Giosue Carducci - Castagneto Carducci (Livorno)
La Cucina Letteraria

Celebri le sgambate e ribotte di carducciana memoria: pantagrueliche mangiate che cominciavano al mattino e finivano al crepuscolo e dove con gli amici di Castagneto discuteva e recitava poesie. Il vino fu un suo compagno tutt'altro che sgradito sia come poeta che come uomo. La sua collaborazione alla "Cronaca Bizantina" veniva pagata con barili di Vernaccia; una targa murata di fronte ad un'osteria di Desensano del Garda recitava: "Qui Giosue Carducci, nei mesi di luglio e ottobre degli anni 1882-85, spesso libero da scocciatori, per sedare l'ardore dello spirito, per sciogliere l'amaro degli affanni, per temprare il vigore e la grazia; ilare e di buon umore attingeva dai vini vigore e grazia".
Indagando sulle preferenze culinarie del Carducci scopriamo la sua grande passione per i tordi, per il pesce fritto o le fettuccine con l'abbacchio. In alcune sue righe scritte da Napoli annotava: “Tutti i giorni mangio dodici ostriche e bevo una bottiglia e mezzo o due di Posillipo o di Vesuvio, con un piatto di pesce o di carne, maccheroni e frutta e non altro”.
“Inter aves turdus c’era vergato su quel foglietto assassino. Ma il merlo, sempre grasso anche in annata grama, voleva giustizia. E siccome il passo dei merli era d’un visibilio fuor di memoria, fu deciso di concertare una gran merlata (…). Procacciarsi una ventina di merli fu uno scherzo per Goccino e soci (…). Decisi cinque assaggi, il sabato pomeriggio dette il via strinando i merli, levandogli teste e zampe”.
Appassionato cacciatore, non meno che divoratore di pennuti, Carducci in queste note vergate a Castagneto Marittimo negli anni a cavallo tra fine Ottocento e Novecento, descrive la preparazione dei merli per i crostini:
“Furono messi in fusione quindici merli, con cipolla, odori, olive e funghi rinvenuti, grappa e aceto. Poi furon manipolati con salvia e ramerino, arroselliti in olio con metà rigaglie, spruzzati di vino rosso e lasciati cuocere con cincini d’acqua, in fine tritati e impastati con acciughe e panna”.

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