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Eventi

Settimana Quasimodiana

Modica, 16-21 agosto 2011. I Parchi Letterari ® Salvatore Quasimodo presenta la XII edizione della Settimana Quasimodiana [continua...]

Scuola di scrittura di viaggio

Paesaggio Culturale Italiano ed il Parco Letterario® Salvatore Quasimodo Vi consigliano la “Scuola di scrittura di viaggio”, Modica (Rg) 24-31 luglio 2011. [continua...]

Giornata Mondiale del Libro a Modica

23 aprile 2011. Modica. Casa Quasimodo per la Giornata Mondiale del Libro. [continua...]

Salvatore Quasimodo - Modica (Ragusa)

Gli Scenari



La Modica Quasimodiana

Alla città fanno riferimento brani di prosa (il più noto è Saluto a Modica), e poesie ispirate soprattutto al tipo di vegetazione – carrubo e olivo – quali  La lunga notte, Vicolo, Lamento per il sud.
 
La Casa natale, in Via Posterla, è ancora intatta e memoria perenne dell’autore.  Dalla casa del poeta si snoda l'itinerario quasimodiano arricchito da pannelli in ceramica con alcune poesie che accompagnano i visitatori durante il percorso.

Da Via Posterla, alla Chiesa di San Pietro, da Corso Umberto ai quartieri del centro: a Modica è attivo un calendario di drammatizzazioni dell’opera di Salvatore Quasimodo con  Viaggi Sentimentali che si snodano tra i vicoli dei quattro sestieri dell’antica capitale della Contea di Modica nel contesto di sconosciuti e emozionanti scorci barocchi.Casa Quasimodo di via Posterla                                                                                           S. Giorgio    S. Pietro   

Modica, Patrimonio Unesco
Modica appare elegantemente adagiata lungo i fianchi di quattro colline (Idria, Gigante, Monserrato, Pizzo) che fanno da cornice naturale alla vallata, attuale sito della città bassa, dove, fino al secolo scorso scorrevano il fiume Moticano o Fiumara e i suoi due affluenti: lo Janni Mauro e il Pozzo dei Pruni.

Il sisma del 1693 causò una profonda trasformazione dell’assetto urbanistico della città. Protagonista assoluta della ricostruzione tardo-barocca fu la pietra calcarea, ricavata dalle cave locali, la cui lavorazione fu affidata a sapienti capimastri. Modica divenne il sito ideale dove attuare un vero e proprio esperimento scenografico. E’ una città da scoprire passeggiando per il dedalo di viuzze interne, vicoli e gradinate dalle quali si può godere uno spettacolo di case arrampicate sulla roccia che fanno pensare ad una “città presepe”.
 

Partendo dalla città alta, alle spalle della collina del Pizzo da dove si gode una veduta della città molto suggestiva, la prima Chiesa che svetta nella sua teatralità è S. Giovanni Evangelista,la cui ampia gradinata è delimitata da alti plinti. La facciata si presenta su due ordini, con andamento concavo nel partito centrale, ravvivato da colonne binate. Il campanile della Chiesa è il punto più alto della città (449 s.l.m.). Il pronao longitudinale d’ingresso introduce al luminoso interno diviso in tre navate e ornato da pregevoli opere in stucco.
 
Si scende verso la città bassa lungo il Corso Regina Margherita, e si prosegue verso Corso F. Crispi dove domina Palazzo Napolino, uno degli edifici civili più rappresentativi della città. Il piano nobile, sormontato dalla corona baronale, presenta balconi in ferro battuto dalle inferriate panciute, sostenuti da mensoloni decorati con mascheroni e foglie d’acanto.     
  castello S. Giovanni
 
 

 Continuando sulla stessa via si arriva al Castello dei Conti, fulcro amministrativo dell’antica contea di Modica, poi divenuto presidio carcerario e sede della Gran Corte di Giustizia.
 
Rimanendo sulla via principale, più in basso il Duomo di S. Giorgio appare in tutta la sua scenografica maestosità alla sommità di un’ampia scalinata che conta 254 gradini, con il prospetto rivolto ad occidente e le linee concave - convesse della facciata che creano suggestivi accenti di luci ed ombre. Ricostruito dopo i sismi del 1613 e del 1693, il Duomo presenta l’attuale prospetto diviso in tre ordini scanalati da dodici colonne, con capitelli corinzi e a fusto libero. Il primo ordine è scandito da cinque portali dai timpani a cornice mistilinea, differenti tra loro negli apparati decorativi. Il raccordo al secondo e al terzo ordine avviene attraverso elementi decorativi quali volute e fregi. La torre campanaria, che svetta innestandosi tra i tre ordini nel partito centrale, trova il suo culmine nell’alta cuspide. 
 
Scendendo l’imponente scalinata, percorrendo le rampe di forma ovale, simili ad un’ostensorio, e attraversando i caratteristici ”orti del Piombo”, si giunge alla città bassa. Il Corso Umberto, antico alveo dei torrenti ricoperti dopo la nefasta alluvione del 1902, é divenuto la via principale definita “u saluni” grazie agli imponenti palazzi che la costeggiano, elegantemente animati nelle decorazioni da figure antropomorfe e zoomorfe: Palazzo Manenti, Teatro Garibaldi, Palazzo Tedeschi, Palazzo Cannata. 
   palazzo polara palazzo Tommasi
palazzo dei Mercedari

 Sulla sinistra la Chiesa di Santa Maria del Soccorso, edificata nella prima metà del XVII sec. sotto il titolo di S.S. Maria e Gesù insieme all’annesso Collegio Gesuitico, colpisce per la facciata non rivolta sulla via principale. La facciata divisa in due ordini, convessa nel suo partito centrale, presenta un’imponente portale d’ingresso affiancato da quattro colonne a fusto libero. Il raccordo tra i due ordini è affidato a due grandi volute che assumono un valore decorativo - strutturale. L’interno è a pianta centrale a croce, i cui quattro estremi terminano in absidi semicircolari.
 
Più avanti il Duomo della città bassa, San Pietro, stupisce per i dettagli e gli elementi decorativi, che ne fanno un esempio di architettura tardo barocca elaborata seguendo un metodo, ancorato alla cultura tardo-rinascimentale. L’ampia scalinata di accesso, animata dalle statue dei dodici Apostoli, si affaccia sul Corso, sottolineando la collocazione scenica e creando grande equilibrio ed armonia. Il prospetto è, nei suoi due ordini, rettilineo, molto largo e reso prezioso dalle lesene diamantate del primo ordine e dale lesene a losanga del secondo. Il raccordo tra i due ordini è elaborato attraverso volute a motivi fogliacei. L’interno, a tre navate divise da colonne corinzie e ampie cappelle laterali, delinea una spazialità diversa dalle tipiche piante basilicali.

Uscendo sulla sinistra del sagrato e percorrendo via Grimaldi, caratteristica per la sua pavimentazione costituita da “cuticci” (basolato irregolare di dura pietra calcarea), si giunge in Via Marchesa Tedeschi. Risalendo la via si incontra sulla destra Palazzo Galfo, altro esempio di edificio patrizio in stile tardo barocco.
 
Poco più avanti ci si trova dinnanzi alla Chiesa di Santa Maria di Betlemme. Esistente sul sito attuale già dal XV sec, fu edificata occupando lo spazio di quattro piccoli templi dedicati a S. Bartolomeo, S. Mauro, S. Antonio e S. Maria di Berlon (ciò che rimane di questa è la “lunetta di Berlon” - XV sec. - bassorilievo della natività posto sul fianco esterno dell’attuale Chiesa). La Chiesa, risultato di svariate sovrapposizioni, è piana nel prospetto suddiviso in due ordini, raccordati da ampie volute scolpite a motivi fogliacei. 
 
Ritornando indietro, verso corso Umberto, si affaccia su Piazza Principe di Napoli la Chiesa di San Domenico, adiacente all’ex convento dei padri domenicani, Palazzo di città dal 1865. Sul portale a tutto sesto vi è lo stemma dei domenicani. Ai lati del portale vi sono quattro nicchie con statue di santi, quelle inferiori rappresentano S. Domenico e S. Vincenzo Ferreri. L’interno è ad una navata, con volta a botte impreziositada stucchi del Gianforma. Preziosa la tavola della Madonna del Rosario (1535) realizzata dall’Aniemolo, posta sul terzo altare destro.
Poco più avanti, su Piazza Matteotti, troviamo la Chiesa del Carmine. La parte inferiore presenta un portale strombato ad arco acuto in stile tardo gotico ed un rosone traforato a dodici raggi; la parte superiore, post-terremoto, vede una nicchia centrale che accoglie la statua della Madonna del Carmelo e termina lateralmente con una torre campanaria. Al suo interno si trova un prezioso gruppo statuario di scuola gaginiana, l’Annunciazione.

Tappa finale è il Santuario della Madonna delle Grazie, cui si giunge da Piazza Corrado Rizzone, imboccando l’adiacente Strada Mercè. La facciata incompiuta è evidenziata dall’imponente consistenza delle colonne che non trovano slancio in un secondo ordine ma presentano forti note barocche nei capitelli corinzi. All’interno l’altare maggiore custodisce la tavoletta di ardesia con l’effige della Madonna, al cui ritrovamento (1615) è legata l’edificazione del tempio. Era previsto come portale d’ingresso quello attualmente murato ad occidente, ma in seguito ad eventi miracolosi l’ingresso principale fu spostato a nord.
Alle spalle della chiesa si trova Palazzo dei Mercedari, originariamente convento e poi lazzaretto, oggi sede del museo civico “ F. L. Belgiorno” e del museo etnografico. 

Dalle finestre di Casa Quasimodo si scorge l'antico quartiere ebraico del Cartellone che parte dal Corso, di fronte a San Pietro. Qui un vicolo sovrastato da un arco  spinge i passanti ad avventurarsi nel dedalo di vicoli con i palazzetti settecentesci della Costa de li judei, per salire fino alle grotte un tempo abitate dalla popolazione più povera. 

LA  CHIESETTA RUPESTRE DI “SAN NICOLO’ INFERIORE”
Scoperta nel 1987 dallo studioso modicano Duccio Belgiorno in una grotta adibita a locale di sgombero e acquisita nel 1992 dal  Centro Studi sulla Contea di Modica, la Chiesetta rupestre di S. Nicolò Inferiore  è considerata la più antica chiesa di Modica.
Quasi nascosta nel cuore di una delle vie più caratteristiche del centro storico, Via Grimaldi, la chiesetta si offre inaspettatamente al visitatore in tutta la sua bellezza. Composta da un unico ambiente di circa 45 mq. sfoggia un’abside completamente rivestita di icone in stile bizantino, dove in posizione centrale troneggia il Cristo Pantocratore racchiuso in una grande mandorla e contornato da angeli.Lavori di scavo hanno inoltre portato alla luce, a livello del pavimento, una serie di tombe terragne, ancora in gran parte inesplorate.La chiesetta rupestre rappresenta l’esempio più eloquente e meglio conservato di un’architettura rupestre di origine bizantina che ha lasciato tracce importanti non solo nell’area iblea ma, più diffusamente, in tutta l’isola.
 
  Modica Bizantina, Chiesa rupestre di San Nicolò

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