve. Berardo Viola, che porta una scintilla di ribellione, subirà le torture della milizia fascista e sarà ucciso, ma assurge a emblema di un nuovo, seppure ancora impreciso e velleitario, livello di dignità.