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Giugno nei Mesi della Pieve di Arezzo

Giugno nei Mesi della Pieve di Arezzo

Continuano gli appuntamenti con il ciclo dei mesi del portale maggiore della pieve di Santa Maria Assunta in Arezzo. Giugno è rappresentato da un giovane mietitore che indossa una corta tunica da lavoro, fermata in vita da una cintura di colore scuro...

21 Giugno 2021

HIC EST IUNIUS : l’iscrizione in lettere capitali gotiche è incisa da destra verso sinistra come nel mese di febbraio, la qual cosa fa presupporre che lo scalpellino non conoscesse la lingua ed abbia copiato rovesciando le parole. 
 Vi è raffigurato un giovane mietitore che indossa una corta tunica da lavoro, fermata in vita da una cintura di colore scuro e porta delle calze ma non i calzari. La scultura lo presenta ritratto di profilo, nell’atto di mietere il grano maturo che lo sovrasta in altezza. 
Il campo di grano occupa quasi completamente la parte sinistra della formella e dall’altra il giovane dalla bionda capigliatura, di cui si è persa quasi completamente la policromia, è mancante delle braccia e del falcetto. 
Il confronto con la personificazione dello stesso mese nel Battistero di Parma di Benedetto Antelami, sopperisce alle lacune della scultura aretina e ci permette di integrare la lettura di un perduto falcetto tra le mani del mietitore. 

La scena, vivace rappresentazione del reale e della vita quotidiana, colpisce per la raffigurazione di quel campo di grano : verso l’esterno sulla sinistra le spighe si alzano sino all’architrave creando una specie di pilastrino che delimita angolarmente la scena, poi si piegano raccolte in un mannello tenuto con la sinistra dal contadino e altre spighe sono ritratte allettate verso il terreno dietro la figura del mietitore. Il testo visivo acquista valore in relazione alla cultura locale e alla varietà del clima e del relativo ciclo agricolo: una precoce mietitura a giugno era dovuta al caldo clima dell’epoca. 

Si deve ad alcune aziende agricole e ad una associazione se le antiche sementi, presenti nella scultura aretina, sono nuovamente presenti anche in Toscana: la salvaguardia delle risorse genetiche autoctone è utile anche per la tutela della biodiversità in agricoltura. 

Le spighe raffigurate nel mese di Giugno nell’archivolto della pieve di Arezzo ci raccontano una storia ritrovata: le varietà di grano Verna e Frassineto, rustiche e con basso contenuto di glutine, bassa resa economica ed alto grado di resistenza ai climi rigidi, sono caratterizzate da uno stelo molto alto che arriva fino ad un metro e mezzo e anche più e che pertanto poteva allettarsi cioè piegarsi sul terreno in presenza di vento e temporali. 
Lo scultore aretino ha pertanto raffigurato esattamente la realtà che conosceva e la centralità del tema del lavoro, oltre ad uno stretto legame con il ciclo del Genesi con il quale si spiegava l’origine dell’agricoltura, mostra una stretta attinenza all’esperienza lavorativa e alla realtà coeva.

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