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Inaugurata la rassegna “IL CAMMINO DELLE PAROLE”

Oltre duecento persone sono intervenute nel pomeriggio dello scorso 23 novembre all’inaugurazione della rassegna “Il cammino delle parole”, promossa insieme alla Società Dante Alighieri [continua...]

Giosue Carducci: Pittore e scultore di immagini e uomini

23 novembre 2011, Roma - Palazzo Firenze. La Società Dante Alighieri e Paesaggio Culturale Italiano Vi invitano a partecipare all'incontro letterario ed enogastronomico "Giosue Carducci: Pittore e scultore di immagini e uomini" [continua...]

Buon compleanno Giosue

27 luglio 2011, Castagneto Carducci (Li). In occasione del 176° compleanno di Giosue Carducci, il Comune di Castagneto Carducci presenta: "Buon compleanno Giosue" [continua...]

Giosue Carducci - Castagneto Carducci (Livorno)

La Cucina Letteraria


Nasica, "Carducci e D'Annunzio (1901)

 Celebri le sgambate e ribotte di carducciana memoria: pantagrueliche mangiate che cominciavano al mattino e finivano al crepuscolo e dove con gli amici di Castagneto discuteva e recitava poesie. Il vino fu un suo compagno tutt'altro che sgradito sia come poeta che come uomo. La sua collaborazione alla "Cronaca Bizantina" veniva pagata con barili di Vernaccia; una targa murata di fronte ad un'osteria di Desensano del Garda recitava: "Qui Giosue Carducci, nei mesi di luglio e ottobre degli anni 1882-85, spesso libero da scocciatori, per sedare l'ardore dello spirito, per sciogliere l'amaro degli affanni, per temprare il vigore e la grazia; ilare e di buon umore attingeva dai vini vigore e grazia".

Indagando sulle preferenze culinarie del Carducci scopriamo la sua  grande passione per i tordi, per il pesce fritto o le fettuccine con l'abbacchio. In alcune sue righe scritte da Napoli annotava: “Tutti i giorni mangio dodici ostriche e bevo una bottiglia e mezzo o due di Posillipo o di Vesuvio, con un piatto di pesce o di carne, maccheroni e frutta e non altro”.

Inter aves turdus c’era vergato su quel foglietto assassino. Ma il merlo, sempre grasso anche in annata grama, voleva giustizia. E siccome il passo dei merli era d’un visibilio fuor di memoria, fu deciso di concertare una gran merlata (…). Procacciarsi una ventina di merli fu uno scherzo per Goccino e soci (…). Decisi cinque assaggi, il sabato pomeriggio dette il via strinando i merli, levandogli teste e zampe”.

 Appassionato cacciatore, non meno che divoratore di pennuti, Carducci in queste note vergate a Castagneto Marittimo negli anni a cavallo tra fine Ottocento e Novecento, descrive la preparazione dei merli per i crostini:
 “Furono messi in fusione quindici merli, con cipolla, odori, olive e funghi rinvenuti, grappa e aceto. Poi furon manipolati con salvia e ramerino, arroselliti in olio con metà rigaglie, spruzzati di vino rosso e lasciati cuocere con cincini d’acqua, in fine tritati e impastati con acciughe e panna”. 

La Torre di Donoratico e le vigne

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