Francesco Lomonaco

Francesco Lomonaco

Montalbano Jonico

nel parco Francesco Lomonaco

Gli Scenari

 In costruzione

L’abitato di Montalbano Jonico è posto su di una collina, la cui altezza massima misura 292 metri sul livello del mare, a circa 17 km dal mare Jonio, al centro del Golfo di Taranto. Il suo assetto urbanistico si può suddividere in quattro parti:
a) quella più antica, la zona più periferica è stata parzialmente inghiottita dai calanchi, è delimitata da ciò che rimane della prima cinta muraria. Sono stati, infatti, recuperati e valorizzati le mura medievali che si sono parzialmente conservate;
2) l’area urbana racchiusa dalle mura rinascimentali, che rappresentano la seconda cinta muraria, quasi integra e anch’essa, in parte, restaurata;
3) l’altra area urbana a destra dell’abitato, guardando a nord, si è invece sviluppata negli anni ’30, seguendo un certo ordine, fino alla scuola elementare;
4) infine quella degli ultimi decenni, caratterizzata dall’assenza di una logica urbanistica razionale ed omogenea, anche in considerazione delle moderne esigenze.

Le origini risalgono al III secolo a. C., intorno al 280, anno della nota battaglia di Heraclea, allorché il re Pirro con l'aiuto dei suoi elefanti e degli alleati tarantini sconfisse le legioni di Roma. Nel corso dei secoli successivi alla caduta dell'impero romano è stata terra di conquista, subendo le sopraffazioni e le violenze dei Bizantini, degli Svevi, dei Normanni, dei Francesi, degli Spagnoli, dei Borboni, come del resto tutto il sud dell'Italia. Nel 1799, all'epoca della Repubblica Partenopea, rialzò la testa: alcuni suoi figli si distinsero nella lotta contro il governo borbonico per la libertà e per il patriottismo. Ricordiamo tra gli altri il filosofo Francesco Lomonaco, amico del Monti e del Manzoni, che gli dedicò un sonetto, e Niccolò Fiorentino che, al ritorno dei Borboni, fu arrestato e impiccato in Napoli.

In contrada Iazzitelli è stato trovato un sito risalente all’età del Bronzo, mentre le Tavole di Heraclea, conservate nel museo archeologico nazionale di Napoli e che rappresentano una importantissima e forse unica testimonianza di suddivisione agraria dei territori dei santuari di Dioniso e di Atena, risalente al IV secolo a.C., con incisa sul retro la Lex Iulia Municipalis del I secolo a.C., sono state rinvenute nel territorio di Montalbano Jonico nei pressi del fiume Cavone, che delimita il suo territorio da quello del comune di Pisticci. Nel medioevo Montalbano Jonico è appartenuto ai Sanseverino, è nota la vicenda del triplice avvelenamento di tre rampolli di quella casata, ad opera della Castellana Sancia Dentice, poi ai Villamare, ai Toledo e agli Alvarez.

Nei pressi dell’Agri, alle falde della masseria Cerulli, sono ancora visibili i ruderi del monastero bizantino di San Nicola de Sylva che è stato sede dei monaci cistercensi. Nel 1555 Montalbano Jonico venne saccheggiata dai Turchi e la seconda cinta muraria, che era di età aragonese, fu ristrutturata. Dalla fine del 1700 e per buona parte del 1800, fino all’unità d’Italia, a Montalbano Jonico, è stato molto attivo il movimento antiborbonico, con personaggi che si sono proiettati anche fuori dal contesto urbano ed hanno pagato duramente le loro scelte, in alcuni casi con la morte, in altri con la prigionia e l’esilio o con l’emarginazione dalle cariche pubbliche. Nel 1863 venne aggiunto l’appellativo Jonico per distinguerlo da altri comuni e sottolineare la sua vicinanza al mar Jonio. Sono tre le ipotesi sull’origine del suo nome: quella araba, albano in quella lingua significa luogo eccelso, Mons Albanus, dal gentilizio Albius e quindi un riferimento a Roma che assegnava le terre conquistate ai veterani di guerra e infine con riferimento alle argille bianche che circondano il paese.

Istituita nel 2011, la Riserva calanchiva di Montalbano Ionico è la più estesa della Basilicata e presenta unicità geologiche mondiali e interessi di pregio paesaggistico, ambientale, archeologico e culturale. I profondi solchi dei calanchi si estendono fino ai campi coltivati, circondati da boschi della macchia mediterranea, esemplari di pini e cipressi, fino a tratteggiare paesaggi assoluti come il geosito di Tempa Petrolla, uno sperone isolato di roccia che si innalza in un mare di argilla. L’ambiente in cui si sviluppano i calanchi comprende una ricca vegetazione e molte specie animali, in particolare volatili, al punto che la Riserva è riconosciuta a livello europeo come I.B.A. (Important Bird Area).
La riserva è attraversata da affascinanti sentieri, come i “Giardini”, mulattiere che da sempre collegano il borgo antico ai terreni della Val d’Agri, estendendosi dal mare Ionio alle vette del Parco Nazionale del Pollino. Molte di esse, inoltre, interessano i siti geologici di maggiore importanza della Riserva regionale dei Calanchi di Montalbano Ionico, fino a costituire sentieri ideali per escursioni e passeggiate.
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