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Il mendicante di stelle. Il narrare di Stanislao Nievo tra mito, natura e letteratura

28 Settembre 2016

28 settembre 2016. Biblioteca Nazionale Centrale di Roma "Il mendicante di stelle. Il narrare di Stanislao Nievo tra mito, natura e letteratura"
 Il mendicante di stelle. Il narrare di Stanislao Nievo tra mito, natura e letteratura

Mercoledì 28 settembre 2016 alle ore 16.30 inaugurazione della mostra alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

G. P. - 26 settembre 2016

Il luogo migliore per chi cerca uno spiraglio nascente nel cielo della letteratura, è domandare alla natura, a tutta la natura fino alle stelle, qualche spicciolo dei suoi infiniti misteri». Pronipote del celebre Ippolito, Stanislao Nievo è stato una poliedrica figura di autore del nostro Novecento: giornalista, reporter di viaggio, regista, poeta, scrittore, ideatore dei Parchi Letterari ed ecologista ante litteram. Nel decennale della sua scomparsa e per suggellare l’acquisizione del suo ricco fondo archivistico, la Fondazione Ippolito e Stanislao Nievo e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, nell’ambito del progetto di valorizzazione delle sue collezioni contemporanee Spazi900, inaugureranno mercoledì 28 settembre 2016 alle ore 16.30 la mostra Il mendicante di stelle. Il narrare di Stanislao Nievo tra mito, natura e letteratura, a cura di Andrea De Pasquale e Mariarosa Santiloni (visitabile dal 28 settembre al 31 dicembre 2016, lun-ven 10-18, sab 10-13, ingresso gratuito).

«Sarebbe bello se le mie carte andassero alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dove tante volte sono andato a consultare dei libri per i miei scritti»: così lo scrittore diceva alla moglie Consuelo Artelli Nievo, presidente della Fondazione. La donazione dell’Archivio di Stanislao Nievo alla BNCR riveste un particolare valore culturale, perché comprende gli appunti, i materiali di studio, le bozze delle opere dello scrittore e tutti i suoi libri, anche nelle edizioni straniere. Della raccolta fanno anche parte una numerosa scelta di immagini scattate in tutto il mondo dallo stesso Nievo, e oltre quattrocento quotidiani e riviste di settore con gli articoli che lo scrittore pubblicò in veste di giornalista, inviato intorno al mondo.

Il percorso espositivo de Il mendicante delle stelle ha il duplice scopo di illustrare i documenti acquisiti dalla Biblioteca e, allo stesso tempo, ripercorrere il percorso letterario e culturale di Stanislao Nievo. Si parte dagli esordi giornalistici e fotografici degli anni di Università, quando in una spedizione in Africa alla ricerca delle tracce del continente scomparso, Lemuria, Nievo racconta la sua esperienza attraverso le immagini dei luoghi, degli animali, e attraverso i reperti raccolti e la descrizione degli incontri avuti durante quell’anno di ricerche. Una sezione della mostra è dedicata alla passione dello scrittore per il cinema che, con la regia del film-documentario Mal d’Africa (1967) – in proiezione nella postazione multimediale – approfondisce i temi della crisi di identità di un continente profondamente sconvolto nella sua storia e cultura, dopo la fine della colonizzazione. È quello del giornalismo e del cinema un lungo apprendistato che fa emergere la vera vocazione di Nievo, la scrittura narrativa, che come egli stesso definirà è «la vera passione della sua vita».

In mostra sono infatti esposti i materiali inerenti a tutte le sue opere, del primo romanzo Il prato in fondo al mare (1975), ricostruzione del naufragio dell’Ercole del 1861, in cui morì il suo illustre avo Ippolito Nievo al ritorno dalla Sicilia dopo la spedizione dei Mille, che vince subito il Premio Campiello; del secondo libro, ancora un romanzo, Aurora (1979), sul tema della Grande Madre italica, di cui sono esposte anche pagine di più bozze per dar conto del metodo di lavoro; dei volumi di racconti Il cavallo nero, Il padrone della notte, Il tempo del sogno, del romanzo vincitore del Premio Strega, Le isole del Paradiso (1987), con diversi appunti di studio; degli altri romanzi Il sorriso degli dei, Aldilà, Gli ultimi cavalieri dell’Apocalisse; dei volumi di poesia, tra cui Canto di Pietra (1989), uscito postumo nella terza edizione, bilingue, arricchita nel testo e corredata da immagini.

La mostra intende inoltre dar conto anche di tutte le altre iniziative e progetti nati in parallelo con la scrittura: la Fondazione Nievo e i Parchi Letterari, la fondazione del WWF Italia assieme all’amico di una vita Fulco Pratesi e la costante attenzione alla tutela e alla promozione del paesaggio culturale italiano; I Sentieri del 2000, percorsi pensati per i giovani e le scuole. La mostra è corredata anche da un catalogo edito dalla BNCR, a cura di Mariarosa Santiloni e Maria Maddalena Vigilante, della serie dedicata agli scrittori di Spazi900, mentre il 3 novembre alla figura di Nievo sarà dedicata un’intera giornata di studio.

Nel corso dell’inaugurazione de Il Mendicante delle stelle, dopo i saluti del Direttore della BNCR Andrea De Pasquale, interverranno Giuseppe Novelli (Rettore dell’Università di Tor Vergata), Rino Caputo (docente di Letteratura italiana Università di Tor Vergata), Consuelo Artelli Nievo (Presidente Fondazione Nievo), Mariarosa Santiloni (Segretario generale Fondazione Nievo) e Cesare De Michelis (Università di Padova e Responsabile del Fondo Scrittori Veneti del ’900).

Stanislao Nievo (Milano 30 giugno 1928 – Roma, 13 luglio 2006) è stato scrittore, poeta e giornalista. Secondo di quattro figli del conte Antonio, erede dell’Ala Nievo del castello di Colloredo (UD) e di Xaverine Nasalli Rocca, trascorre l’infanzia tra il mitico castello del prozio Ippolito e l’Agro Pontino, dove scopre l’amore per la natura e gli animali e incontra il mito della Mater Matuta. A Roma, dopo l’Istituto Massimo, frequenta la Facoltà di Scienze naturali, ma la passione segreta è la scrittura; intanto legge Jack London e Conrad e viaggia, altra sua passione. Nel 1953 inizia l’attività di giornalista e fotografo. Nel ’58 si sposa e nel ’59 parte per l’Asia con la moglie Consuelo. È inviato di vari quotidiani e filma l’attualità per la RAI, anche la fuga del Dalai Lama. L’Enciclopedia Treccani pubblica le sue foto. Nel ’66 cura la regia del film Mal d’Africa. Prosegue la collaborazione con la Rai in qualità di autore di radiodrammi e conduttore di rubriche radiofoniche. Nel ’74 esce, per l’editore Mondadori il primo libro, Il prato in fondo al mare, tradotto in varie lingue, vincitore dei Premi Campiello e Comisso 1975; l’anno dopo pubblica i racconti Il padrone della notte, e nel ’77 la silloge poetica Viaggio Verde, cui segue il romanzo Aurora, finalista al Premio Strega 1979; vent’anni dopo, ancora sul mito materno, pubblica Mater Matuta. È tra i fondatori del WWF Italia. Con Le isole del Paradiso vince il Premio Strega 1987. Nel ’90 esce il romanzo La balena azzurra, seguito nel ’93 dai racconti de Il tempo del sogno, sempre con l’editore Mondadori. Traduttore di Kipling e Defoe, è il curatore dell’antologia E Dio creò le grandi balene. Nel ’94 la Fondazione Ippolito Nievo, da lui creata anche per promuovere i luoghi italiani attraverso la letteratura con l’ideazione dei Parchi Letterari, viene riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali. Nel 2003 vince il Premio Eugenio Montale per il giornalismo di viaggio. Pubblica altri due romanzi, Il sorriso degli dei e Aldilà e la silloge poetica Barca solare;  nel 2004 esce il romanzo Gli ultimi cavalieri dell’Apocalisse, scritto con Enzo Pennetta. La terza riedizione ampliata e bilingue di Canto di pietra, volume di versi, esce postuma

da Abitare a Roma
 

 


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