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Il sodalizio di Carlo Levi e Mimì Notarangelo

16 Marzo 2026
 Il sodalizio di Carlo Levi e Mimì Notarangelo
A Roma fino al prossimo 17 aprile la mostra “Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo”

Nella lunga e non banale storia del Premio “Carlo Levi”, iniziata nel lontano 1988 e interrotta malinconicamente, o forse finita per sempre, con la XXV edizione di tre anni fa, i due riconoscimenti più significativi, almeno per il loro alto valore simbolico, sono stati assegnati, a nostro sommesso avviso, nel 1997 al regista Franco Rosi e nel 2012 a Domenico Notarangelo.
Su quest’ultimo preme ora soffermarci, perché ce ne offre l’occasione un evento di grande rilevanza, che nel momento in cui scriviamo è in pieno svolgimento a Roma: la mostra “Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo”. Patrocinata dalla Associazione Pier Paolo Pasolini di Matera e dalla Fondazione Carlo Levi di Roma, essa è stata inaugurata il 27 febbraio scorso e resterà aperta fino al prossimo 17 aprile. 

Come ricorda Giuseppe, figlio del compianto Mimì e uno dei tre curatori con Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso della esposizione allestita nella sede della Fondazione Levi di via Ancona, molte delle foto sono inedite e sono state realizzate nell’arco temporale di alcuni decenni. Esse raccontano i luoghi e le persone del mondo leviano e sono importanti non solo come interessanti documenti storici di una società contadina ormai del tutto scomparsa, ma anche per la loro elevata cifra artistica. Una sezione intera, poi, è stata dedicata al film Cristo si è fermato a Eboli del Maestro Franco Rosi.

La mostra capitolina, dunque, «propone un percorso visivo e culturale che intreccia l’opera e il pensiero di Carlo Levi con lo sguardo fotografico di Domenico Notarangelo, restituendo la profondità umana, sociale e simbolica della Lucania e del mondo contadino». Si tratta, com’è facile immaginare, di una interessante e suggestiva operazione, che permette di mettere a fuoco e di esaltare il «rapporto personale, culturale, politico e umano che lo stesso Domenico Notarangelo ebbe con Carlo Levi nel quindicennio 1960-1975, culminato nella organizzazione dei funerali svoltisi ad Aliano».

Ci sembra opportuno, a questo punto, fornire qualche rapido cenno biografico di Domenico Notarangelo, che, come si già ricordato, nel 2012 ricevette il Premio Letterario intitolato all’artista torinese per la sua opera Da Carlo Levi a Franco Rosi, anche per ricordarne la intensa e benemerita attività politica e socio-culturale a dieci anni esatti dalla scomparsa.

Nato a Sammichele di Bari nel 1930 e rimasto orfano di entrambi i genitori, a diciotto anni si trasferisce con il fratello a Matera, che diventa così la sua città di adozione. Qui, dando seguito alla militanza politica iniziata già nel 1946 al paese natale, dove aveva aderito al movimento giovanile del Pci, ottiene l’incarico di corrispondente del quotidiano l’Unità ed è eletto segretario provinciale della organizzazione giovanile del partito comunista. Entrato a far parte come consigliere della Amministrazione Provinciale, riveste anche l’incarico di segretario provinciale della federazione comunista e assume la direzione di un periodico, Nuova Basilicata, tramite il quale il PCI materano persegue il tentativo di un rilanciare una politica unitaria delle sinistre e di aprire una nuova condizione di dialogo con i partiti di centro e in particolare con la Democrazia Cristiana.

L’intensa attività politica e ammnistrativa, comunque, non ne pregiudica l’impegno culturale e letterario. Fra le sue numerose opere, oltre a Il maggio di Accettura, meritano di essere ricordate per il loro valore demo-antropologico e documentale Sammichele e san Michele. La cultura dell’appartenenza e I sentieri della pietà. Comportamenti devozionali della gente del Sud. Significativo anche Il Vangelo secondo Matera, che già nel titolo evoca il legame dell’autore con Pasolini, che lo coinvolse nelle riprese del suo celebre film girato nel 1964 a Matera.

In conclusione, ci pare di poter dire che non è esagerato considerare Domenico Notarangelo un protagonista della storia lucana della seconda metà del Novecento, perché con la sua assidua ed eclettica attività di giornalista, fotoantropologo e politico non solo seppe osservare le trasformazioni sociali ed economiche, ma diede un grande contributo alla salvaguardia e alla valorizzazione delle tradizioni religiose e popolari. Del fecondo impegno intellettuale, peraltro, è una probante testimonianza il lascito di un prezioso archivio, da tutti ritenuto un patrimonio inestimabile per Matera e per l’intera Basilicata.

Angelo Colangelo

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