CONTENUTI DEL PARCO |
Omero - Agro Pontino (Latina)La Vita Secondo la tradizione, Omero, il poeta cieco, nella prima metà dell’ottavo secolo a.C., avrebbe scritto tanto l’Iliade che l’Odissea. La sola cosa che conosciamo del grande poeta è il nome. Alcuni studiosi hanno negato la sua esistenza, ma oggi il dubbio non si spinge più tanto lontano.Per circa centocinquant’anni si è protratta un’infervorata discussione su quella che veniva detta la « questione omerica ». I poemi omerici costituiscono una unità, l’opera di un solo poeta? L’intera opera è di una sola mano oppure una miscellanea di diversi autori? Questa dotta disputa rimonta a molto tempo fa. Oggi, più o meno generalmente, si ammette che i poemi omerici trovino origine nelle antiche leggende e nei canti che facevano parte della tradizione orale popolare. Molti commentatori hanno trovato, sia nell’Iliade che nell’Odissea, alcuni passi contrastanti, e da questo pensavano di poter concludere che i poemi fossero opera di persone diverse. Ma è una questione da prendere con pazienza, che non avrà forse termine, ma intanto Omero se ne sta sospeso nel limbo dei poeti con la sua grande opera che tanta influenza avrà nella letteratura di tutti i tempi, della cultura occidentale. I poemi omerici appartengono indiscutibilmente a quanto la letteratura mondiale abbia prodotto di più grande e bello. Essi sono la prima prova dell’ispirazione creatrice greca e il loro spirito si eleva ben più in alto di quello che i popoli civili dell’Oriente abbiano apportato alla letteratura epica. Quei canti antichi di quasi tremila anni sono tanto profondamente umani da colpire immancabilmente tutti gli uomini di tutti i tempi. Fra le « istantanee» che appaiono nelle scene di battaglia, molte immagini denotano nel poeta un vivo sentimento della natura. Ad esempio, egli paragona un’adunata di popolo a un campo di grano ondeggiante sotto il soffio del vento; il re marcia fra i suoi guerrieri come un ariete in mezzo alle capre; negli uomini che si slanciano nella mischia con grida selvagge egli vede un involo fragoroso di cicogne e di cigni. In tal modo il poeta abbellisce continuamente il grande affresco degli eroi greci e troiani di piccoli paragoni espressivi. Iliade e Odissea sono il portato di un’epoca ingenua, di istinti primitivi, di passioni selvagge e incoercibili. Gli eroi piangono e ridono con pari facilità. L’ira e il dolore fanno scorrere fiumi di lagrime, ma si piange anche di gioia e di felicità. Non è possibile sopravvalutare l’influenza dei poemi omerici sul carattere del popolo greco. L’iliade e l’Odissea erano le letture preferite della gioventù e aiutarono sempre le nuove generazioni a diventare dei veri Elleni, per i quali la libertà e la bellezza sono i valori massimi. La differenza tra lo spirito greco e lo spirito romano si rispecchia all’evidenza nei rispettivi metodi di educazione: i giovani Greci erano nutriti di Omero e i giovani Romani della Legge delle dodici tavole. Perciò, si disse, i Greci conquistarono il cuore delle genti, mentre i Romani non poterono conquistare che il mondo. Per secoli nessun poema fu più largamente diffuso e apprezzato di quelli di Omero. Se ne ha una riprova anche nei papiri egizi dell’epoca ellenistica, negli autori latini ed in particolare nell’Eneide di Virgilio. La storia della fama di Omero dall’età alessandrina al Rinascimento forma un capitolo interessante nelle vicende della cultura europea. Sulla fede delle testimonianze degli autori latini allora conosciuti, nel medioevo Omero poteva essere considerato con certezza « poeta sovrano » anche da chi non aveva mai visto le sue opere. Il primo italiano che possedette un testo originale di Omero fu il Petrarca, che se lo tenne come un tesoro ma non riuscì mai a leggerlo non sapendo il greco. Questa esperienza toccò invece al Boccaccio. Restituito pienamente alla cultura dell’Occidente, Omero si trovò per molti secoli sotto alterne vicende di detrattori e di strenui difensori, subì l’attacco concentrico di filologi e critici letterari che ne mettevano, come detto, in dubbio la stessa esistenza… ma tant’è , sempre forte fu ed è a tutt’oggi l’influenza dell’opera omerica nell’ispirazione letteraria dell’occidente del mondo. Oltre ad Omero, a cui il Parco Letterario® è intitolato, ci sono molti altri autori che nel corso dei secoli hanno raccontato l’Agro Pontino, qui vogliamo ricordarne alcuni che sono protagonisti di Viaggi Sentimentali®. GLI AUTORI Gli autori antichi Orazio Flacco P. Virgilio Marone M. V. Marziale San Luca Procopio di Cesarea Gli autori dei secoli di mezzo Alessandro Tassoni Vincenzo Monti F.R. de Chateaubriand J. W. Goethe Gli autori dell’ottocento H. Cristian Andersen Aleardo Aleardi Massimo D'Azeglio Gabriele D'Annunzio Gli autori moderni Guelfo Civinini Giovanni Cena Sibillla Aleramo Augusto Jandolo Corrado Alvaro Stanislao Nievo |
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Secondo la tradizione, Omero, il poeta cieco, nella prima metà dell’ottavo secolo a.C., avrebbe scritto tanto l’Iliade che l’Odissea. La sola cosa che conosciamo del grande poeta è il nome. Alcuni studiosi hanno negato la sua esistenza, ma oggi il dubbio non si spinge più tanto lontano.