«Signore e signori!» esordì Ibsen. Improvvisamente, davanti a tutti. Era la grande festa annuale del Circolo Scandinavo di Roma. L’atmosfera era elettrica. Cosa avrebbe detto? Ibsen li rimproverò, diede una lezione a tutti. Ma perché?
Era il dicembre 1879, a Copenaghen era appena uscito l’ultimo dramma di Ibsen, Casa di bambola. Probabilmente gli scandinavi residenti a Roma non ne erano ancora a conoscenza. (1) Non immaginavano, quindi, che la proposta di Ibsen di concedere alle donne il diritto di voto nell’assemblea generale dell’associazione fosse collegata proprio a quella sua recente opera.
I membri del club, formato esclusivamente da uomini, rimasero, a dir poco, sorpresi quando il dottor Ibsen — come lo chiamavano — propose improvvisamente di concedere alle donne sia l’accesso che il diritto di voto.
Ibsen godeva di grande rispetto tra i membri del Circolo, e la sua proposta avrebbe dovuto essere presa molto sul serio. Tra i presenti c’era anche lo scrittore e giornalista norvegese Gunnar Heiberg (2), arrivato a Roma l’anno precedente. (3)
La proposta fallì
Nel Circolo, i membri si sentivano a proprio agio ed erano del tutto soddisfatti della situazione così com’era. Nemmeno le donne, cui era consentito fare occasionali visite al Club, avevano mai mostrato l'interesse di partecipare attivamente alle discussioni. Tuttavia, i diritti delle donne erano una delle grandi nuove idee dell’epoca, e alcuni modernisti tra i membri intesero appoggiare la proposta di Ibsen. Forse il loro sostegno fu soprattutto simbolico, poiché ci si aspettava che la maggioranza votasse contro.
Lo scrittore Heiberg descrive così l’episodio:
Noi avremmo votato a favore. L’avvocato Liebe, presidente di un consiglio regionale danese, condusse le trattative. Naturalmente, era contrario a qualcosa di così rivoluzionario come il diritto di voto alle donne. […] Tuttavia, si sentiva un po’ in imbarazzo, poiché non ci si poteva aspettare che l’attuazione del suffragio comportasse sconvolgimenti pratici di rilievo. Inoltre, il proponente era il suo amico, il dottor Ibsen, una persona facilmente suscettibile, molto appassionata a questa causa. Cosa sarebbe potuto accadere se si fosse inimicato un uomo come Ibsen?
[…] In poche parole, Ibsen sottolineò i grandi principi di utilità sociale alla base della proposta. L’avvocato Liebe rispose che, per quanto gli pesasse votare contro l’iniziativa sostenuta dal grande poeta norvegese – il nostro celebre, se mi è concesso dirlo, connazionale; il pensatore geniale, il ricercatore profondo, il poeta visionario – era comunque costretto a farlo. (Heiberg, 1924, pp. 66-67)
Dopo una breve polemica, la proposta venne messa ai voti e bocciata con una maggioranza di cinque o sei voti. (4) Il risultato fu accolto con cauta approvazione. Ibsen, invece, si infuriò e iniziò a chiedere a ciascun membro come avesse votato. Questo controllo del voto non fu apprezzato dagli altri membri che presero le distanze da lui. Alla fine, Ibsen prese il cappello e se ne andò.
Ma la vicenda non finì qui. Più tardi, la sera, quando Heiberg ed il suo entourage entrarono nel pub frequentato dai norvegesi, trovarono Ibsen seduto da solo al suo tavolo abituale. L’atmosfera era tesa, il silenzio opprimente.
Heiberg racconta:
Noi, i fedeli, ci sedemmo con Ibsen. Era educato ma silenzioso. La situazione era insopportabile. Arrivarono gli altri. I loro sguardi si incrociavano da un tavolo all’altro. Ibsen non fece alcuno cenno per invitarli a sedersi con noi e quando arrivò qualcuno che conosceva bene, non lo salutò. Li considerava apostati. [...] Ibsen aveva rotto con i suoi vecchi amici. Non parlava più con loro e non li salutava per strada.(Heiberg, 1924, pp. 67-68)
Ibsen crea scompiglio alla serata di festa
Il tempo passava, ma Ibsen continuava a essere ostinato. I suoi amici ne soffrivano, ma, come gli altri soci, attendevano con entusiasmo la grande festa annuale del Circolo Scandinavo. Nessuno si aspettava che Ibsen si sarebbe presentato. E invece… arrivò il dottor Ibsen! Aveva un aspetto maestoso: in frac, con le medaglie appuntate sul petto. Salutò cordialmente tutti. Così, sebbene si mantenesse un po’ in disparte, si pensò che avesse ormai dimenticato l'incidente. L’atmosfera era distesa, e le aspettative per una gioiosa serata di festa erano palpabili.
All’improvviso, Ibsen si alzò! Davanti a sé aveva l’intera sala delle feste. Disse: «Signore e signori!». Tutti trattennero il fiato. Cosa avrebbe detto? Forse un discorso di riconciliazione?
Heiberg racconta così l’episodio:
Aveva voluto rendere all’associazione un grande servizio, un grande piacere — osava dire — guidando i suoi membri verso le correnti del tempo. […] E come era stato accolto quel suo dono? Come un furto con scasso! Come un atto criminale! Respinto con pochi voti contrari! E come avevano reagito le donne, le donne a cui era destinato quel dono? […]
Ora non parlava più con calma, non si accarezzava più i capelli con gesto misurato. Scuoteva la testa con la sua criniera grigia. […] Sembrava un leone, o meglio, assomigliava al protagonista di Un nemico del popolo, il dottor Stockmann (5). Continuava a ripetere: «Che razza di donne sono queste? Che razza di donne! Che razza di donne! Ignoranti — nel senso più profondo del termine — immorali, allo stesso livello delle più basse… ignoranti… loro…»
Splash! Una signora, la contessa B., cadde a terra. Anche lei, come tutti noi, stava aspettando una parola terribile. Ma anticipò gli eventi… e svenne. (Heiberg, 1924, pp. 69–70)
Non c’erano dunque segni di riconciliazione. Dopo che la contessa fu portata fuori, Ibsen proseguì nel rimprovero verso tutti coloro che non avevano accolto i nuovi pensieri e le nuove idee al passo con i tempi e che avrebbero potuto rendere le persone migliori. Dato il tono del discorso e con riferimento alla sua ultima opera, è ragionevole pensare che il rimprovero non riguardasse solo l’ammissione delle donne nel Circolo Scandinavo, ma il ruolo e la posizione delle donne più in generale, nella famiglia e nella società.
Il punto di vista di Ibsen sulle donne
Ibsen si interessò a lungo alla questione femminile, un tema che attraversò tutta la sua produzione artistica. In particolare, il drammaturgo fu profondamente influenzato dall'amicizia con la pioniera e scrittrice norvegese Camilla Collett (6). I due intrattennero una corrispondenza che durò a lungo; in una lettera del dicembre 1889, due anni dopo la festa nel Circolo Scandinavo e la pubblicazione di Casa di bambola, Ibsen riconobbe l’importanza di Collett per la sua opera: "Sono ormai molti anni che tu, attraverso la tua vita spirituale, in una forma o nell'altra, hai cominciato ad avere un ruolo nella mia poesia." (Ibsen, 1889). Come Camilla Collett, Ibsen considerava che donne e uomini fossero diversi ma uguali e reciprocamente necessari. Il ruolo e la posizione delle donne riguardavano dunque tutta la società: spettava all’uomo rispettare la donna, mentre alla donna spettava raggiungere l’indipendenza.
La realtà tuttavia, era diversa. Le regole della vita pubblica e sociale erano definite dagli uomini. All’epoca, né in Italia né in Norvegia le donne sposate avevano diritti propri. In Norvegia, ad esempio, le donne sposate costituivano quasi la metà della popolazione; circa l’ottanta per cento delle donne svolgeva lavori domestici, spesso invisibili ma essenziali. Questi lavori venivano svolti in casa, dove l’uomo deteneva il potere reale (7).
Il punto di vista di Ibsen emerge chiaramente in "Optegnelser til nutids-tragedien. Rom, 19.10.78." con riferimento a Casa di Bambola :
In esso scrive:
«Esistono due tipi di legge spirituale, due tipi di coscienza, una nell'uomo e un'altra nella donna. Non si comprendono; ma la donna viene giudicata nella vita pratica secondo la legge dell'uomo... Alla fine, la moglie nella commedia non sa cosa sia giusto o sbagliato; il sentimento naturale da una parte e la fede nell'autorità dall'altra la portano completamente fuori strada. Una donna non può essere se stessa nella società odierna, esiste una società esclusivamente maschile, con leggi scritte da uomini e con pubblici ministeri e giudici che giudicano il comportamento femminile da un punto di vista maschile..» (8)
Solo teoria?
Il punto di vista di Ibsen sulla condizione femminile non fu influenzato soltanto dall'amicizia con la femminista e scrittrice Camilla Collett. Anche gli eventi della sua vita personale contribuirono a formare la sua opinione. Ibsen, infatti, spesso traeva ispirazione per i personaggi e le trame dei suoi drammi proprio dalle persone che conosceva e dagli avvenimenti della vita reale. Casa di bambola non fece eccezione. La protagonista Nora sembra ispirata alla scrittrice Laura Kieler, che Ibsen incontrò per la prima volta nel 1871. Quando il marito di Laura, Viktor, si ammalò, lei contrasse segretamente un prestito bancario per permettergli un viaggio curativo. Quando lui venne a sapere del gesto, chiese il divorzio e le proibì di vedere i loro figli.
In Casa di bambola, Ibsen trasmette la sua visione della vita e del destino delle donne attraverso Nora Helmer. La confusione, il dubbio e la disperazione di Nora emergono quando il marito Thorvald scopre che lei ha infranto la legge per aiutarlo e reagisce con rabbia e disgusto, rifiutando di sostenerla o aiutarla. L’autore stesso descrive così Nora:
Lei ha detto una menzogna, ed è proprio questo il suo peccato di presunzione: l’ha fatto per amore di suo marito, per salvargli la vita. Ma quest’uomo si appella all’onore, alla quotidianità, alla legge, e guarda alla vicenda con lo sguardo di un uomo. (9)
Il parallelo con la vicenda reale di Laura Kieler è sorprendente. Laura fu ricoverata con la forza in un manicomio, mentre Nora combatte la sua "battaglia dell’anima". Nora è divisa tra le leggi e gli atteggiamenti della società maschile, il rispetto per l’autorità e la fede nel suo diritto morale, l’amore per la famiglia e il desiderio di libertà. Le certezze su cui ha fondato la sua vita sono venute meno e rimane sola. Alla fine, Nora prende la decisione coraggiosa di lasciare la casa per uscire nel mondo, per "sollevarsi". Da sola.
Solo un rimprovero?
Nel 1879 la scelta di Nora era tanto inconsueta quanto coraggiosa. (10) Oggi la definiremmo una scelta femminista. Lo stesso si può dire della proposta che Ibsen presentò nello stesso anno all’assemblea generale del Circolo Scandinavo, chiedendo di concedere alle donne il diritto di voto nell’associazione. La proposta e il dramma hanno molte somiglianze: entrambi moderni, non tradizionali, rivoluzionari e schierati dalla parte delle donne.
La gravità della proposta fu evidente già quando la contessa B. svenne durante il discorso di Ibsen. Ma questo non fermò il drammaturgo.
Ancora Gunnar Heiberg:
Ibsen proseguì, forse con voce più calma ma sempre eloquente e decisa, denunciando la miseria, l’ignoranza e la resistenza ostinata, soprattutto delle donne, alle nuove idee che avrebbero potuto rendere le persone migliori.
Durante il discorso, qualcosa sembrò accadere dentro Ibsen: era come se vivesse personalmente le sue teorie, come se sperimentasse i suoi personaggi. (Heiberg, 1924, p. 71)
Al termine della appassionata arringa, Ibsen si alzò, mise il cappotto e lasciò la festa. Aveva detto la sua.
Un test o qualcosa di più?
Se si osservano le reazioni alla proposta di Ibsen e al suo discorso, si notano chiari parallelismi con Casa di bambola: una proposta a favore dei diritti delle donne respinta dagli uomini, proprio come Nora viene giudicata e rifiutata dal marito Thorvald. Ci si può chiedere se quel momento al Circolo Scandinavo fosse rappresentata una sorta di prova generale per vedere come il suo dramma sarebbe stato accolto, o forse qualcosa di più profondo.
È facile essere d’accordo con Heiberg nell’affermare che l’incidente avvenuto al Circolo Scandinavo possa essere stato una sorta di test su come Casa di bambola sarebbe stata accolta dal pubblico. Allo stesso tempo, però, non è necessario spingersi oltre la corrispondenza di Ibsen con Camilla Collett, la sua amicizia con Laura Kieler e la conoscenza della sua vita, né oltre gli appunti dello stesso poeta sul nuovo dramma, per credere che la proposta di Ibsen sul suffragio femminile, avanzata al Circolo Scandinavo, fosse qualcosa di più di un semplice esperimento sull'accoglienza della sua opera appena pubblicata. Quella proposta fu, fondamentalmente, il frutto delle esperienze e delle convinzioni personali di Ibsen — delle sue convinzioni femministe.
Sebbene nel 1879 la proposta non fosse stata accolta, non passò molto tempo prima che l’atteggiamento cambiasse. Gradualmente, “le correnti del tempo”, come le definì il dottor Ibsen, si diffusero tra i membri dell’associazione, e nel 1882 le donne ottennero pieno accesso e diritto di voto nel Circolo Scandinavo di Roma. (11)
Torill Rambjør
Note
(1) Casa di bambola, prima pubblicazione, il 4 decembre 1879, Gyldendalske Boghandels Forlag (F. Hegel & Søn) i Copenhagen. La prima intera bozza fullstendige; il 2 maggio 1879. La registrazione più vecchia, il 19 ottobre 1878. Da https://www.hf.uio.no/is/tjenester/virtuelle-ibsensenteret/om-ibsens-verk/du/
(2) https://snl.no/Gunnar_Heiberg
(3) Lo scrittore e giornalista Gunnar Heiberg venne a Roma nel 1878. Senza successo, Heiberg andò a trovare Henrik Ibsen a casa sua per portargli i saluti del padre, Edvard Omsen Heiberg. Si incontrarono per la prima volta qualche tempo dopo, presso l'Associazione Scandinava. Heiberg ammirava Ibsen
(4) I.P. Jacobsen, scrittore danese, Ernst Josephson, pittore svedese, Gunnar Heiberg ed altri due votarono per la proposta di Ibsen.
(5) Il dramma, Un nemico del popolo, uscì nel 1883.
(6) Ørjasæter, Kristin: Camilla Collett i Store norske leksikon på snl.no. Da https://snl.no/Camilla_Collett
(7) https://www.ssb.no/historisk-statistikk/folketellinger/folketellingen-1876
(8) https://www.ibsen.uio.no/DRVIT_Du%7CDu41113a_1r_1v.xhtml?facs=Ja
(9) https://www.ibsen.uio.no/DRVIT_Du%7CDu41113a_1r_1v.xhtml?facs=Ja
(10) Haugen, Morten O.: Laura Kieler i Store norske leksikon på snl.no. Ritirato il 6 marzo 2025 da https://snl.no/Laura_Kieler
(11) Lång, Fredrik 2010: Till Rom: nordiska konstnärer i Rom under 150 år
Bibliografia
Digitalarkivet (archivio digitale)
Haugen, Morten O.: Laura Kieler i Store norske leksikon på snl.no. Ritirato il 6 marzo 2025 da https://snl.no/Laura_Kieler
Heiberg, Gunnar, 2003, Salt og Sukker
Ibsen, Henrik, 1879, Et dukkehjem
Lønnå, Elisabeeth. 2021. "Kvinnebevegelsens historie." Store norske leksikon, ritirato il 20 novembre da https://snl.no/kvinnebevegelsens_historie.
Lång, Fredrik 2010: Till Rom : nordiska konstnärer i Rom under 150 år
SSB - Statistisk sentral byrå; Norge (Agenzia statistica centrale, Norvegia)
Ørjasæter, Kristin: Camilla Collett i Store norske leksikon på snl.no. Ritirato il 27 febbraio 2025 https://snl.no/Camilla_Collett
Immagine: Henrik Ibsen (a sinistra) con amici a Roma, ca. 1867. Dall'album di Henrik e Suzannah Ibsen (Ibsen-museene i Norge)