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A Camaguey con Nicolas Guillen

09 Agosto 2026
 A Camaguey con Nicolas Guillen
La passeggiata del luglio scorso a Camaguey, città cubana Patrimonio dell’Umanità UNESCO fa parte dell’itinerario letterario “All’Avana con Calvino”, che verrà proposto in un libro di prossima pubblicazione


A Camaguey con Nicolas Guillen 


 La passeggiata del luglio scorso a Camaguey, città cubana Patrimonio dell’Umanità UNESCO, con foto nella centrale Piazza dei Lavoratori (Plaza de Trabajadores) della scultura del famoso poeta locale Nicolas Cristobal Guillen Batista (Camaguey, 10 luglio 1902-L’Avana, 16 luglio 1989), fa parte dell’itinerario letterario “All’Avana con Calvino”, che verrà proposto in un libro di prossima pubblicazione (Ed. Parco Letterario Italo Calvino Cuba /  I Parchi Letterari). 


Si tratta di un viaggio tra il reale e l’immaginario, per ricordare il nostro illustre scrittore italo-cubano nato a Santiago de las Vegas, borgo vicino alla capitale dell’isola caraibica, dove Calvino ritornò per qualche mese nel 1964, insieme alla fidanzata argentina Chichita che sposò proprio in quell’occasione all’Avana, per partecipare come giurato al Premio letterario Casa de las Americas e dove fece conoscenza con i più importanti intellettuali dell’isola. In questo percorso, un rilievo particolare merita Nicolas Guillen, meticcio e figlio di uno schiavo, celebre poeta, giornalista e attivista politico, riconosciuto ufficialmente come il “Poeta Nazionale di Cuba”, massimo esponente della “poesia negra” e del negrismo. Un movimento letterario incentrato sulla valorizzazione della cultura afro-cubana e del concetto di “color cubano”, il colore tipico dell’identità mista degli abitanti dell’isola.



Famosa è la sua poesia: (in italiano in calce, ndr)

*Mulata
Ya yo me enteré, mulata, 
mulata, ya sé que dice 
que yo tengo la narise
como nodo de cobbata.
Y fijate bien que tu        
no ere tan adelanta’,                 
poqque tu boca e bien grande, 
y tu pasa, colora’.
Tanto tren con tu cueppo, 
tanto tren; 
tanto tren con tu boca, 
tanto tren;  
tanto tren con tu sojo, tanto tren.
Si tu supiera, mulata,
la vedda’; 
jque yo con mi negra tengo,
yo no te quiero pa na’! 

Nel 1922, Guillen si trasferisce dalla città natale all’Avana per frequentare la Facoltà di Giurisprudenza all’Università, ma lascia presto gli studi per rientrare a Camaguey a lavorare come tipografo e giornalista. In quest’ultimo ruolo organizzò, diresse e disegnò la rivista “Lys”, con sede presso la sua abitazione, il cui primo numero fu pubblicato il 1° gennaio 1923, come periodico modernista di carattere letterario, artistico e sociale che dava ampio spazio agli articoli della nuova generazione di scrittori e artisti cubani. Nel 1930 trovò però l’approdo letterario definitivo, che lo consacrò a livello mondiale, con la pubblicazione del “Motivo del son”. Un’opera in cui l’autore introdusse il ritmo musicale del son cubano nella struttura lirica della poesia, dando voce ai quartieri poveri e alla popolazione di origine africana, trattando tematiche sociali come denuncia del razzismo e dell’imperialismo. Caratteristica dei suoi versi è l’utilizzo di espressioni onomatopeiche, creata per imitare e riprodurre il ritmo e il suono dei tamburi tipici della rumba afrocubana (Songoro cosongo), evocando la radice della parola son (son cubano), come ad esempio nella lirica del 1931, dove parla anche di mamey, tipico albero da frutto tropicale dell’area caraibica, che nel contesto della poesia popolare e sensuale di Guillen richiama in modo colorito la terra dei Caraibi, la carnalità e il calore della cultura meticcia.

**Songoro cosongo
jAy, negra,
si tu supiera! 
Anoche te bi pasà
y no quise que me biera.
A è tu le harà como mì,
que cuando no tube plata
te corrite de bachata,
sin acoddadte de mi.
Songoro cosongo,
songo bé;
songoro cosongo
de mamey; 
songoro, la negra 
baila bien; 
songoro de uno
songoro de tre.
Ae’,  
bengan a be; 
Ae’,
bamo pa be; 
bengan, songoro cosongo,
songoro cosongo de mamey!

Nel 1936 Guillen entrò a far parte della rivista politica, sociale e letteraria della sinistra d’avanguardia cubana “Mediodia (Mezzogiorno), che operava come una tribuna per gli intellettuali antifascisti e rivoluzionari cubani, di cui assunse la direzione nel 1937 con vice-direttore l’amico Carlos Rafael Rodriguez.

Sempre nel 1937 entrò nel Partito Comunista, subendo molti arresti, e iniziò per il poeta una vita molto movimentata e difficile per la sua opposizione di sinistra al regime autoritario della dittatura militare del governo di Fulgencio Batista, per cui decise di andare per diversi anni, fino al 1958, in esilio forzato e rientrando a Cuba solo nel 1959, dopo la vittoria della Rivoluzione castrista.

Durante l’esilio, Guillen ha modo di frequentare l’America Latina e l’Europa, che visiterà anche in seguito, e poi l’11 gennaio 1959 arrivò in Italia come delegato culturale, unitamente ai compatrioti e scrittori Alejo Carpentier e Juan Marinello. Ebbe così occasione di frequentare i salotti romani e i festival letterari legati alla sinistra italiana, incontrando intellettuali attivi nella solidarietà con la Rivoluzione Cubana. Fece un tour di conferenze e letture poetiche in diverse città: Roma, Milano, Torino, Venezia, Firenze, Napoli e Bologna. Questo viaggio rafforzò i suoi legami con diversi intellettuali italiani, come Dario Puccini (Roma, 1921-1997), grande ispanista e uno dei maggiori esperti e diffusori della cultura iberica e latinoamericana del Novecento, nonché critico letterario. Questi fu la sua guida in Italia e curò per la prima volta le principali raccolte del poeta cubano, quali i “Canti Cubani”, pubblicate da Editori Riuniti nel 1961. Fece altri incontri con letterati importanti del nostro Paese, come con Oreste Macri (Maglie, 1913- Firenze, 1998), critico letterario ufficiale dell’ermetismo, filologo ed ispanista come studioso e traduttore, fra l’altro, di Federico Garcia Lorca e Antonio Machado; e con Giuseppe Bellini (Isorella-Brescia,1923- Milano, 2016), fondatore degli studi di letteratura ispanoamericana in Italia, in particolare grande esperto dell’opera di Pablo Neruda e dei testi di Gabriel Garcia Marquez.

Molti sono i componimenti che hanno caratterizzato l’attività del poeta, che vanno dagli anni venti ai settanta, ma oltre a quelli già citati si segnalano due scritti caratteristici per il loro contenuto.

Nel 1934, viene pubblicata “West Indies L.T.D. (Società a Responsabilità Limitata Indie Occidentali), un’opera di forte denuncia sociale e politica contro lo sfruttamento nei Caraibi e la condizione di povertà delle popolazioni nere e meticce, che segna un punto di svolta fondamentale nella produzione dell’autore. Egli passa dai temi musicali della “poesia mulata” a una forte e aperta denuncia sociale e politica: lo sfruttamento economico della povertà nei Caraibi, per il controllo delle risorse locali da parte di potenze straniere, in particolare degli Stati Uniti.

Nel 1964, pubblica “Tengo” (Possiedo), dove si evidenzia la celebrazione dei traguardi sociali e dell’uguaglianza ottenuti con la Rivoluzione. Vengono esaltate la liberazione del popolo, le conquiste dei diritti civili e la fine di discriminazioni, razzismo e diseguaglianze sociali. Il verbo “tengo” significa possiedo, indicando il superamento della miseria passata.

La stima che circondava Guillen, da parte dei critici letterari e degli intellettuali, era tale che nel 1961 fu eletto come il primo Presidente dell’Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba (UNEAC), carica che manterrà fino alla morte, dopo lunga malattia, nel 1989. A sua memoria fu eretta e inaugurata nel 2019 presso l’Alameda de Paula, nel centro storico dell’Avana dove spesso passava, la statua in suo onore, opera dello scultore cubano Enrique Angulo. L’altra, come evidenziato all’inizio, è stata inaugurata nel 1922 a Camaguey ed è stata realizzata dalla scultrice locale di fama internazionale Martha Jimenez. Ha ricevuto molte onorificenze e Premi: nel 1954 il “Premio Lenin per la Pace”, assegnato da un Comitato Internazionale composto da personalità scelte direttamente dalle autorità sovietiche; nel 1961 “il Premio Nazionale di Cuba”; nel 1981 “L’Ordine Josè Marti”, massima onorificenza cubana assegnata da Fidel Castro e nel 1983 il “Premio Nazionale di Letteratura di Cuba”.

Graziano Mangoni

*
Mulatta
Lo so già, ragazza mulatta, 
ragazza mulatta, so già cosa dici
che ho un naso
come un nodo di cravatta.
E guarda bene che tu
non sei poi così tanto evoluta,
perché hai una bocca molto grande,
e sei una rossa.
Tante arie per il tuo corpo,
tante arie;
tante arie per la tua bocca,
tante arie;
tante arie per i tuoi occhi, tante arie.
Se solo sapessi, ragazza mulatta,
la verità;
che io ho la mia donna nera,
e non ti voglio per niente!
**
Songoro cosongo
Oh, donna nera,
se tu sapessi!
Ieri sera ti ho vista passare
 e non volevo che tu mi vedessi.
E tu lo farai come me,
quando non avevo soldi
sei scappata dalla bachata,
senza ricordarti di me.
Songoro cosongo,
songo be;’
songoro cosongo
di mamey;
songoro, la donna nera
 balla bene;
songoro di uno
songoro di tre.
Ae’,
vieni a bere;
Aé,
andiamo a bere;
vieni, songoro cosongo,
songoro cosongo de mamey!

Leggi anche “A spasso con Calvino e Guillén. Passeggiata letteraria a Camagüey (Cuba)

In foto la statua di Nicolas Guillen a Camagüey ( di Stefano Mangoni )



Italo Calvino
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Italo Calvino

Santiago de Las Vegas de La Habana

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