685 anni fa a Roma, l'8 aprile 1341, Francesco Petrarca fu incoronato in Campidoglio poeta et historicus per mano del senatore Orso dell’Anguillara
Francesco Petrarca, nato ad Arezzo nel 1304, è una delle figure più importanti della letteratura italiana del Trecento, insieme a Dante e Boccaccio. La sua opera e il suo pensiero segnano il passaggio dal Medioevo al Rinascimento: da un lato conserva elementi della tradizione medievale, dall’altro introduce una nuova visione dell’uomo, più centrata sulla sua interiorità, sulla cultura e sulla riscoperta dell’antichità classica.
Dopo essersi trasferito con il padre notaio alla corte papale di Avignone nel 1312, Petrarca studiò legge, ma presto si dedicò soprattutto agli studi letterari e frequentò ambienti colti, come quello della famiglia Colonna. In questi anni conobbe Laura, la donna amata per tutta la vita, che ispirò gran parte della sua poesia e alimentò in lui un conflitto interiore tra aspirazioni spirituali e sentimenti terreni.
Grande ammiratore del mondo classico, Petrarca guardava all’antica Roma come a un modello di perfezione culturale e morale. Questo ideale lo portò a sviluppare un forte legame con la città, che considerava la sua vera patria spirituale. Quando nel 1337 visitò Roma per la prima volta, ne rimase profondamente colpito: le rovine e i monumenti, pur decaduti, gli apparvero grandiosi e pieni di significato. Da quel momento iniziò un intenso dialogo ideale con la città, che egli difese anche nelle sue lettere, criticando l’assenza del Papa e auspicando il ritorno della sede pontificia da Avignone a Roma.
Petrarca maturò così il desiderio di essere incoronato poeta proprio a Roma, come avveniva nell’antichità con i grandi autori. Negli anni successivi si impegnò a perfezionare la propria cultura e a costruire relazioni importanti per realizzare questo sogno.
Nel 1340 ricevette due inviti prestigiosi: uno dall’Università di Parigi e uno dal Senato romano, entrambi per conferirgli la corona d’alloro, simbolo della gloria poetica. Petrarca scelse Roma, sia per il suo valore simbolico sia per il legame profondo che sentiva con la città.
Prima di recarsi a Roma, passò da Napoli, dove il re Roberto d’Angiò, uomo colto e amante delle arti, volle esaminarlo personalmente per tre giorni. Dopo aver verificato la sua preparazione, gli concesse il permesso ufficiale per sostenere un esame pubblico davanti agli studiosi. Superata anche questa prova, Petrarca fu dichiarato degno dell’incoronazione.
Il re avrebbe voluto che la cerimonia si svolgesse a Napoli, ma Petrarca rifiutò, insistendo per Roma, e in particolare per il Campidoglio, luogo simbolo della grandezza dell’antica civiltà romana.
L’8 aprile 1341, giorno di Pasqua, si svolse la solenne cerimonia. Il Campidoglio era decorato con arazzi e fiori, e vi partecipavano nobili, cittadini e rappresentanti della cultura. Secondo le cronache, giovani patrizi recitarono versi in onore di Roma, mentre altri portavano corone simboliche.
Il momento centrale fu l’intervento di Petrarca, che pronunciò un discorso iniziato con versi delle Georgiche di Virgilio. Egli esaltò la poesia come valore universale, capace di elevare l’uomo e di tramandare la memoria storica, e dichiarò di aver accettato la corona anche per amore della patria e per rilanciare l’interesse per le arti e le scienze.
…Sacras poscunt Capitolia lauros. Dies me deficiet, si singula prosequar; et certe, preter hec omnia, similiter videtur laurus convenire Cesaribus et poetis, cum utrosque ‘sacros’ appellari solitos possem mille autoritatibus ostendere, nisi occurreret illud Ciceronianum: «Utitur in re certa testimoniis non necessariis »….
Franciscus Petrarca, Collatio laureationis
Al termine del discorso, il senatore romano Orso d’Anguillara gli pose sul capo la corona d’alloro, pronunciando parole solenni: "Prendi questo serto: è il premio della virtù". Il popolo accolse l’evento con entusiasmo, e a Petrarca fu conferito anche un diploma ufficiale che lo riconosceva come grande poeta e storico, con il diritto di insegnare e interpretare i testi antichi.
Dopo la cerimonia, Petrarca si recò nella basilica di San Pietro, dove depose la corona sulla tomba dell’apostolo, gesto simbolico che univa la tradizione classica alla fede cristiana. Seguì un grande banchetto celebrativo.
Tuttavia, il giorno successivo, mentre lasciava Roma, fu assalito e derubato da alcuni briganti. Costretto a tornare indietro, venne poi accompagnato fuori dalla città da una scorta armata. Questo episodio, pur spiacevole, non oscurò la sua fama, che anzi si diffuse rapidamente in tutta Europa.
L’incoronazione di Petrarca rappresentò un evento di grande importanza culturale: segnò il ritorno della tradizione classica della corona poetica e consacrò Petrarca come simbolo di una nuova epoca, in cui la cultura, la poesia e l’uomo tornavano al centro della vita intellettuale.
Immagine:
Francesco Fontebasso, Incoronazione di Francesco Petrarca in Campidoglio (1755)
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