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Omero - Agro Pontino (Latina)
Gli Scenari
Parco Nazionale del Circeo - Monte Circeo - Fogliano - Le Paludi - La via Appia - Terracina - Feronia - Cisterna di Latina - Satrico - Abbazia di Fossanova
La Storia della Terra...
La tensione che produce l’apparizione dell’Agro Pontino, alla fine del Cenozoico, è dovuta alla pressione della zolla africana contro l’Europa e dai moti del mantello sottostante che portano alla violenta fuoriuscita d’energia sismica. Poi il lavoro di acque e venti, i bradisismi marini fino alla glaciazione di Wurms oltre ad uno strato di argilla spessa fino a 600 metri, isolano la zona dell’Agro dalla sottostante crosta terrestre. Sollevamenti costieri e afflusso d’acque montane danno il via a formazioni di paludi alternativamente imponenti. Qui viene ad abitare l’Homo Neanderthalensis, poi l’Homo Cro-Magnonis. infine l’Homo Sapiens. Cioè noi. Il nome che gli abbiamo dato, Agro Pontino, viene da Pometinus, antica città della pianura, che deriva dai frutti - i pomi - già nell’antichità prodotti qui.
...dell’ Uomo
Da allora eventi e personaggi fanno della storia di questa pianura una costellazione di nomi ed eventi leggendari. La storia dell’Agro Pontino precede quella di Roma e ad essa si mescola. Dopo la conquista romana, l’Agro sarà per 2000 anni regione dell’impero, poi dei papi, infine della nazione italiana. Il suo primo cittadino è un uomo “delle caverne”, di statura medio-bassa, dai grandi piedi e con gli occhi del cacciatore. Più tardi vengono gli uomini “delle capanne”, prima cacciatori nomadi, poi contadini e carbonai. Gli ultimi villaggi a capanne di questa lunga era, le Lestre, vengono abbandonati solo 60 anni fa. Ora si dividono l’Agro attrezzature agrarie, industriali, ecologiche e urbanistiche, in un insieme etereogeneo spesso poco felice. L’impegno culturale di oggi è impedire nell’Agro lo scempio della sua antica bellezza.
Il Pane
“Nella buona stagione la mamma ci faceva sedere in terra, fuori dalla capanna, in grembo la scodella di zuppa e in mano un pezzo di pane. La mano destra portava alla bocca una cucchiaiata di minestra, la sinistra la rinforzava con il pane che strappavamo avidamente con i denti. Eravamo bimbi. avevamo sempre fame.
Nel racconto di un’anziana signora nata nell’Agro Pontino agli inizi del secolo, rivivono gesti e usanze dei “capannari, pecorai, carbonari, guitti, fatutto che vivono qui con le loro famiglie buona parte dell’anno. In primavera, la cucina alternava la zuppa di asparagi selvatici col pane raffermo a cui sì aggiungeva un uovo cotto nella minestra e ancora la zuppa di germogli teneri di cavolo nero, cotto in acqua con cipolla, patate e spicchi d’aglio. Qualche volta c’era anche il baccalà cotto nella minestra, con pepe o peperoncino.
Da Ulisse ad oggi
Il Parco Letterario® Omero, nell’Agro Pontino, sotto il mitico monte del Circeo, è il luogo della “letteratura di tutti i tempi” e per la sua forza evocativa è stato scelto dalla Fondazione Ippolito Nievo quale “Centro Internazionale de I Parchi Letterari®”.Qui la forza ispiratrice della natura attraversa la vicenda umana.
La storia della letteratura occidentale inizia in questi luoghi con l’Odissea. In ogni secolo scrittori e poeti di lingue antiche e moderne, da Omero a Goethe, da Orazio a D'Annunzio, hanno raccolto pagine intense attorno a questa pianura, dove slancio e abbandono, febbre e sole, acqua e vegetazione, case orrende e bellissime, offrono un palcoscenico originale nella contesa fra uomo e natura. Qui la storia è una partita tra il sopruso e la bellezza. Dall’uomo delle caverne a Circe, dalle paludi alle bonifiche, dai Volsci ai papi, dalla battaglia del grano a quella di Anzio, dalle vestige imperiali alle villette, dagli antichi borghi alla lineare Sabaudia e il Parco Nazionale del Circeo. Su questo campo da gioco millenario si svolge l’incontro tra scempi e armonie. Il parco dedicato a Omero non è l’arbitro di questa contesa, ma può essere all’inizio dell’ultimo tempo, la conquista di un punto decisivo. Per la bellezza.
Potrei dire a quell’attimo:
“Fermati dunque, sei così bello!”
(Faust, 1787) J.W. Goethe
Chi ha vissuto nell’Agro Pontino fino agli Anni Trenta lo definiva la piana più selvaggia d’Italia, boscaglia attraversata da acquitrini, bufali, selvaggina, rari abitanti, lunghi abbeveratoi, casolari dalle grandi scale esterne e capanne di paglia, come in Africa, tramonti e silenzi, suoni di uccelli e zanzare. Sullo sfondo si erge sul mare un monte isolato, il Circeo. Qui sbarcò Ulisse e poco più a nord nacque la civiltà che partorì Roma, circa un millennio prima di Cristo. Due millenni dopo, la bonifica agraria e industriale ha cambiato l’ammaliante pianura, cancellando la malaria e il tempo della selva, portando la vita continua degli uomini.
Il progresso ha le sue leggi, ma anche la bellezza difende le proprie. Qui sorge il Parco Nazionale del Circeo, dalla tormentata storia. Storia e tradizioni hanno subìto l’incanto dell’Agro Pontino, attraverso poeti, pittori, scrittori.
Il Parco Letterario® , che corre attraverso una dozzina di luoghi, ha questo vincolo: proteggere gli angoli estremi dell’antica bellezza e riannodare immagini e opere scritte, le più belle sulla regione. Il Parco Letterario® vuole tutelare 4.000 anni di questo racconto. Ed essere un segno d’armonia attraverso la tumultuosa cavalcata del tempo.
Le Paludi Pontine sono state le più grandi Paludi d’Italia fino al principio del secolo. Si formano agli albori del Quaternario, tra la costa a dune del Lazio meridionale e i monti Lepini e Ausoni, dal riempimento di un golfo marino chiuso, dall’isola-monte del Circeo. Le Paludi raccolgono le acque di sorgenti carsiche ai piedi dei rilievi appenninici e quindi stagnano sul fondo argilloso, separate dal mare da piccoli laghi costieri:
Caprolace, Fogliano, Monaci e Paola, o lago di Sabaudia. Al tempo dei Volsci (fino al III sec. a.C.) a causa di lavori di drenaggio le paludi si presentano più contenute, permettendo ampie zone agricole. Poi, nel corso di venti secoli, furono a tratti asciugate da una serie di progetti, alcuni dei quali avviati a consistente soluzione come quello di Papa Pio VI. Le Paludi erano un luogo malsano, dove pascolavano bufali, e in misura minore caprini e ovini.Nella loro maggior estensione, le Paludi si allungavano per circa 60 km, da Cisterna a Terracina, tra i monti e i laghi costieri. Circa 75.000 ettari coperti di acquitrini profondi fino a 6 - 9 metri, con flora e fauna. Abitate periodicamente da pastori e contadini che spesso erano servi o schiavi - e quindi non registrati anagraficamente in alcun modo, furono considerate totalmente disabitate. In questo ambiente, dal III secolo a.C. ai primi decenni dell’attuale, regna la malaria, di cui restano vittime fra tanti anche i Goti di Alarico, Vitige e Teodorico, i Greci di Belisario e i Normanni di Roberto il Guiscardo.
Solo la bonifica integrale di questo secolo, idraulica, agraria e sanitaria riesce a debellare, dopo due millenni, la storica malattia.
Il Parco Nazionale del Circeo
Il Parco Nazionale del Circeo è quello della Maga Circe, per natura, mito e storia simbolo incantato dell’agro da più di 60 anni.
Dal mare al monte, dalla palude alla macchia, dalla foresta ai laghi, dalle vie alle vestigia romane, il Parco offre un teatro vivente di storia planetaria. Vi fiorisce anche l’erba moly che salvò Ulisse dal sortilegio.
Ma questa, direbbe Kipling che di foreste se ne intendeva, è un’altra storia.
L’altra storia
“Ecco, và nelle case di Circe con questo benefico farmaco,
che giorno mortale può allontanare dal tuo capo.
Ti svelerò tutte le astuzie funeste di Circe.
Farà per te una bevanda, getterà nel cibo veleni,
ma neppure così ti potrà stregare: lo impedirà
il benefico farmaco che ti darò, e ti svelerò ogni cosa.”
Dopo avergli spiegato come avrebbe dovuto comportarsi,
“…mi porse il farmaco, dalla terra strappandolo e me ne mostrò la natura.
Nero era nella radice ed il fiore simile al latte.
Gli dei lo chiamano moly e per gli uomini mortali
È duro strapparlo: gli dei però possono tutto.”
L’Erba Moly, offerta a Ulisse da Ermete per salvarlo dalle fatture di Circe. L’eroe non diventò porco e conservò il libero arbitrio. Tre millenni più tardi, la ricerca offre alcune soluzioni botaniche alla vicenda.
Tra le piante che la tradizione attribuisce alla misteriosa “erba moly” almeno tre sono quelle che certamente vivono al Circeo:
Ruta graveolens rutacee Ruta
Atriplex halimus chenopodiacee Alimo
Urginea maritima Liliacee Scilla marina
La Ruta si trova sopra il promontorio del Circeo nella parte sommitale.
Un gruppo di botanici sostiene che l’erba moly è la ruta, basandosi su quanto scriveva Dioscoride Pedanio: “Quella pianta viene chiamata ruta montana e anche, in Cappadocia e Galazia, moly. Altri la chiamano harmala, i Siri besasa, i Cappadoci moly”. Non erano notizie di seconda mano, perché Dioscoride proveniva proprio da quella zona. “Dunque moly è parola cappadoce” scrive Hugo Rabner. “E v’è di più: la ruta montana significata con questo nome è per i Saqi persiani abitanti in Cappadocia il surrogato dello hom che avevano in patria e che era anch’esso un’erba magica, come ci riferirà più tardi Plutarco, il quale continua a chiamarla moly.” Nella lingua siria di Galeno, che attinge da Dioscoride, basaso. Secondo Dioscoride la ruta montana ha radice nera e fiori bianchi, e pertanto corrisponde perfettamente all’erba di cui parla Omero. In una interpolazione che si legge nello Pseudo Apuleio ed è tratta da Dioscoride, si dice: “Dai Cappadoci essa viene detta moly, da altri armala, dagli Sri besasa”. E perfino nel VI secolo dopo Cristo il cosidetto Dioscoride Longobardo riferisce: “Un’altra specie di ruta alligna in Macedonia e nella Galazia dell’Asia Minore, e gli abitanti la denominano moly. La sua radice consiste in una radice maestra da cui si dipartono molte radici minori e che butta un fiore bianco”.
Arbusto cespuglioso, verde-grigio, con le foglie dall’odore intenso. I fiori (15-20mm) hanno petali largamente patenti, di solito dentati. Foglie molto divise in segmenti ovali. Velenosa; introdotta nell’Europa Centrale dal Sud. Fioritura Maggio – Luglio
L’Atriplex si trova lungo le sponde dei laghi salmastri ai piedi del Circeo.
Il genere Atriplex comprende circa 130 specie, distribuite su tutta la terra.
Tra le chenopodiacee si annoverano per esempio: la Barbabietola, la Bieta, lo Spinacio
La Scilla marina si trova coltivata sull’Isola di Zannone e sul promontorio del Circeo; non è accertato, ma nemmeno escluso, se la pianta è specie spontanea al Circeo. E’ di Teofrasto l’attribuzione di una pianta che cresce sul monte greco Cillene e presso il fiume Peneo, nei luoghi tradizionalmente consacrati al culto di Ermes. La sua radice sarebbe a forma di cipolla e le foglie simili a quelle della scilla marina.
Da queste piante si estrae un’essenza liquorosa, liberatrice di conoscenza alterna.
La seconda conoscenza
Se il Molv è un’oscura conoscenza che l’Agro ha dato al suo più antico viaggiatore preservandolo dalla malasorte, la vera “canoscenza” - a cui accenna Dante nelle parole che dà ad Ulisse, è avventura di questo secolo, l’avventura della scuola. Agli albori del novecento alcuni maestri, guidati da Giovanni Cena e Duilio Cambellotti, aprirono sulla Via Appia le prime scuole per i contadini. A volte la cattedra era un armadio, l’aula una capanna o un vagone abbandonato, per alunni d’ogni età. Questa è l’erba della moderna sapienza.
Tre dee e una santa
Tre dee pagane testimoniano il valore della femminilità in quest’area: Circe, maga dai potenti filtri del monte Circeo; Mater Matuta, dea dell’aurora e della luce che spazza le tenebre, venerata a Satrico; Feronia dea dei boschi e delle sorgenti, presso Terracina. Sono tre figure antichissime che narrano della donna come sorgente magica di vita. Curiosamente, accanto al tempio della Mater Matuta sul fiume Astura, in parallelo religioso si alza la casa del martirio di Maria Goretti, la santa dell’Agro
Monte Circeo
Il monte Circeo è la porta da cui è entrata in occidente la storia della letteratura. La Grecia, madre della nostra cultura, ha proposto qui il mito di Ulisse.
Fogliano
Fogliano. Navis Fuliani, è il maggiore dei quattro laghi costieri. Coperto ai bordi di canne, è una delle aree suggestive che più ricorda le Paludi. Sulle sue rive sorge una delle più belle ville settecentesche dell’Agro, il casale di Villa Caetani, una serie di costruzioni con urna foresteria detta Villa Inglese. Fa parte del Parco Nazionale. Sede attuale del Parco Letterario.
Le Paludi
Il fiume Ninfa-Sisto divideva l’Agro in due Paludi maggiori. A destra del fiume, tra alberi e boschi, stava Piscinara.
A sinistra, sotto i monti Lepini e Ausoni, la grande Palude.

La via Appia
Forse la più antica e celebre via di tutti i tempi, iniziata nel 312 da Appio Claudio. Fra Cisterna e Terracina, aveva stazioni di sosta quali Tor Tre Ponti dove sostò San Paolo nel suo viaggio verso Roma- e altre poste, tra cui Mesa e Foro Appio. Sabaudia
La cittadina più bella e moderna dell’Agro nel Parco Nazionale del Circeo. Sede ideale per farne un centro di studi, di cui il Parco Letterario è già una realtà.
Terracina
Colonia romana dal 329 a.C., importante porta verso la Campania, dopo secoli di alterne vicende, diventa protagonista con Pio VI di una rinascita urbanistico-sociale. In alto, su1 monte S. Angelo, stanno i resti del cosiddetto tempio di Giove Fanciullo o Anxur, che è nome volsco.
Feronia
All’estrema propaggine del Monte Leano, lungo un tratto secondario della Via Appia, sgorga la Fonte Feronia oggi contenuta da argini moderni. Fu luogo di culto a Feronia, divinità dei boschi e delle sorgenti dell’Italia centrale. Nel tempio presso Terracina - oggi scomparso si liberavano gli schiavi, per cui Feronia era chiamata anche Libertà.
Cisterna di Latina
Al limite settentrionale della Pianura Pontina, sulla via Appia, già Cisterna Neronis, Cisterna di Roma. Cisterna di Littoria. Il nome originale nasce dalla presenza di cisterne romane su cui venne costruito il castello Anibaldi, trasformato dai Caetani nel XVII sec. d.C.. Secondo alcuni, Cisterna sorse con l’abbandono nel Il sec. d.C. della vicina Ulubre. Secondo altri, con il declino della località Tres Tabernae. nel 1X sec. d.C.
Satrico
Antichissima città presso Conca, il suo ricordo è legato agli attuali resti del tempio della Mater Matuta. dea preromana.
Gli scavi iniziati nel 1896, e i cui reperti sono a Villa Giulia a Roma, datano il tempio tra VI e III sec. a.C. Sorge su una collina lungo il fiume Astura, a Ferriere di Conca. Di fronte, sull’altra riva del fiume, sta la casa del martirio di Maria Goretti la santa uccisa qui nel 1902, altro evento legato alla religiosità femminile. A poco più di un chilometro, sorge Borgo Montello, complesso satricano ricostruito a partire dal XII sec. d.C. e tuttora borgo cintato da mura. Torre Astura
Castello costruito dagli Aragonesi sulle rovine di una villa romana. Sorge su un’isola marina, legata a terra da un ponte. Romanticamente ambientato, preceduto da una pineta, il castello spazia tra Anzio e il Circeo su tutta la costa dell’Agro.
Abbazia di Fossanova
Si eleva imponente di fronte l'Agro Pontino, l'Abbazia fondata dai monaci cistercensi nel XII sec.. Monumento nazionale, rappresenta il primo esempio di arte gotico-cistercense in Italia. Nel 1274, all'interno della foresteria, morì il "Doctor Angelicus": S. Tommaso d'Aquino. Il suo pensiero da allora avrà un ruolo fondamentale per lo sviluppo della cultura moderna.

... e ancora... Sermoneta, Ninfa, Sezze, Priverno, Sperlonga, Aprilia, Pontinia...
frati - dissi - che per cento milia
Perigli siete giunti all'occidente,
... Fatti non foste a viver come bruti,
Ma per seguir virtute e canoscenza
La Divina Commedia
inferno, c. xxvi 112 - 120
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