Publio Virgilio Marone - Pomezia e Ardea (Rm)
Gli Scenari
Le fonti a cui Virgilio attinse l'enorme materia del suo Poema, sono numerosissime e comprendono poeti greci, latini e trattati riguardanti riti e costumi antichi. A questo studio letterario ed erudito il grande poeta aggiunse la conoscenza diretta dei luoghi in cui, secondo la leggenda, si erano svolti gli atti. Visitò cosi l'Italia meridionale e la Sicilia, come detto sopra stava addirittura accingendo a visitare ì luoghi originari dell'oriente, quando fu colto improvvisamente dalla morte.

Ma Virgilio come detto nella biografia abitava a Roma e appena possibile si recava al sole di Napoli. Certamente doveva ben conoscere i territori intorno a Roma, quelli coincidenti con il Parco Letterario® Virgilio. Conosceva bene quelle campagne dell’Agro Romano dove il mito dell’origine latina di Roma era forte e vissuto attraverso riti ancora vivi.
Conoscenza diretta e indicazioni precise lo portano a descrivere accuratamente nell’Eneide alcune zone del territorio a sud di Roma, ancor oggi in gran parte visibili, dove Enea sbarca e dove conduce nel tempo la guerra contro i Rutili e i suoi alleati.
Il grado di notorietà e di appartenenza dell’autore e delle sue opere tra la gente del posto.
Tanto si potrebbe dire a proposito, ma basterebbe in modo emblematico elencare i tanti “lidi di Enea”, qui come in tutta la costa laziale a sud di Roma, tombe di Enea, ecc. oggi richiamati da toponimi di varia natura, dagli insediamenti presunti o dai moderni caseggiati e le strutture ricettive, lungo la costa o nella campagna romana a sud di Roma. Insomma non ci vuole un indagine particolare per testimoniare l’evidenza e quanto forte sia ancora il legame dell’autore con questo territorio.
L’Eneide permea profondamente la storia di questo territorio tra la foce del Tevere, Roma, Pratica di Mare, Ardea, i colli Albani…
Molte sono le iniziative che testimoniano il grado di notorietà e di appartenenza dell’autore e delle pagine dell’opera virgiliana, sia estemporanee che approfondite.
Sulla costa a sud del Tevere, come piccole rocche, si elevano ancora oggi alcune alture rocciose create dalle colate vulcaniche del Vulcano Laziale. Su queste, prima della nascita di Roma andavano sorgendo pagus, vicus, città che hanno fatto la storia della civiltà latina. Tra queste località l’attuale Pratica di Mare, l’antica Lavinium e Ardea la città di Turno il re dei Rutili a capo dell’esercito che combatterà la coalizione guidata da Enea.

L'antica Lavinium è il luogo mitologico dove Enea fondò il primo insediamento. Identificata oggi con il borgo di Pratica di Mare, nel comune di Pomezia, sulla base dei ritrovamenti archeologici che si sono avuti in questa zona. Secondo la tradizione il nome della città deriverebbe da Lavinia, la figlia del re dei latini Latino.
Qui vicino nel dopoguerra sono stati ritrovati tredici altari, che sono datati al VII secolo a.C., dove venivano eseguiti riti sacrificali ed un santuario risalente al VI secolo a.C., come un tumulo sepolcrale datato al VII secolo a.C., che si vorrebbe identificare come la Tomba di Enea.
Per la città di Ardea il mito ha elaborato varie versioni sulle vicende della fondazione, legate al racconto dello sbarco di Enea sulle coste del Lazio e quindi alla nascita di Roma.
Tra le varie leggende da Ovidio si tramanda l'origine del nome di Ardea dall'alzarsi in volo di un airone cenerino (ardea cinerea) dopo l'incendio e la distruzione della città ad opera di Enea, vittorioso sul re Turno.
“Turno muore. Ardea cade con lui, città fiorente finché visse il suo re. Morto Turno, il fuoco dei Troiani la invade e le sue torri brucia e le dorate travi. Ma, poi che tutto crollò disfatto ed arso, dal mezzo delle macerie un uccello, visto allora per la prima volta, si alza in volo improvvisamente e battendo le ali, si scuote di dosso la cenere. Il suo grido, le sue ali di color cenere, la sua magrezza, tutto ricorda la città distrutta dai nemici. Ed infatti, d'Ardea il nome ancor gli resta. Con le penne del suo uccello Ardea piange la sua sorte” (Ovidio, Metamorfosi, XV.)
Virgilio ambienta in molti luoghi riconosciuti e riconoscibili del territorio le vicende dell’eroe troiano che svolge dopo l’approdo sulle rive latine.
Virgilio è autore certamente noto alla popolazione locale e molte sono attualmente le proposte didattiche sia curriculari che proposte da esperti esterni che coltivano e promuovono la conoscenza dell’opera di Virgilio, soprattutto dell’Eneide, nei confronti degli studenti del territorio che ne rivendica l’appartenenza.


L’opera di Virgilio appartiene indubbiamente alla popolazione locale e pure il territorio, a ben vedere, ha tanta assonanza anche con il tema della “ruralità”, e su questo il Parco Letterario potrà lavorare, con iniziative sul mondo agricolo cosi tanto presente nelle opere virgiliane precedenti all’Eneide.
Individuazione dei principali luoghi dell’ispirazione letteraria attraverso lo studio sistematico delle opere di riferimento
Attraverso lo studio dell’autore verranno individuati i principali “luoghi dell’ispirazione letteraria”.
Fin dalla prima lettura dell’Eneide sarà possibile individuare numerosi riferimenti diretti al territorio.
Luoghi già noti a tutti, tanto da poter fare a mo di esempio, sin da subito, facilmente, un primo ipotetico viaggio alla scoperta del paesaggio che fu teatro del mito di Enea e della nascita di Roma.
Questo itinerario potrebbe emblematicamente avere come punto di partenza l’Ara Pacis di Augusto, per poi passare per le antiche vie Ostiense, Laurentina, Ardeatina e Appia che attraversano l’Agro Romano e collegano Roma con il mare e i Colli Albani.
Il percorso nel Parco Letterario® Virgilio passa nei luoghi descritti da Virgilio negli ultimi sei libri dell’Eneide:
Pallanteum che era l’insediamento originario di Roma prima della fondazione della città di Romolo, Ficana ( Acilia ) presso l’antica foce del Tevere; Lavinium (Pomezia – Pratica di Mare ) la città fondata da Enea; Ardea, la capitale dei Rutuli e la patria del re Turno; Albunea (Santa Palomba) con la Grotta del Fauno e il crocevia delle fate; l’area archeologica di Acqua-Acetosa Laurentina; Monte Cavo dove il panorama spazia con la meravigliosa visione del Lazio virgiliano.

Nello studio sistematico delle pagine dell’Eneide si trovano riferimenti diretti al territorio, oltre al Tevere e al Palatino, ai luoghi dell’Agro Romano, di Lavinium – Pratica di Mare nel comune di Pomezia.
Questi sono contenuti nei versi dell’Eneide, dal Libro VII in poi, che citano e descrivono, in maniera analitica, alcuni luoghi nel territorio dell’istituendo Parco Letterario® Virgilio.
Salve, disse, terra dai fati a me dovuta,
e salvate anche voi, fidi Penati,
di Troia; è qui la casa, è qui la Patria
(VII, 172-175)
In particolare, la tradizione vuole che nel XII sec. a. C., Enea al termine delle sue lunghe peregrinazioni, giungesse alla foce del fiume Numicus, (attuale fosso di Pratica di Mare) per ricongiungere i profughi troiani all’antica terra madre, (secondo la leggenda, Dardano, il fondatore di Troia, era originario del Lazio) e al loro destino, che era quello di fondersi con le genti latine per dare vita alla stirpe romana, destinata a dominare il mondo per i secoli a venire. Resti del primo nucleo abitativo di una certa consistenza, (30 capanne dalle pareti intonacate, corredate di canalizzazioni, palizzate, etc.) sono stati individuati nei pressi del Borgo di Pratica di Mare, risalenti proprio al periodo in coincidenza con le narrazioni dell’Eneide... (quasi 3.200 anni fa).
Virgilio testimonia (come d’altronde Dionigi di Alicarnasso) la presenza di antica Lavinium dal VII sec. a.C.e da questo periodo fino alle soglie del II sec. d.C., i pianori antistanti l’attuale Borgo di Pratica presentavano una città completa del Foro, del complesso termale, e di una piazza di 5 ettari, arricchita da edifici, portici e semicolonnati, con i loro pavimenti a mosaico, le statue marmoree ed i ninfei.
Ma la peculiarità di Lavinium era la sacralità del luogo, dato che attraverso i suoi culti era considerata città madre dai Romani, e dove si concludeva anche la Via Sacra, percorso religioso eletto della Lega Latina e dell’Impero Romano. La Via Sacra si snodava verso il mare, raggiungendo prima il Santuario di Albunea e l’Antro di Fauno, (presso l’attuale Solforata a Santa Palomba). L’antica Lavinium, grazie alle sue origini, risulta essere una zona ricca di reperti archeologici con scavi ancora in corso.

Tra i più significativi ritrovamenti si ricordano:
• il Santuario Federale della Lega Latina detto delle “13 Are” (altari in tufo allineati del VI –IV sec. a. C);
• le Terme ed il Foro (datati tra VII e III sec. a.C.);
• una Necropoli, un deposito votivo con diversi manufatti ed un centinaio di statue in terracotta, testimonianza dei costumi e dei modelli estetici del tempo, tra cui la celebre Minerva Tritonia;
• l’Heroon di Enea, monu mento funebre a lui dedicato dopo la scomparsa a seguito di una battaglia avvenuta nelle vicinanze del fiume Numico, riportava l’iscrizione "Patris Dei Indigetis….“
Da qui i pellegrini (ma anche le più alte personalità dell’epoca) raggiungevano le Fornaci, dove venivano prodotti manufatti votivi in terracotta e ceramica, da destinare ai siti di Lavinium, o al Tempio al Sol Indiges, dove la Via Sacra culminava con gli edifici di questo complesso. (presso l’attuale abitato costiero di Torvajanica, alla foce di Rio Torto).
Rio Torto, chiamato dai Latini Fiume Numico, serviva di confine ai Latini con i Rutuli, e fu reso assai celebre per la morte di Enea. Questo fiume scorre tortuoso fra oleasti, e canne, che nel deserto della campagna pometina (compresa l’area di pertinenza nel Parco della Sughereta) ne dimostrano il corso, e quindi va a formare uno stagno assai vasto se si consideri l’esiguità del rio, e questo è il famoso stagno citato da Virgilio, e da altri poeti.
Ovidio fedelmente descrive nel XIV delle Metamorfosi v. 599., la sua tortuosità, e le canne che ne ves tivano le rive.
Riferendosi sempre al Rio Torto, Antonio Nibby nel suo“Viaggio antiquario ne’ contorni di Roma” scrive:
“Quelli, che hanno preteso, che il Numico fosse l'altro fiume, che più verso Ardea, anzi che sotto quella città stessa scorra, non hanno riflettuto che quel fiume non è naturale, ma artificiale, e formato dallo scolo del lago di Nemi, che esso non forma stagno, e che la prossimità di Ardea non permette crederlo aver servilo di confine a questa città. il Numico, del quale si tratta, cioè il Rio Torto è un ruscello perenne, che porta acque limpide meno i tempi di pioggia, e trae la sua origine molto presso alla Cecchina, fra questa e la Tenuta di Tor Cancelliera”
Si segnalano inoltre reperti di interesse archeologico segnalati e non riportati alla luce all’interno del Parco della Sughereta, già oggetto di analisi nella proposta di legge Regionale presentata in data 14/01/2002 per la “Istituzione di una Riserva Naturale Sughereta di Pomezia”.

In ogni caso, la scelta di portare avanti Virgilio come portabandiera del locale Parco Letterario®, non indirizza solo allo studio del singolo autore nel dettaglio, alla sua biografia ecc. ma ad un analisi più generale che porterà nel tempo un ventaglio di ulteriori autori noti o meno e da Roma antica ad oggi e consentirà agli operatori del Parco Letterario®, a vari livelli, di utilizzare al meglio quel formidabile strumento di lettura, d’interpretazione del territorio che è il cuore del progetto.
Come abbiamo visto sopra con il brano di Nibby, i ricercatori del Parco, proseguendo nello studio di Virgilio e dei suoi luoghi, nelle modalità previste cosi come diremo in seguito, arriveranno certamente ad incontrare dei “nodi letterari” e quindi altri autori che in diverse epoche si sono ispirati per le proprie opere letterarie allo stesso luogo, più o meno intonso o trasformato.
Si vedrà cosi che, da scrittori antichi a quelli moderni e contemporanei, molti sono gli autori e le pagine dedicate allo stesso territorio individuato, dal mare all’Urbe sino su ai Colli Albani, sul Mons Albanus dei Latini, divenuto in seguito alla potenza della vicina città latina di Cabum Monte Gabo, da cui Monte Gavo ed in ultimo l'odierno toponimo di Monte Cavo, montagna sacra ai popoli italici del Lazio, quindi montagna sacra ai romani, poiché vi sorgeva il tempio di Iuppiter Latiaris, una delle più ambite mete di pellegrinaggio per i popoli latini e nei secoli di dominazione romana..
Il Lago Albano visto da Sil’vestr Feodosieviè Šèedrin (1791-1830).
“Ai bordi del cratere spento che oggi, (...), è divenuto il lago Albano (...) era situata Alba, madre di Roma, distrutta dalla politica romana fin dai primi tempi dei re. Qualche secolo più tardi, a un quarto di lega da Alba, sul versante che guarda il mare, è sorta Albano, la città moderna, separata dal lago da una parete di rocce che nascondono il lago alla città e la città al lago. Quando la si scorge dalla pianura, le sue bianche case spiccano sullo sfondo della scura e profonda vegetazione della foresta così cara ai briganti, e così spesso nominata, la quale circonda da ogni lato la montagna vulcanica.”
(Stendhal, La badessa di Castro, 1839.)
Ma Stendhal è solo una delle tante citazioni letterarie possibili, famose o meno.
Naturale conseguenza di questa lettura delle fonti, sotto molteplici aspetti, è la piena giustificazione e affermazione della creazione di un Parco Letterario® .
Quale migliore incarnazione, infatti, dell’idea di Museo (=luogo sacro alle Muse, fonte d’ispirazione letteraria) della memoria letteraria e museale de I Parchi Letterari®?
Creare un Parco Letterario® significa leggere il territorio in maniera trasversale, unendo idealmente storia e storie, usi e costumi, ambiente, arte, musica, gastronomia e leggende locali, proponendo itinerari diversi dalle strade battute ormai da molto tempo dal turismo tradizionale, tenendo anche presente il cambiamento radicale che si è instaurato in ambito turistico nella relazione domanda-offerta: il visitatore non si pone più come un soggetto passivo, ma vuole ricoprire un ruolo da protagonista nei confronti della fruizione di una proposta di qualità; anche in questo caso, I Parchi Letterari® rispondono a questa neonata esigenza.
La novità dei percorsi che noi proponiamo risiede soprattutto nella capacità di emozionare il partecipante sull’onda dello stupore e della curiosità, di coinvolgere tutti e cinque i sensi. Il viaggiatore moderno viene sedotto e trasportato in un’altra dimensione di spazio e di tempo…Alla fine, il “viaggiatore” potrebbe scoprire di avere in realtà compiuto un viaggio all’interno di se stesso, di aver ritrovato echi perduti, di aver risvegliato antiche e sopite memorie…
I Parchi Letterari® possono effettivamente rappresentare un’importante occasione di sviluppo economico basato sul turismo culturale e sulla riscoperta dell’identità locale.
(Consorzio Virgilio)
Il legame ed il senso di appartenenza di Virgilio e delle sue opere tra la popolazione locale sono testimoniate in modo emblematico dall’elenco dei tanti “lidi” e “tombe” di Enea” presenti a Pomezia come in tutta la costa laziale a sud di Roma. L’Eneide attraversa profondamente la storia di questo territorio tra la foce del Tevere, Pratica di Mare, Ardea, i Colli Albani, e non a torto. Tra queste località l’attuale Pratica di Mare, l’antica Lavinium, è il luogo mitologico dove Enea fondò il primo insediamento e Ardea, la città di Turno il re dei Rutili, è cantata anche da Ovidio che ne descrive l'incendio e la distruzione ad opera dell’eroe troiano.
Ardea è oggi sede del avveniristico Museo Archeologico Lavinium e dell’incredibile Raccolta Manzù, collegata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. “Città di fondazione”, Pomezia è sorta in seguito alla riqualificazione della palude pontina decisa con la legge di bonifica integrale del 1928, che diede tra l'altro origine a Littoria (oggi Latina), Sabaudia e svariati altri centri rurali minori costruiti secondo i canoni del Razionalismo Italiano.


I Parchi Letterari® Publio Virgilio Marone è inoltre fortemente impegnato nell’affrontare le difficoltà derivanti da realtà importanti di emarginazione e povertà e promuove permanentemente iniziative ed eventi dedicati all’integrazione ed al recupero sociale ed ambientale del territorio.
