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LETTERATURA E CINEMA
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CON STANIS NIEVO SCOMPARE UN GRANDE SCRITTORE
di Andrea Liparoto e tratto da: Patria Indipendente 24 settembre 2006

La componente Nievo, nella sconfinata famiglia della letteratura italiana, è senza dubbio la più notevole per eccezionale ereditarietà e, perché no, per qualità d’espressione. È un Nievo, Ippolito, ancor oggi vivissimo per le sue Confessioni di un Italiano, è un Nievo, il discendente Stanislao, Premio Strega e Campiello, autore di narrativa, poesia e incalcolabili idee tra cui, riuscitissima, quella de “I Parchi Letterari”. È un avo dei Nievo, Ermes di Colloredo, padre della lingua friulana, poeta di ghiotta grana sensuale. Il più longevo tra i tre, Stanislao – Stanis, per chi ha avuto la fortuna di essergli vicino – si è spento il 13 luglio scorso, a 78 anni, dopo una lunga malattia, dopo il lunghissimo esercizio di un ingegno straordinario che lo ha fatto scorrazzare come giornalista per l’intero globo e come scrittore per la sua stessa mente, feconda di input.

Il Giornale d’Italia, Il Piccolo, La Repubblica, Il Gazzettino, per citarne solo qualcuno, sono stati le vetrine di tanti suoi reportage. La letteratura arriva solo nel 1974, con Il Prato in fondo al mare, sorta di inchiesta romanzesca su Ippolito, scomparso tra Palermo e Napoli insieme al piroscafo “Ercole” sul quale viaggiava, nel 1861. L’antenato portava con sé documenti molesti per i vertici istituzionali dell’epoca e questa è una delle ragioni che spiegano il mistero. Stanis volle andare a fondo. Nel senso che scese nel Mediterraneo per recuperare pezzi di “Ercole” che potessero avviare un minimo processo di accertamento della verità. Ma non solo per questo. Qualche illuminato e indimenticato collega scrittore avanzò interpretazioni più sottili del gesto avventuroso… “Identificandosi con Ippolito Nievo, Stanislao Nievo finisce poi nell’incarnare tale identificazione nel proprio feto, protagonista della beata vita abissale (…)”. Così Pier Paolo Pasolini tira le somme del senso dell’opera prima di Nievo in una recensione. Il centro è svelato, com’era abitudine del poeta. La beata vita abissale è infatti l’orizzonte rigenerante che Stanis ha perseguito per tutta la vita. E che tra letteratura e giornalismo non cessò mai di indicare come meta obbligata di un nuovo progresso sociale.

Ma facciamo un po’ di storia. Nel 1953 lo scrittore mette piede in Africa con alcuni compagni d’università (facoltà di Scienze Naturali di Roma) per effettuare delle ricerche su un continente scomparso, il Lemuria, e su un rarissimo esemplare di pesce: il Coelacanthus. È il primo assaggio di vite e panorami primitivi che l’inesausto viaggiatore tornerà a rincorrere e gustare. Come nel 1957, per esempio, quando incontra i pigmei in Congo, che fischiavano e ridevano felici nel fango, o nel 1962 quando si trovò in Australia di fronte agli aborigeni in via d’estinzione. Uno in particolare, pittore, tra i tanti dell’etnia, è il protagonista di un articolo di Nievo per il quotidiano Il Piccolo: «Dipingono ad acquerello, con la stessa anima di mille anni fa. È un messaggio che viene dalla preistoria, conservatosi nella purezza di un deserto infinito. Narra l’angoscia di questa gente sensibile ed irsuta, la loro forza contro la natura matrigna, la loro felicità fatta di una pozza d’acqua…». La loro felicità fatta di una pozza d’acqua. Torna il messaggio, ancora seme.

Il 1967 è l’anno di un bel fiore battagliero: Nievo passa dall’inchiostro alla pellicola. Gira Mal d’Africa e denuncia i poteri coloniali «…Chi comanda sono di solito i più furbi, i più svelti ad usare le tecnologie moderne (una per tutte, le armi). La cosa che ho visto in Africa è il reclutamento degli eserciti bambini: cioè ai bambini si danno i fucili e non i libri, per mandarli – invece che a scuola – a combattere» (da un’intervista rilasciata a Pietro Pancamo per la rivista www.progettobabele.it).

La natura violata scuote l’artista, prefigurando un impegno più intenso: quello dei “visceri di famiglia”. Tarderà però ad arrivare, perché c’è da rimuovere un ostacolo. «Forse la presenza nella letteratura di un grande antenato – Ippolito Nievo – mi ha trattenuto a lungo, in qualche modo per soggezione. Poi, misurandomi proprio con la storia misteriosa della sua tragica fine, mi sono deciso. È nata così la libertà di essere me stesso, di scrivere libri…».

Esce quindi Il Prato in fondo al mare che gli vale il Premio Campiello nel 1975. La strada è sgombra e un suggestivo arrembaggio prende il via. Nel 1979 arriva Aurora, nel 1987 Le isole del Paradiso con cui Nievo vince il Premio Strega. Stanis è esultante, certa stampa un po’ meno. Quella storia «alla scoperta di una nuova patria nel regno della natura», secondo una bella definizione di Claudio Toscani, scombussola aspettative da casta e provoca reazioni incredibilmente astiose. E ancor oggi accese. È di mercoledì 6 settembre un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, a firma di Giorgio De Rienzo, in cui si accusa il Premio Strega, in poche righe, di aver sopravvalutato «narratori come Brignetti, Cancogni, Camon e soprattutto Stanislao Nievo»: una corretta, serena e approfondita operazione di critica letteraria, non c’è che dire. Il 1992 è un anno decisivo per l’attività di Stanislao Nievo. Dà vita alla Fondazione Ippolito Nievo: lo scopo è quello di salvaguardare l’anima e il corpo incantevole di tanti piccoli paesi d’Italia. Ripararli dall’aggressione della modernità industriale, rendendoli fattori di economia nuova e antica allo stesso tempo. Il sistema? Farne dei Parchi, letterari! Stanis individua dei luoghi citati nelle opere di alcuni grandi scrittori d’Italia e propone ai Comuni di trasformarli in vere e proprie riserve di cultura vitale: viaggi sentimentali con un cantastorie, riscoperta dell’artigianato e della cucina tradizionale. Il sogno de La beata vita abissale si incarna. Solidamente. Il tassello mancante resta un castello. Quello di Colloredo di Montalbano, distrutto nel 1976 dal famoso terremoto friulano. La Regione stanzia dei fondi per ricostruirlo, per poi avviare un procedimento di esproprio. Nievo non risparmia energie intellettuali ed economiche (avvocati) per riprendersi il maniero di famiglia. Ma non solo per possederlo ed abitarlo di tanto in tanto. È uno scrittore, anzi di più: un mendicante di stelle (come titola la sua biografia). Si fa ossessionante il desiderio che quel prezioso edificio del passato, dove vissero il prozio Ippolito ed Ermes, si trasformi in una Cittadella Culturale, occasione unica di incontro, scambio e arricchimento interiore, per tutti. «Perché Colloredo non divenga una valigia vuota abbandonata nel deposito del tempo» così Stanis chiosa un suo articolo pubblicato sul Messaggero Veneto il 1° novembre 2001. Ma la causa sembra persa.

Gli ultimi anni sono ancora romanzi. E poesia. Aldilà, Gli Ultimi cavalieri dell’apocalisse, Canto di Pietra. E ancora ansia di riempire di pozze d’acqua i vuoti moderni. Ho lavorato con lui per 5 anni e posso testimoniare con quanta passione e senso di responsabilità batteva i tasti della sua macchina da scrivere, fino alla fine, quando se la fece portare anche in ospedale. «Andrea, ti leggo una frase, non ci pensare troppo però…». La lingua, un altro grande amore. La corteggiava, l’annusava, voleva che fosse veloce, impressionante, tanto da attrarre il lettore e rimanere. Nel tempo. Quello di uomini ingordi di un futuro a misura di autentica libertà e bellezza. Ammiccando, però, a quel passato da sogno dove non è difficile, oggi, immaginare Stanis estasiato… Da Barca Solare: «Addio uomini dal cuore di città / la foresta si lancia nella mente / e torno felice / laggiù».


OPERE

Nel 1974 pubblica, con Mondadori “Il prato in fondo al mare”, vincendo il Premio Campiello e il Premio Comisso nel 1975. Il romanzo trae spunto dalla morte misteriosa del suo antenato a seguito di un naufragio nelle acque del Tirreno. L’opera apre nella narrativa italiana un capitolo originale dove letteratura e cronaca si intrecciano attraverso un’insolita consonanza di equilibri razionali e preterazionali.

Il padrone della notte” ed. Mondadori del 1976 è una collana di novelle reali e fantastiche che ci trasportano in un viaggio verso il passato, nelle regioni oscure del cervello. Termina con il racconto del terremoto del 1976 che distrugge il Castello di Colloredo antica residenza dei Nievo. Ha meritato il Premio Eurocon 1989.

Il terzo romanzo “Aurora” ed. Mondadori 1979, è finalista al Premio Strega. Ambientato a Roma e nell’Agro Pontino, propone una delicata ricerca archeo-filologica delle proprie origini attraverso un percorso che porta il protagonista verso la riscoperta di valori essenziali. Fra tali valori emerge quello di un archetipo femminile oggi in parte smarrito, l’amor materno-sociale.

Nel “Palazzo del silenzio” ed. Mondadori del 1984 siamo in viaggio nel sottosuolo della Città eterna come in “uno scavo appassionato” nei meandri della vita alla ricerca del sé più profondo. Quasi un resoconto giornalistico che ci porta aldilà della realtà quotidiana in una continua ri-creazione della nostra identità e del nostro destino.

Il quinto libro “Le isole del paradiso” ed. Mondadori 1987, racconta le emigrazioni di un migliaio di contadini europei verso i mari del Sud intorno al 1880. Quell’esodo lontano e sofferto porterà alla nascita della minoranza italiana in Australia. Il libro vince il Premio Strega e il Premio Cypraea nello stesso anno.

Nel 1990 pubblica per le Edizioni Paoline una raccolta di racconti per ragazzi “Il Cavallo Nero”.

Nel 1991 esce il romanzo “La balena azzurra” ed. Mondadori. Per questa opera l’autore ha trascorso due anni in giro per gli oceani, anche su navi-ricerca spingendosi fino in Antartide. Da questo libro è stato tratto il film Blue Whale del regista Alessandro Cavalletti.

A questo libro fa seguito “E Dio creò le grandi balene”, un’antologia di poesie e racconti sulle balene scritti in ogni tempo e paese e tradotti in italiano.

Nel “Tempo del sogno” ed. Mondadori 1993 scopriamo, in quattro racconti inconsueti, altrettanti personaggi a metà tra l’esperienza e la leggenda. Un totem della Nuova Guinea, un uccello preistorico del Madagascar, il drago dell’isola di Komodo, la vita intima dei vulcani, ci trascinano sulle tracce di piste abbandonate dall’uomo occidentale, tra magia speranza e smarrimento.

Con “Il sorriso degli dei”, ed. Marsilio 1997 l’autore traccia la vita di tre personaggi della sua famiglia fra meraviglia, dramma e ironia. E’ un viaggio che ripercorre luoghi e situazioni diverse, dal medioevo ai giorni nostri. Le vite si intrecciano, tra sogni e presagi, nel rincorrersi di un nome che diventa ponte tra passato e presente in una dimensione dai paesaggi straordinari , a volte ultraterreni.

Mater Matuta” ed. Marsilio del 1998 celebra l’antica Dea della femminilità accompagnandosi con le immagini del pittore Mario Schifano. Questo simbolo e la sua storia, oggi ancora pulsante nelle nostre radici, lega l’autore ad un sito dedicato alla Dea scoperto nelle terre della sua giovinezza (l’Agro Pontino).

Aldilà” ed. Marsilio del dicembre 1999, giunto come “Il prato in fondo al mare” e

“Le isole del Paradiso” a numerose edizioni, sposta l’attenzione sull’ultraterreno. Aldilà ci attende qualcosa? Abbiamo nella memoria - quale ne sia il mezzo - un filo per cui continuiamo a essere noi stessi? Questo è il racconto di un uomo che attraversa un limite, il limite della mente e del corpo fisico, e in questa estrema e magica avventura ripercorre esperienze in un’atmosfera di sentimenti puri, impalpabili eppur veri. Con “Aldilà” nel 2001 vince il Premio “Le Muse” il più antico d’Italia dopo averlo presentato in più di 60 incontri sul territorio nazionale.

Gli ultimi Cavalieri dell’Apocalisse” del 2004 edizione Marsilio, scritto con Enzo Pennetta è il suo ultimo romanzo.

Ha pubblicato tre libri di poesia:

Viaggio Verde” (1976 – in “Almanacco dello Specchio”, ed. Mondatori

Canto di Pietra” (1988 – ed. Mondatori – Premio Circe e Premio Brianza nel 1990

Barca Solare” (2001 – ed. Rubettino)

Segnaliamo la collana di saggi su “I Parchi Letterari”®. Quattro volumi per circa ottanta autori. Dall’affermazione della lingua Italiana al Novecento, dove per ogni autore si descrivono i luoghi dell’ispirazione spaziando anche sui dintorni e sulla vita quotidiana dei vari periodi. Per un quadro non retorico ad uso anche delle scuole.

Ha scritto in collaborazione con altri autori un saggio su “La Foresta di Tarvisio”.

Nei due libri di poesie: “Il Viaggio Verde” e “Canto di Pietra”, l’autore si dirige, attraverso questa dimensione, verso la fonte originaria della parola. Un luogo da dove ha inizio tutto, la sua vita e la sua espressione artistica.

Nel 2003 gli viene conferito il Premio Eugenio Montale per il giornalismo di viaggio.

Dice di sé: “La mia scrittura è ricerca del reale nascosto nel panorama terrestre che ci circonda, sul come avvicinarlo. La ricerca è diretta verso le origini che ci hanno dato vita e hanno determinato la nostra sensibilità. Paul Gauguin dipinse un famoso quadro dal titolo: “Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo”. Rappresenta quel che cerco. Soltanto rispondendo a queste domande possiamo renderci conto di che cosa stiamo a fare in questo mondo. Con la scrittura ho concretizzato i miei tentativi di risposta a questi interrogativi”.

Stanislao Nievo è stato Presidente delle Istituzioni:

  • Fondazione Ippolito Nievo
  • Foresta Ideale
  • Premio Cultura del Mare-Circeo
  • Premio alla Committenza Federarchitetti – Vicenza
  • Comitato Tecnico – Scientifico della Sovvenzione Globale – Unione Europea

per “I Parchi Letterari”®

  • Presidente Onorario dell’Unione Nazionale Scrittori

Ha collaborato alle Enciclopedie:

  • Dizionario Enciclopedico Italiano
  • Enciclopedia De Agostini
  • Enciclopedia Curcio
  • Enciclopedia UTET
  • Enciclopedia Friuli Venezia Giulia

Per l’invenzione e la realizzazione de “I Parchi Letterari”® ha ricevuto:

  • Premio Capo Circeo 1998 XXII° edizione dell’Associazione per l’Amicizia Internazionale Italo-Germanica
  • Premio Immagine Latina dell’Associazione Culturale Nuova Immagine Latina

Per la Fondazione Ippolito Nievo ha realizzato le Guide per “ I Parchi Letterari”®:

  • Ippolito Nievo
  • Varmo
  • Agro Pontino
  • Grazia Deledda
  • Giacomo Leopardi

Ha tradotto i libri:

  • R. Kipling “Capitani coraggiosi”
  • D. Defoe “Robinson Crusoe”
  • AA. VV. “E Dio creò le grandi Balene”

I suoi libri sono stati tradotti in Francese, Inglese, Svedese, Ucraino, Rumeno, Cinese.

E’ stato iscritto nel Who’s Who internazionale.

E’stato socio fondatore del W. W. F.

Ha vissuto a Roma.


Stanislao Nievo - “Aldilà”
Cap. 1. Il salto


“Stroncato da una giornata molto faticosa ma per nulla sofferente, visse la sua dipartita come un’eccitante partenza per un viaggio. Sentì il freddo assopirgli le gambe nell’ultima battaglia del cuore che a colpi di grancassa cercava di ristabilire un ritmo al polso. Ma per la prima volta non vi riuscì. Avvertì una fitta prolungata, un dolore a cuneo per molti secondi, quasi che qualcuno lo sfogliasse come una margherita i cui petali erano occhi, naso, gola, piedi, polmoni, cuore. Precipitarono davanti anni di memorie, una corsa di volti, episodi, colori. Per un attimo si fermò sferragliando un tram in cui era seduto e che d’improvviso deragliò. Si alzò il picco d’un monte, un giorno vi era salito nel freddo e nel sole. Seguì un’aula di scuola dove tutti i ragazzi ridevano, poi un sacco di juta da cui uscì un volo di passeri catturati con la rete. Gli cadde davanti uno scaffale di libir con suono frusciante. Gli occhi di una balena azzurra lo fissarono dalle onde, sottobordo a un’imbarcazione. Sparì tutto. Il distacco divenne gradevole, sembrava che un angelo lo trascinasse via con leggerezza lasciandogli – intatto ma tenue – il modo di sentire. Si aggrappò con le mani a qualcosa che aveva sempre sentito dentro e ora fluttuava libero come una nebbia profumata. Curioso di ogni novità, questa lo era al massimo.”