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Omero - Agro Pontino (Latina)La Cucina Letteraria“Enea e i primi capi e Iulo leggiadro d’alto albero all’ombra il corpo riposano, e preparano il pasto: focacce di grano fra l’erba ad accogliere i cibi dispongono... e il cereale vassoio di frutta selvatiche colmano. E qui, finito il resto, per caso ecco a mordere le croste sottili li spinge la penuria di cibo a violar con la mano, col dente audace, le tonde focacce fatali… «Oh, ci mangiamo le mense!», Iulo esclamò scherzando: nient’altro. ( P. Virgilio Marone - Eneide libro VII)
Sono i sottili pani azzimi, le ‘mense,’ che gli esuli troiani divorano alla fine per la gran fame, il ‘segno’ che il lido dei Latini, dove sono sbarcati, è il luogo assegnato loro dal destino per stabilirsi e fondare la nuova Troia. Secondo la profezia. Da sempre il pane, cibo tradizionale in tutta l’area mediterranea, nelle sue varie forme e composizioni è presente nella vita dell’uomo. Nella vita quotidiana e quale legame forte tra l’essere e la sua origine. Offerta votiva della religiosità arcaica dalla Grande Madre fino a Mater Matuta,la dea materna dei Romani, e della religiosità cristiana, dove non è più offerta dell’uomo alla divinità, ma la Divinità stessa che si fa pane di vita eterna. E il pane è ancora cibo essenziale nella vita delle Paludi Pontine “Nella buona stagione la mamma ci faceva sedere in terra, fuori dalla capanna, in grembo la scodella di zuppa e in mano un pezzo di pane. La mano destra portava alla bocca una cucchiaiata di minestra, la sinistra la rinforzava con il pane che strappavamo avidamente con i denti. Eravamo bambini, avevamo sempre fame.” ( tradizione orale ) Nel racconto di un’anziana signora nata nell’Agro Pontino agli inizi del secolo, rivivono gesti e usanze dei “capannari”, carbonari, guitti, fatutto che vivevano qui con le loro famiglie buona parte dell’anno. In primavera, la cucina alternava la zuppa di asparagi selvatici con il pane raffermo, a cui si aggiungeva un uovo cotto nella minestra, a quella di germogli teneri di cavolo nero, con cipolla, aglio e patate a spicchi. A volte c’era anche del baccalà cotto nella zuppa, con pepe e peperoncino. |
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