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Teggiano (Sa), 10 agosto 2010, I Parchi LetterariŽ Pomponio Leto presentano gli Atti del Convegno "L'assedio di Diano del 1497", Teggiano (Sa) Ore 20.00 [continua...]
I Parchi Letterari Pomponio Leto propongono un fine settimana tra Paestum e il Vallo di Diano nel Parco del Cilento Patrimonio dell'Umanitā [continua...]
Parco LetterarioŽ Pomponio Leto: La battaglia nel Rinascimento meridionale: moduli narrativi tra parole e immagini [continua...]
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Pomponio Leto - Teggiano (Salerno)
La Vita
Pagine in Riordino
Giulio Pomponio Leto (Diano, 1428 - Roma 1497), umanista italiano.
Figlio illegittimo di Giovanni Sanseverino e fratello di Roberto, principe di Salerno, fu discepolo a Roma di Lorenzo Valla e Pietro Oddo.
Fondò nel 1465 l’Accademia Romana, o pomponiana, luogo di studi letterari e umanistico-eruditi.
Coinvolto in una congiura contro il papa Paolo II, nel 1468 fu incarcerato a Castel Sant’Angelo e liberato solo un anno più tardi.
Ripreso nel 1473 l’insegnamento di retorica alla Sapienza, a suo tempo ereditato dal Valla, lo mantenne fino alla morte.
La sua fama è legata all’attività di erudito, cultore e promotore della classicità.
Tra le sue opere si ricordano un Compendio di Cesari romani e bizantini (uscito postumo nel 1499), grammatiche latine, testi di archeologia e alcuni commenti a Virgilio e Quintiliano.
Figlio illegittimo di Giovanni Sanseverino, principe di Salerno ("Pomponio Leto" è uno pseudonimo umanistico), si trasferì a Roma nel 1450, studiando con Lorenzo Valla e Teodoro Gaza.
Giulio Pomponio Leto resta una figura assai enigmatica: coltissimo letterato, la sua conoscenza di Roma antica era immensa e i suoi lavori numerosi; essi includono un compendio storico di imperatori romani e bizantini e un commento su Virgilio. Fu inoltre un commentatore instancabile dei classici: come insegnante all'Università di Roma commentò fra gli altri Columella, Lucano, Stazio, Virgilio e le sue opere esegetiche ebbero notevole successo editoriale, in edizioni, a volte, clandestine.
La sua abilità pedagogica gli permise di istruire alcuni tra i i membri più illustri della nobiltà italiana, influenzandone profondamente il modo di agire e di pensare. Come tutore ebbe grande influenza su Alessandro Farnese futuro papa Paolo III.
Nel 1466, Papa Paolo II rinnovò il collegio degli abbreviatori della cancelleria, la cui funzione era di formulare i documenti pontifici, rimuovendone quanti a suo giudizio non erano perfettamente integri e onesti. Gli oratori e i poeti respinti, da lungo tempo usi ad ottenere questi incarichi, sollevarono una tempesta di indignazione. Uno di questi, Bartolomeo Sacchi, detto Platina, scrisse una lettera minacciosa al Papa, e venne imprigionato ma poi prosciolto; nel 1467 venne imprigionato nuovamente con l'accusa di aver partecipato ad una congiura contro il Papa, e venne sottoposto a tortura, essendo accusato, assieme ad altri abbreviatori, di avere ideali pagani. Per rappresaglia, Platina, nel suo Vitae Pontificum, ritrasse in modo sfavorevole la personalità di Paolo II (vedi dopo).

Anche in seguito a ciò, Pomponio Leto fondò l' Accademia Romana, che divenne ben presto un cenacolo di letterati devoti alla classicità fino al progetto di restaurare l'antica religione (progetto unico nel panorama dell'umanesimo quattrocentesco e che denotava una certa vocazione eversiva), come pare essere avvenuto all'interno dell'Accademia stessa dove si celebrava ritualmente il Natale di Roma (21 aprile) e dove Leto aveva restaurato il pontificato massimo pagano.
A causa di delazioni fu scoperta la deriva spirituale dell'Accademia, e papa Paolo II ne decretò lo scioglimento nel 1468 e l'incarcerazione e la tortura per i suoi membri.
Pomponio Leto , che nel frattempo era detenuto a Venezia in attesa di processo, venne estradato a Roma dove fu tenuto in carcere per qualche tempo per poi venire liberato.
Di lui non abbiamo più alcuna traccia fisica, in quanto la sua tomba nella Chiesa di San Salvatore in Lauro venne distrutta misteriosamente all’inizio del Cinquecento. E’ possibile che tale demolizione non sia stata affatto accidentale: pur essendo stato precettore della famiglia Farnese, Pomponio rimase sempre inviso alla Santa Sede, che addirittura lo rinchiuse nelle segrete di Castel Sant’Angelo per diversi mesi.
Il motivo di tanto astio potrebbe risiedere nel ruolo giocato dall’umanista proprio per la nascita dell’Accademia Romana, cenacolo di artisti e letterati in odore di eresia; ma le persecuzioni potrebbero anche essere stato originato dall’ambigua condotta sessuale dello stesso Leto.
Meno oscura è invece la vicenda dell’ Accademia Romana, probabile causa della sfortuna politica e sociale del celebre umanista. Pomponio aveva infatti studiato letteratura classica in compagnia di Lorenzo Valla, che nutriva una profonda avversione nei confronti del Cristianesimo, responsabile ai suoi occhi della fine della civiltà antica. Nella primavera 1468 Paolo II aboli’ ufficialmente l’Accademia Romana con l’accusa di cospirazione contro lo stato. Tuttavia, dopo la sua morte, Pomponio rifondo’ l’associazione, grazie al supporto del nuovo pontefice Paolo III (1468-1549), suo vecchio allievo. Essa pero’ divenne una regolare scuola di studi umanistici, devota unicamente alla letteratura classica. Probabilmente alcuni culti misterici vennero ancora praticati dai membri nelle catacombe romane, ma l’istituzione mantenne complessivamente un basso profilo, ampliando la diffusione del latino nelle scuole della Città Eterna.
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Pur non essendo considerato all'altezza di un filologo come il Valla, autore di studi capitali sulla cultura classica, il Leto svolse un ruolo importante nella generale diffusione dell’Umanesimo in Italia, sviluppando una pedagogia adeguata per lo studio delle discipline classiche nelle istituzioni universitarie. I suoi commenti alle opere di Virgilio sono infatti parecchio interessanti, e rivelano un intelletto vivace e una discreta sensibilità critica. Manca pero’ il rigore di uno studio particolareggiato, capace di dargli lustro al letterato.
Probabilmente il suo contributo maggiore al Rinascimento nostrano resta la fondazione dell’Accademia Romana, che diede il via alla nascita di altre istituzioni culturali in tutta la penisola italiana. Nella sola Roma, sorsero oltre dieci scuole superiori di musica, teatro e filosofia nell’arco di quarant’anni. All’inizio del XVII secolo la stessa Accademia del Leto fu resa pubblica, sul modello dell’Academie Francaise promossa dal cardinale Richelieu (1585-1642).
LA 'CONGIURA' DEGLI UMANISTI: PLATINA E POMPONIO LETO
Nel panorama culturale della Roma quattrocentesca spicca la figura dell'umanista Giulio Pomponio Leto (1428 - 1498). Titolare della cattedra di Eloquenza, affidatagli da papa Paolo II, nel 1460 fonda nella sua casa la prima accademia cittadina, designata Accademia Romana ma anche, dal nome del suo fondatore Pomponiana. Vi aderiscono immediatamente numerosi letterati, tra i quali Marcantonio Colocci detto il Sabellico e Bartolomeo Sacchi detto Il Platina (1421 - 1481). Tra le numerose iniziative intraprese gli accademici romani, in vena di rievocazioni classiche, rinnovano alcune antiche festività latine, tra cui le cosiddette Palilie - celebrate dai pastori ogni 21 aprile in onore della dea Pale, perché facesse prosperare le loro greggi e indulgesse ai danni che questi avessero potuto recare ai boschi a lei sacri - con lo scopo di rievocare il natale di Roma.
Le intenzioni degli intellettuali romani vengono fraintese, e gli accademici sono accusati di eresia e congiura contro lo Stato Pontificio. Nel 1486, su ordine di Paolo II, Pomponio Leto ed il Platina sono arrestati e tradotti in Castel Sant'Angelo. Dopo un anno dio prigionia e dopo alcune sedute di tortura per estorcere loro una confessione, ne viene accertata la sostanziale innocenza, i due umanisti sono liberati su ordine di Sisto IV.
Nel 1471 l'Accademia viene ricostituita. Il Platina, su incarico di Sisto IV, è autore delle Vitae Pontificum, la prima raccolta di biografie dei papi redatta ufficialmente dalla Santa Sede; lo stesso pontefice lo nomina poi prefetto della Biblioteca Vaticana: l'incarico è immortalato dal pittore Melozzo da Forlì in un celeberrimo affresco oggi conservato nei Musei Vaticani. (da castelsantangelo.com)

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