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Røros, gioiello Unesco tra miniere, arte e letteratura

Røros, gioiello Unesco tra miniere, arte e letteratura

Røros non è solo una meta per gli amanti della natura e dell’architettura, ma un luogo vivo dove la letteratura di Falkberget, le miniere e la cultura popolare si intrecciano per raccontare una storia di fatica, resistenza e profonda umanità.

08 Luglio 2025

Leggi ParkTime Magazine n. 34

Røros, gioiello Unesco tra miniere, arte e letteratura

Nel cuore della Norvegia, Røros appare come una cittadina tranquilla e ricca di storia, profondamente ancorata alle proprie radici. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 1980 per il suo straordinario valore culturale, storico e paesaggistico, Røros deve la sua identità alla lunga tradizione mineraria e all’originale impianto urbano sviluppatosi attorno ad essa. Fondata nel XVII secolo come centro per l’estrazione del rame, conserva ancora intatte le sue caratteristiche case di legno colorate, che si affacciano su vicoli innevati per gran parte dell’anno, e soprattutto la grande chiesa luterana, un imponente edificio che domina solenne il borgo e le campagne circostanti. Questa chiesa, tra i più importanti simboli architettonici della Norvegia, ispirò anche l’arte neoromantica del pittore Harald Oskar Sohlberg, le cui opere — capaci di cogliere le atmosfere intime e silenziose di questo angolo di Scandinavia — furono fondamentali per avviare il processo di recupero del borgo dopo la chiusura delle miniere.

Ma Røros è soprattutto la terra di Johan Peter Falkberget, il celebre scrittore norvegese la cui vita e opera sono profondamente radicate nelle miniere oggi dismesse ma visitabili e nella vita dura dei minatori. Nato nel 1879, Falkberget fu giovane minatore e poi giornalista socialista, esperienza che segnò profondamente il suo stile narrativo. Nei suoi primi racconti, come Svarte Fjelde (Terre nere, 1907), Mineskudd (La mina, 1908), Ved den evige Sne (Presso le nevi eterne, 1908) e Urtidsnat (Notte delle origini, 1909), descrive con un linguaggio duro e colori violenti la lotta aspra per la sopravvivenza nelle miniere di rame di Røros.

Falkberget ampliò poi il suo orizzonte con un secondo gruppo di romanzi dedicati al popolo minatore e contadino, con opere come Eli Sjursdatter (1913), Bjørneskytten (Il cacciatore di orsi, 1919) e Sol (1918), in cui emergono storie di uomini e donne semplici, immerse nel paesaggio duro e intenso della Norvegia interna. Nelle sue opere successive, come Lisbet paa Jarnfjeld (Elisabetta di Jarnfjeld, 1915), Brœndoffer (Sacrificio, 1918) e soprattutto Den fierde Nattevakt (La quarta veglia, 1924), Falkberget affronta temi più profondi e universali, esplorando l’ossessiva lotta fra i sensi e la voce di Dio attraverso la figura del parroco Sigismund, simbolo di conflitti interiori e morali.

Visitare Røros significa addentrarsi in questo mondo e camminare per le strade un tempo percorse dai minatori e oggi teatro di rappresentazioni spettacolari come Elden – L’insensatezza della guerra: un kolossal drammatico-musicale scritto da Arnfinn Strømmevold e Bertil Reithaug e rappresentato ogni anno tra luglio e agosto. Elden riporta in vita l’invasione svedese del 1718-19, quando 10.000 soldati svedesi marciarono verso Trondheim per conquistare la Norvegia per ordine di Carlo XII di Svezia. L’azione si concentra proprio a Røros, e la parte centrale dello spettacolo è “La marcia della morte” dei soldati svedesi sulla via del ritorno, evento drammatico e tragico che segnò per sempre la storia del borgo.
Durante l’estate, assistere a Elden è un’esperienza immersiva senza eguali: lo spettacolo, allestito all’aperto sulla collina di scorie minerarie che domina il paese, coinvolge centinaia di comparse e attori scelti tra gli stessi abitanti di Røros.

L’interazione tra arte, storia e paesaggio prosegue nelle rappresentazioni nello scenario della miniera fuori città Christianus Sextus allestite dalla compagnia teatrale omonima. Fu proprio lì che Johan Falkberget iniziò a lavorare all’età di otto anni, e proprio a lui è stata dedicata la miniera dal nome della sua opera più celebre. In questo luogo carico di memoria raggiungibile dopo una lunga passeggiata tra laghi e foreste, il pubblico assiste seduto in religioso silenzio fino a sera. Qui, arte, natura e storia si fondono in un'esperienza unica, capace di riportare in vita il mondo duro e affascinante che Falkberget narrò con voce potente e appassionata.

Per conoscere davvero Johan Falkberget, nulla è però più suggestivo di una visita alla sua casa situata fuori Røros, isolata dalla neve per gran parte del lungo inverno che in questa regione inizia a ottobre e finisce a maggio, tra le colline e le foreste che tanto influenzarono la sua immaginazione. Nel piccolo villaggio di Rugldalen, lo scrittore nacque, visse e lavorò trasformando la sua fattoria in un rifugio creativo e in un osservatorio privilegiato sulla vita della sua comunità. La casa museo, al centro del Parco Letterario, conserva arredi originali, manoscritti, oggetti personali e una ricca biblioteca dove scopriamo che Falkberget fu anche studioso e promotore della lingua Esperanto come lo furono tra gli altri Lev Tolstoj, Jules Verne, Albert Einstein, Edmondo De Amicis, Umberto Eco, solo per citare alcuni nomi.

Un’immersione autentica nel mondo dell’autore In un paesaggio severo ma bellissimo dove si percepisce la forza dell’ambiente naturale e umano che ispirò i suoi romanzi. 

Røros, dunque, non è solo una meta per gli amanti della natura e dell’architettura, ma un luogo vivo dove la letteratura di Falkberget, le miniere e la cultura popolare si intrecciano per raccontare una storia di fatica, resistenza e profonda umanità. 

Di redazione ParkTime Magazine

Immagine di copertina: Strada di Røros in inverno" ( Street in Røros in Winter ), Harald Sohlberg, 1903. Museo Nazionale di Oslo, Norvegia.

Altre immagini: SdM

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