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Il manoscritto de L'Infinito di Giacomo Leopardi

08 Gennaio 2019

Recanati – Villa Colloredo Mels. Nell'ambito della mostra “INFINITÀ / IMMENSITÀ. IL MANOSCRITTO”, fino al 19 maggio 2019 è possibile ammirare il manoscritto de L'Infinito di Giacomo Leopardi.
"Sempre caro mi fu quest'ermo colle,/e questa siepe, che da tanta parte/ dell'ultimo orizzonte il guardo esclude..."
Recanati Città dell'infinito, Parco Letterario Giacomo Leopardi 

Nell'ambito  della mostra
“INFINITÀ / IMMENSITÀ. IL MANOSCRITTO”
a cura di Laura Melosi in collaborazione con Lorenzo Abbate
Recanati – Villa Colloredo Mels

Fino al 19 maggio 2019 è possibile ammirare il manoscritto de L'Infinito di Giacomo Leopardi.
L’emozionante esposizione fa parte delle celebrazioni per i 200 anni dalla stesura della poesia più amata di sempre.
Scritto nel 1819, L’Infinito è stato più volte definito “la poesia perfetta”. Un componimento solo all’apparenza semplice, costituito da quindici endecasillabi sciolti, in cui il pensiero dell’autore si muove libero e flessuoso, sfruttando molteplici espedienti retorici che permettono una concatenazione dei concetti in un veloce e costante fluire del pensiero e della parola. Eppure tanta armonia compositiva che è valsa all’Infinito l’ingresso in ogni antologia scolastica, si palesa in un anno della biografia di Leopardi particolarmente difficile.
Il 1819 è infatti il vero annus horribilis per Leopardi, ridotto com’era alla quasi completa cecità, impossibilitato allo studio e al pensiero, attanagliato da una disperazione profonda che lo portò a progettare una clamorosa fuga dal “natio borgo selvaggio”.

È Leopardi stesso a indicare quel 1819 come l’anno della “mutazione totale in me”, quando “privato dell’uso della vista e della continua distrazione della lettura, cominciai a sentire la mia infelicità in un modo assai più tenebroso, cominciai ad abbandonare la speranza, a riflettere profondamente sopra le cose”. È proprio a queste traversie, in un contrasto notato da molti critici, andrebbe ricondotta l’origine più intima dell’Infinito, un componimento che in maniera implicita celebra la capacità del pensiero di trascendere il reale e i limiti concreti della vita, fino a valicare monti, campi e a naufragare nell’indeterminato e infinito spazio.

Dell’Infinito esistono due manoscritti: uno più antico, conservato a Napoli e un secondo, che tramanda una versione testuale molto vicina alla definitiva, custodito a Visso ed esposto eccezionalmente in questa sala del Museo. Le correzioni che si osservano su questi manoscritti sono effettivamente minime, sostituzioni di singole parole, aggiustamenti di punteggiatura, ma investono e riguardano altresì concetti filosofici e letterari sottilissimi, per cui anche la semplice mutazione di una virgola gioca un ruolo fondamentale nella conoscenza e nella comprensione di questa poesia.

www.infinitorecanati.it



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