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I Prossimi appuntamenti del Dante Lunigiana Festival

7-8-10 Agosto 2010: Continuano gli appuntamenti del Dante Lunigiana Festival in Lunigiana [continua...]

Dante Lunigiana Festival®

Il Centro Lunigianese di Studi Danteschi presenta la III edizione del Dante Lunigiana Festival® Giugno - Luglio - Agosto 2010 [continua...]

LECTURA DANTIS LUNIGIANESE®

14 luglio 2010. Nell'ambito del Dante lunigiana Festival, il Centro Lunigianese di Studi Danteschi presenta: LECTURA DANTIS LUNIGIANESE®. [continua...]

Dante e i Trovatori nelle terre dei Malaspina (Lunigiana Storica) - Mulazzo (Ms)

La Vita


DANTE E LA LUNIGIANA
Che la Lunigiana occupi un posto di sicuro rilievo nella geografia della Divina Commedia è un dato già da tempo acquisito (Bassermann, 1902) ed è del tutto lecito affermare che se Verona offrì al Poeta pane, e Ravenna aggiunse allori, la Lunigiana, «prima di tutte le terre d’Italia, ha il vanto di avere compreso Dante» (Marini, 1965); né poterono davvero mancargli, qui, un vitto ed un alloggio in tutto adeguati.
Ciò è motivo di un orgoglio giusto: in Lunigiana oggi «celebriamo Dante con umiltà, ma anche con fierezza. Noi l’abbiamo accolto, non l’abbiamo cacciato» (Bononi, 1996). Città di immense tradizioni quali Roma e Bologna (Firenze è fuori discussione) non sono in grado di poter affermare altrettanto. Molti luoghi ancora, che si arrogano - e magari a ragione - l’amicizia del Sommo, non sono tuttavia in grado di documentare con certezza la propria ospitalità.
Diremo, a questo proposito, che se tutta la vita dell’Alighieri offre vaste zone d’ombra ciò vale in modo particolare per gli anni dell’esilio, eppure di questo lungo periodo, fra i «pochissimi dati storicamente certi, ben tre riguardano la Val di Magra» (Galanti, 1985). Sono parole, queste, che pesano come il piombo, attestate come sono da quegli Atti della Pace di Castelnuovo di cui ci sono stati tramandati i fogli originali del notaro incaricato, il sarzanese Ser Giovanni di Parente di Stupio.
Si è affermato pure che «L’unica terra, che può esibire una certezza nell’incerto esilio di Dante, è anche la più ricca di miti e leggende che lo riguardano» (Genesoni, 1974). Ebbene, non potrebbe essere altrimenti. E se davvero l’esilio per Dante è stato occasione prima e basilare dell’altro percorso, quello interiore ed anagogico del Poema dell’Uomo (Luzi, 1987), allora veramente - come vedremo in dettaglio - la Lunigiana è stata una delle regioni che più hanno saputo offrire al Poeta occasioni per la composizione di quello che riteniamo il massimo capolavoro della cultura occidentale.
Non solo, da un’attenta analisi di Pur. VIII è stata recentemente individuata la probabile origine nostrana dell’intuizione fondamentale della Monarchia (Manuguerra, 2003), il celebre trattato politico dantesco mai considerato seriamente dai filosofi ma che in realtà rappresenta il primo contributo sistematico volto espressamente alla conquista della Pace Universale: siamo quasi cinque secoli prima di Kant e del suo celebre Per la pace perpetua. L’ipotesi lunigianese è fortemente avvalorata dalla scoperta, contemporanea e indipendente, di una eccezionale parafrasi delle Variae di Cassiodoro nel Preambolo degli Atti della Pace di Castelnuovo (Dolcini, 2003): essa rappresenta ad oggi la prima forma conosciuta di un pensiero compiutamente politico in Dante.
Sia chiaro: tutto ciò esula da quegli «arroccati... campalinismi e provincialismi riprovevoli e grossolani» in cui è caduto un vero e proprio esercito di «facili divulgatori» (Bassermann, 1902). Oggi la Lunigiana, forte della notevole mole di studi e di esegesi sviluppata a partire dal basilare lavoro monografico realizzato in occasione delle commemorazioni del 1906 (Aa.Vv, 1909), è finalmente consapevole delle reali, solidissime potenzialità della propria Tradizione Dantesca. Il Museo Dantesco Lunigianese, inaugurato a Mulazzo il 21 giugno del 2003 dal CLSD in dedica alla figura di Livio Galanti (Atti, 2003), non può che rappresentare, nell’Anno del Centenario, il naturale approdo di questo straordinario percorso esegetico plurisecolare.

(da M. Manuguerra, Lunigiana Dantesca, Edizioni del Centro Lunigianese di Studi Danteschi, Sarzana, 2006, pp. 190)

Le Referenze Dantesche Lunigianesi
1) Atti della Pace di Castelnuovo. La Procura conferita a Dante da Franceschino Malaspina, marchese di Mulazzo, all’alba del 6 ottobre del 1306 in Sarzana, nell’antica Piazza della Calcandola, e il successivo Trattato di Pace, stabilito da Dante la mattina del medesimo giorno con il Vescovo-Conte di Luni Antonio Nuvolose da Camilla, costituiscono gli Atti della Pace di Castelnuovo. Tali documenti, rogati dal notaio sarzanese Ser Giovanni di Parente di Stupio, ci sono stati tramandati in originale e sono oggi custoditi presso il competente Archivio di Stato della Spezia. Con la sola eccezione di Ravenna, luogo della morte, le pergamene della Pace di Dante rappresentano l’unica testimonianza certa di una presenza del Sommo Poeta in un determinato luogo per quanto attiene il lunghissimo arco dell’esilio. La complessa opera diplomatica vissuta in Lunigiana, nel porre fine al conflitto secolare tra i vicari dell’Imperatore e quello del Papa, suggerì a Dante il modello di pace universale di cui il Canto VIII del Purgatorio rappresenta il grande affresco autobiografico.

2) Il Canto VIII del Purgatorio. E’ il Canto Lunigianese per eccellenza, poiché Dante vi fa l’Elogio insuperabile della famiglia Malaspina: quella famiglia <
> corrisponde ad affermare precisamente che i Malaspina solo i soli a procedere lungo il percorso illuminato della <>; nella lingua di Dante, ciò corrisponde al massimo elogio concepibile.
La scena generale del Canto descrive due personaggi politicamente antitetici - un guelfo orgogliosissimo (Nino Visconti, nipote del Conte Ugolino) e un ghibellino irriducibile (Corrado il Giovane di Villafranca in Lunigiana) - effigiati in serena e pacifica convivenza nel contesto celestiale d’un giardino fiorito; tale quadro è interpretato oggi dal CLSD come il grande affresco autobiografico della Pace di Castelnuovo e dell’intuizione, tutta lunigianese, del modello filosofico di Pace Universale poi sviluppato nel trattato politico maturo della Monarchia.
L’ipotesi è stata recentemente avvalorata dalla scoperta, operata dal prof. Carlo Dolcini (Università di Bologna, 2003), di una straordinaria parafrasi delle Variae di Cassiodoro nel Preambolo del Trattato di Pace di Castelnuovo: essa rappresenta la prima forma ad oggi conosciuta di un pensiero compiutamente politico in Dante.
La grande allegoria del Canto – quella dei due angeli e del serpente, vero enigma secolare - è stata così risolta dal CLSD, nel quadro della Lectura Dantis Lunigianese del Centenario (DCC Anniversario della Pace di Castelnuovo, 1306-2006), come l’azione dei due <
> di Pur. XVI (<
3) L’Epistola di Frate Ilaro del Monastero del Corvo a Uguccione della Faggiuola. Per una serie di implicazioni di decisiva importanza intorno alla genesi, alla missione e alla fortuna della Divina Commedia, nonché per alcune considerazioni notevoli in merito alla biografia del divino Alighieri, l’Epistola di frate Ilaro del Corvo ad Uguccione della Faggiuola costituisce uno dei massimi argomenti di studio della Dantistica Lunigianese. Come la Leggenda dei primi sette canti dell’Inferno, il foglio di Ilaro è testimonianza tramandataci dal Boccaccio. Ma mentre la problematica inerente i primi canti della Commedia si sviluppa sull’attestato di una mera tradizione verbale, qui il Certaldese ci ha trasmesso il testo del documento. Conservata in Firenze, presso la Biblioteca Mediceo-Laurenziana, inserita nello Zibaldone boccacciano, Codice XXIX Pluteo 8 in c. 67 della numerazione recente, si trova la trascrizione di un’epistola con cui un frate Ilaro del Monastero del Corvo in Ameglia rimetteva al condottiero ghibellino Uguccione della Faggiuola una copia autografa dell’Inferno dantesco in dedica assoluta.
E’ comunemente noto che il foglio di Ilaro - personaggio di cui nei pochi documenti rimasti attinenti il cenobio non v’è citazione alcuna - trova la sua vasta importanza in due indicazioni invero rivoluzionarie: la concezione iniziale della Commedia in lingua latina , di cui si riportano i primi tre versi (Ultima regna canam fluvido contermina mundo,/ Spiritibus que lata patent, que premia solvunt/ Pro meritis cuiuscunque suis…) e la dedica dell’altre cantiche, Purgatorio e Paradiso, riservate dall’Alighieri rispettivamente a Moroello II Malaspina, marchese di Giovagallo, (di cui all’Epistola IV), e a Federico II d’Aragona (detto anche III), re di Sicilia.
Oggetto di critiche a tratti anche feroci, il documento sta lentamente recuperando una vera dignità in seno alla critica moderna grazie all’acutezza di pochi ingegni (Biagi, 1910; Padoan, 1984), tanto che anche in tempi attuali la tesi dell’autenticità è stata ripresa con grande decisione sia in ambito accademico (Malato, 1999; Pasquini, 2006), che dal CLSD (Manuguerra, 2001).

4) L’Epistola IV a Moroello Malaspina. La missiva fu indirizzata da Dante al suo illustre ospite lunigianese, il marchese Moroello II di Giovagallo, valoroso e spietato combattente, poco dopo essersi congedato una prima volta dalla glorificata corte di Mulazzo. La forma latina ed il carattere fortemente allegorico - dato l’argomento amoroso del testo (ove si fa cenno ad una forte infatuazione del poeta per una figura di donna non meglio precisata) - inducono a pensare sia ad una buona intesa culturale tra i due, sia ad una notevole preparazione artistica del marchese destinatario: certamente Moroello doveva ben intendere ciò di cui il Poeta andava allegoricamente trattando.
Il CLSD ritiene probabile che quell’Amore che «tutto … signoreggia» in quel periodo sullo spirito del poeta non foss’altro che quello celebrato nel Purgatorio e che l’epistola abbia in realtà rappresentato, se non l’accompagnatoria della seconda Cantica in dedica assoluta all’ospite di Giovagallo, almeno la promessa di tale dedica, come ci è attestato dalla testimonianza della Epistola di frate Ilaro.

La leggenda sei primi sette Canti dell'Inferno. Narra il Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante che i primi sette canti dell'Inferno sarebbero stati scritti in Firenze prima dell'esilio. Andate a lungo disperse, le preziose carte sarebbero state in seguito rinvenute fortunosamente da parenti e fatte recapitare al Pellegrino, ancora ospite in terra di Lunigiana, affinché portasse a compimento l'altissima missione di un'opera che già doveva apparire senza eguali.
Pare davvero impossibile credere che il genio del Poeta, scrigno di una cultura ed una memoria enciclopediche, non avrebbe saputo ricostruire con facilità quei versi giganteschi; né si potrebbe mai seriamente sostenere che un'opera come la Divina Commedia - con il suo proposito addirittura messianico - debba la propria esistenza alla fatale intercessione, pur con tutto il rispetto già tributato, di un Moroello Malaspina.
Un’ipotesi molto corretta (Padoan, 1993) è quella secondo cui la leggenda possa trovare fondamento in un lavoro soltanto attinente la Divina Commedia, forse quella sua prima formulazione in chiave paradisiaca ed in laude di Beatrice, concepita in latino, di cui si è trattato a proposito della Epistola di frate Ilaro del Corvo ad Uguccione della Faggiuola.

Le citazioni nell'Opera Omnia. Notevoli sono nell’opera dantesca i riferimenti a personaggi o luoghi della Lunigiana Storica: Moroello Malaspina di Giovagallo (ancora lui!) è definito <
> in Pur. XIX 142-144; grandi onori sono riservati alle figure di Corrado l’Antico, marchese di Mulazzo e capostipite del ramo imperiale malaspiniano dello Spino Secco, e del nipote Corrado il Giovane, marchese di Villafranca in Lunigiana; Aronte, aruspice etrusco, è fatto abitatore dei bianchi marmi delle Apuane in Inf. XX 46-51; la città di Lerici è citata in Pur. III 49-51; la Val di Magra è citata direttamente in Par. IX 89-90; così le Alpi Apuane in Inf. XXXII 28-30 e la gloriosa città di Luni in Par. XVI 73-78.
Troppi sono i riferimenti alla Lunigiana per poterli considerale come semplici occorrenze accidentali nella struttura del Poema dell’Uomo.

Altre Referenze. Altri importanti capitoli sono rappresentati dall’Abbacinamento di Pier delle Vigne a Pontremoli (lo attesta una chiosa trecentesca a Inf. XIII di un codice laurenziano); dal Matrimonio di Manfredina Malaspina (sorella del <
>) con un figlio spurio del Conte Ugolino a Villafranca (esistono i documenti originali del negozio matrimoniale); dalla grande Tradizione dantesca dotta e popolare (per cui la figura di Dante può dirsi un vero genius loci lunigianese), nonché dalla stessa Tradizione degli studi danteschi lunigianesi, di grande spessore e dignità.

Tutta questa materia, che giustifica pienamente il sintagma della Dantistica Lunigianese (nuova branca disciplinare formalizzata dal CLSD con l’elevazione a sistema delle locali Referenze Dantesche), è sintetizzata nella visita al Museo Dantesco Lunigianese “L. Galanti” di Mulazzo e nella rappresentazione della Via Dantis. Questi due eventi costituiscono il cuore del Parco Letterario® “Dante Alighieri – Lunigiana Storica”.

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