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Dante a Parigi

18 Marzo 2021
Dante a Parigi
Il tema di Dante a Parigi è controverso e attraversa i secoli. Lola Poggi Goujon mostra come la critica letteraria ci fornisca alcuni elementi che ci autorizzano a trattare questa ipotesi come un avvenimento plausibile

Quando il mio caro amico Urbano Cipriani, che purtroppo ci ha lasciati già dal 1915, mi chiese di affiancarlo in una sua ricerca su Dante in Casentino, fui molto lieta e onorata di condividere con lui questa esperienza che si concretizzo’ con la pubblicazione del suo lavoro in tre edizioni: l’italiana, sotto il titolo «Ivi è Romena», la francese «Ce lieu Romena», l’inglese «There Romena lies». (Arti Grafiche Cianferoni, maggio 2012»).

Ero realmente coinvolta in questo progetto perchè mi sembrava che Il suo amore per Dante fosse la fuga di un uomo moderno deluso dal mondo in cui viveva, ma che si consolava leggendo e rileggendo l’opera di un genio la cui fede nell’umanità è più forte degli odi, delle guerre delle miserie di «questa aiola che ci fa tanto feroci» ( Inferno Canto XXVI).

Urbano era un erudito che poteva citare a memoria interi canti della Commedia. Sarebbe stato presuntuoso da parte mia pensare di confrontarmi con lui. Cosi’ gli venne in mente di affidarmi una ricerca che avrei potuto svolgere senza troppe difficoltà poichè, avendo facilmente accesso alla Biblioteca Nazionale di Parigi, avrei potuto consultare le principali testimonianze sulla travagliata ipotesi di un viaggio di Dante a Parigi.

Nell’edizione francese, dopo la prefazione dell’autore, vi si puo’ leggere un articoletto su «Dante a Parigi».
Ne riassumo qui di seguito i punti essenziali che forse potranno suscitare nel lettore una curiosità su un tema tanto controverso. L’ipotesi del viaggio di Dante a Parigi traversa i secoli. Non ne abbiamo prove formali dal punto di vista storico, tuttavia la critica letteraria ci fornisce alcuni elementi che ci autorizzano a trattare questa ipotesi come un avvenimento plausibile. Infatti, la ricchezza del dibattito, le lunghe diatribe, le diverse interpretazioni dei testi, forniscono a questa vicenda una consistenza reale. Tuttavia, nonostante vari scrittori del Trecento abbiano parlato del viaggio di Dante a Parigi, la critica moderna ha in genere considerato la notizia puramente leggendaria, ma la considera credibile lo studioso  G. Petrocchi, proponendo anche una data possibile, tra il 1309 e il 1310.

Il Comune di Parigi, che non tralascia mai un’occasione per magnificare avvenimenti legati alla città, ha installato già da molti anni fra la chiesa di Notre Dame e quella di Saint Julien le Pauvre, una stele in bronzo sulla quale si puo’  leggere: «La culla dell’Università». 
Aperta all’inizio del XIII secolo sull’antico campo Garlande, la rue du Fouarre era collegata, nel Medioevo con la rue de la Bucherie (la strada dei macelli). Divenuta la sede della Facoltà delle arti, prende il nome dalle balle di fieno sulle quali si sedevano gli studenti. All’inizio i corsi si svolgono all’aperto, poi nelle dieci scuole che hanno preso il nome da antichi ostelli come il Cavallo rosso o l’Aquila d’oro: alcuni maestri occupano le sale al pianterreno, dove insegnano facendosi retribuire; i piani in alto sono sono affittati annualmente per accogliere gli studenti.
Dante vi soggiorno’ nel 1304 e Buridano vi insegno’ la filosofia. Nel 1358 i disordini sono tali che la scuola era chiusa di notte con delle catene tese ad ogni estremità.

1308/1310 soggiorno di Dante a Parigi ?
Un'altra testimonianza del soggiorno di Dante a Parigi figura in un'altra stele che si trova davanti all'odierna Sorbona e che recita testualmente:
«Già dal 1293 Firenze è in preda a lotte incessanti fra i partiti guelfi e ghibellini. Dante nato da una famiglia conosciuta, ma non veramente ricca, dopo diversi anni durante i quali si è impegnato nella politica della città, viene proscritto nel 1302 e condannato al rogo se fosse sorpreso nel territorio del Comune. I suoi beni sono confiscati e la sua casa bruciata. Il poeta inizia allora, fino alla sua morte nel 1321, la sua vita di esiliato, interamente dedicata alla sua opera . Di passaggio a Parigi celebra nei suoi scritti il « Vico degli strami» (la rue des foins). Infatti questa strada trae il suo nome dai mucchi di fieno dove si sedevano gli studenti. Forse i Misteri rappresentati sul sagrato di Notre Dame hanno contribuito a nutrire l’ispirazione visionaria dei cerchi dell’Inferno»

La rue du Fouarre (Vicolo degli Strami) che è la continuazione della Via Dante fra il lungosenna Montebello e il Boulevard St Germain nel cuore del quartiere latino, meriterebbe anche oggi un pellegrinaggio...ma cerchiamo di immaginare Parigi a quell’epoca.
Capitale della Francia, la città si snoda lungo la Senna e le sue origini risalgono all’antica «Lutetia Parisorium», conquistata da Cesare nel 53 AC. La città non è solo un centro amministrativo e politico, ma anche un centro spirituale e intellettuale a causa dell’importanza della sua università.
Nel 1253 il re Luigi IX mette dei locali a disposizione degli studenti stranieri in teologia, dando cosi’ origine al Collegio della Sorbona.

Dante, che avrebbe soggiornato a Parigi verso gli anni 1308/1310, parla della città come di un centro culturale e intellettuale a causa della sua università dove anche Tommaso d’Aquino avrebbe dispensato il suo insegnamento. Nel X Canto del Paradiso, Tommaso (che diverrà santo solo dopo la morte del poeta) presenta a Dante i personaggi di quel cielo dove incombe l’ombra della Sorbona e in particolare della Facoltà delle arti e delle scienze.
In questo stesso Canto (137-138), Tommaso mostrando a Dante «la luce eterna di Sigieri» parla del Vico degli Strami (la sopra citata rue du Fouarre) dove era situata detta Facoltà che costituiva, insieme alla Facoltà di diritto, di medicina e di teologia, l’istituzione di grande reputazione che diventerà la Sorbona.

«Questi, onde a me ritorna il tuo riguardo,
E’l lume d’uno spirto che ‘n pensieri
Gravi a morir li parve a venir tardo:
Essa è la luce eterna di Sigieri,
Che leggendo nel Vico degli Strami, sillogizzo’ invidiosi veri»
.

Ma quale erano queste verità odiose (invidiosi veri)? Forse un insegnamento troppo rigoroso della morale? Le frizioni tra il sistema aristotelico e la scienza rivelata? La querela che era sorta tra Sigieri di Brabante e Tommaso d’Aquino e Bonaventura da Bagnoregio, quest’ultimi desiderosi di assimilare la ricerca filosofica alle verità della fede?
Sta di fatto che nel 1277 Sigieri, bersaglio principale di una condanna del papa e dell’episcopato, è convocato dall’Inquisitore. Ma ha già lasciato Parigi per recarsi a Orvieto dove sarà assassinato da un servitore (complotto della chiesa contro uno spirito troppo libero?).
Ora Sigieri troneggia, risplendente, nel Paradiso, alla sinistra del suo vecchio nemico Tommaso. Un ulteriore, profondo riferimento parigino lo troviamo nella prima corona dei Sapienti: la gran terna composta da San Tommaso (al centro), Alberto Magno (a destra) e Sigieri di Brabante (a sinistra), tutti maestri della Sorbona, è stata intesa, con molto acume, come una glorificazione di quella scuola: Questi che m’è a destra più vicino, frate e maestro fummi, ed esso Alberto è di Cologna, e io Thomas d’Aquino. […] Questi onde a me ritorna il tuo riguardo, è ’l lume d’uno spirto che ’n pensieri gravi a morir li parve venir tardo: essa è la luce etterna di Sigieri, (Par X 97-99; 133-136).

Questi versi su Sigieri lasciano pensare che Dante abbia realmente conosciuto questa prestigiosa accademia che era la Sorbona. Da parte loro anche Giovanni Boccaccio e Giovanni Villani hanno sostenuto l’ipotesi del viaggio e del soggiorno di Dante a Parigi.

Villani: Chi fue il poeta Dante Allighieri di Firenze Nel detto anno MCCCXXI, del mese di luglio, morì Dante Allighieri di Firenze ne la città di Ravenna in Romagna, essendo tornato d’ambasceria da Vinegia in servigio de’ signori da Polenta, con cui dimorava; e in Ravenna dinanzi a la porta della chiesa maggiore fue sepellito a grande onore in abito di poeta e di grande filosafo. Morì in esilio del Comune di Firenze in età di circa LVI anni. Questo Dante fue onorevole e antico cittadino di Firenze di porta San Piero, e nostro vicino; e ’l suo esilio di Firenze fu per cagione, che quando messer Carlo di Valos de la casa di Francia venne in Firenze l’anno MCCCI, e caccionne la parte bianca, come adietro ne’ tempi è fatta menzione, il detto Dante era de’ maggiori governatori de la nostra città e di quella parte, bene che fosse Guelfo; e però sanza altra colpa co la detta parte bianca fue cacciato e sbandito di Firenze, e andossene a lo Studio a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo. Questi fue grande letterato quasi in ogni scienza, tutto fosse laico; fue sommo poeta e filosafo, e rettorico perfetto tanto in dittare, versificare, come in aringa parlare, nobilissimo dicitore, in rima sommo, col più pulito e bello stile che mai fosse in nostra lingua infino al suo tempo e più innanzi. Fece in sua giovanezza il libro de la Vita nova d’amore; e poi quando fue in esilio fece da XX canzoni morali e d’amore molto eccellenti, e in tra l’altre fece tre nobili pìstole; l’una mandò al reggimento di Firenze dogliendosi del suo esilio senza colpa; l’altra mandò a lo ’mperadore Arrigo quand’era a l’assedio di Brescia, riprendendolo della sua stanza, quasi profetezzando; la terza a’ cardinali italiani, quand’era la vacazione dopo la morte di papa Chimento, acciò che s’accordassono a eleggere papa italiano, tutte in latino con alto dittato, e con eccellenti sentenzie e autoritadi, le quali furono molto commendate da’ savi intenditori. E fece la Commedia, ove in pulita rima, e con grandi e sottili questioni morali, naturali, strolaghe, filosofiche, e teologhe, con belle e nuove figure, comparazioni e poetrie, compuose e trattò in cento capitoli, overo canti, dell’essere e istato del ninferno, purgatorio, e paradiso così altamente come dire se ne possa, sì come per lo detto suo trattato si può vedere… (da Giovanni Vilani NUOVA CRONICA a cura Adriano Siimoncini).

Giovanni Boccaccio,
figlio naturale di un mercante fiorentino e di una madre francese, nato a Parigi nel 1313 (7 anni prima della morte di Dante), ha raccolto la nuova tradizione tramandata dagli italiani che vivevano a Parigi, circa il soggiorno e gli studi di Dante nel quartiere delle Scuole (rue des Ecoles oggi, sede della Sorbona).
In particolare Boccaccio ci informa di quanto sopra nel suo Trattatello in laude di Dante. È Giovanni Boccaccio (1313-1375) a renderci la più completa testimonianza del soggiorno di Dante in terra francese: Ma poi che egli vide da ogni parte chiudersi la via alla tornata, e di dì in dì più divenire vana la sua speranza, non solamente Toscana, ma tutta Italia abbandonata, passati i monti che quella dividono dalla provincia di Gallia, come poté, se n'andò a Parigi e quivi ad udire filosofia naturale e teologia si diede..... Intanto che essendo egli a Parigi e quivi sostenendo in un disputazione de Quodlibet che nella scuola di teologia si faceva, quattordici questioni da diversi valenti uomini e di diverse materie, con i loro argomenti pro e contra fatti dagli opponenti, senza mettere in mezzo, raccolse, e ordinatamente , come poste erano state, recito’. Quelle poi, seguendoso quello medesimo ordine,sottilmente solvendo e rispondendo agli argomenti contrari. La qual cosa da tutti i circostanti quasi miracolo fu reputata.

La testimonianza di Boccaccio, confermata da quella di Giovanni Villani, mi sembra primeggiare sulle numerose discussioni e sulle divagazioni degli eruditi. In questa giostra letteraria, noi che non abbiamo obblighi di rigore filologico, né problemi di edizione, e che siamo nettamente favorevoli all'ipotesi di un Dante "parigino", invitiamo il lettore a fare una sosta a rue du Fouarre, cosi' ricca di memoria e di suggestioni.

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