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Mostra: DALL’IMMAGINE TESA

4-12 settembre: Dall’immagine tesa, "l'arte delle Icone e la poesia si incontrano per rendere visibile l'invisibile" Castello di Oramala (Pv) [continua...]

Trovatori, giullari e cantautori

I topoi della poesia cortese ripresi e rielaborati dalla musica d’autore contemporanea [continua...]

I Parchi Letterari® Dante e i Trovatori nelle Terre dei Malaspina (Oltrepo Pavese)

Percorso letterario dedicato al tema del castello dal medioevo al ‘900, nella letteratura italiana e europea, in occasione della Giornata Mondiale del Libro [continua...]

Dante e i Trovatori nelle terre dei Malaspina (Oltrepò Pavese) - Varzi (Pavia)

La Vita


Il Parco è dedicato ai trovatori che soggiornarono alla corte dei marchesi Malaspina tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, quando il centro del loro potere era il temuto castello di Auramala. In quel periodo molti poeti che esercitavano la loro attività nelle corti della Francia del Sud abbandonarono le loro terre a causa di eventi drammatici (la Crociata contro gli Albigesi  e le pressioni espansionistiche del Re di Francia) e attraversarono le Alpi alla volta dell’Italia. Qui trovarono ospitalità presso le corti nobiliari dell’epoca: i Savoia, i Saluzzo, i marchesi di Monferrato, gli Este, i Da Romano… e i Malaspina, che furono tra i primi ad accoglierli. La corte di Auramala godeva di una posizione strategica nell’ambito delle vie di comunicazione del Medioevo, essendo posta sulla strada antichissima, costellata di castelli malaspiniani,  che risaliva la Staffora, passava in Val Trebbia attraverso il Brallo, si congiungeva con la via di Piacenza, proseguiva fino a Torriglia e scendeva in Val Bisagno o in Val Lavagna attraverso la Scoffera. Sia i trovatori che percorrevano la via del mare, come fece presumibilmente Raimbaut de Vaqueiras entrando in contatto con l’ambiente comunale  e mercantile di Genova e  rappresentandolo nel celebre contrasto con la donna genovese (che contiene le prime strofe in un volgare italiano), sia i poeti che seguirono le vie di terra attraversando il Piemonte e venendo in contatto con la corte del Monferrato, trovarono naturale fermarsi ad Auramala; all’epoca del dominio congiunto di Guglielmo e Corrado Malaspina (quel Corrado L’Antico ricordato da Dante nel Purgatorio)  il castello si trasformò in una “corte d’amore”  ospitando i più celebri trovatori, che ricambiarono la generosità dei marchesi e delle loro figlie rendendoli immortali con le loro canzoni. Tra i poeti più legati alla famiglia ricordiamo ad esempio Aimeric de Peguilhan, che dedicò a Guglielmo Malaspina un meraviglioso compianto dopo la sua morte, o Albertet de Sisteron, nativo di una località vicino a Manosque e, secondo l’antica biografia romanzata, follemente innamorato di una fanciulla di casa Malaspina.

I Trovatori
Dopo la grande tradizione classica la lirica d’amore europea rinasce agli inizi del secondo millennio d.C. nelle nuove lingue romanze, ad opera di poeti-musici che allietavano con i loro canti le raffinate corti feudali della Francia del Sud.

L’Aquitania è considerata il luogo di nascita del nuovo genere letterario, il suo grande feudatario-poeta Guglielmo IX ne è ritenuto il padre, la lingua d’oc o provenzale è il duttile e musicale strumento in cui si esprime. Trovatori sono definiti i poeti provenzali, autori di parole e musiche dei loro testi, che cantavano personalmente accompagnandosi con strumenti. Poeti e musici di professione, che seguivano un accurato apprendistato artistico e che viaggiavano di corte in corte ricevendo l’ospitalità dei feudatari e ricambiandola con un intrattenimento di alta qualità letteraria  e musicale.

Il tema dominante (anche se non esclusivo) è l’amor cortese, teorizzato da Andrea Cappellano nel celebre trattato De amore. Un amore raffinato, che è fonte di elevazione spirituale per il poeta ma che non esclude la gioia della passione, se uno dei generi più diffusi, l’alba, vede il poeta innamorato maledire il sorgere del sole che lo costringe ad allontanarsi dalla casa dell’amata.

Amore extraconiugale, sempre, in un’epoca e in una classe sociale in cui i matrimoni venivano sanciti dalle famiglie ben prima che i futuri sposi potessero esprimere la loro opinione. Dunque amore nascosto, che va protetto con cura dai “malparlieri” (le malelingue del tempo), che è fonte di gioia ma anche di inquietudine perché costantemente minacciato. Il poeta è sottomesso alla donna amata come il vassallo al suo signore, in una visione della vita, dei rapporti interpersonali e dei sentimenti strettamente legata all’ideologia feudale e cortese. È un raffinato pubblico, aristocratico, quello che vede il proprio mondo riflesso nell’arte dei trovatori, un mondo in cui l’origine di ogni possibile “nobiltà”, anche spirituale, deriva dalla nascita.

Spesso, la dama celebrata dal poeta è proprio la signora del feudo posta al centro della vita di corte a causa della lunga assenza del marito per ragioni militari: siamo di fronte infatti ad un’aristocrazia guerriera che trova nelle crociate la massima occasione di gloria. Possiamo ben dire che i trovatori provenzali abbiano creato una nuova lingua letteraria, la lingua d’oc, dopo secoli dominati dal latino, e un nuovo linguaggio della lirica d’amore, che influenzerà le prime scuole poetiche italiane fino a Dante (loro grande estimatore) e Petrarca.

Ma echi di questa poesia si ritroveranno ben oltre, fino ai moderni cantautori. Chi ricorda Fila la lana di Fabrizio De André dovrebbe sapere che si tratta di una chanson de toile, genere provenzale in cui il poeta dà voce alla dama che tessendo esprime la malinconia di un “amore da lontano”.
Eremo di Sant'Alberto, San Giorgio e il drago
Le liete corti provenzali erano molto anticonformiste dal punto di vista sia politico (con gran dispetto del re di Francia) sia religioso: nel loro ambito si sviluppò infatti l’eresia catara, che suscitò da parte della chiesa di Roma una persecuzione culminante nella “crociata contro gli Albigesi”, vero e proprio massacro di eretici ordinato dal papa Innocenzo III. Dopo questa tragedia le corti del sud furono sottoposte al controllo ferreo della capitale, l’eresia fu stroncata e la lingua d’oc fu gradatamente ridotta al rango di dialetto.

Non tutti naturalmente perirono in questa “guerra santa”, anche perché molti di essi avevano da tempo trovato generosa accoglienza nelle corti feudali dell’Italia del nord. I signori del Monferrato furono i primi, per continuità geografica, ad abbellire le loro corti con le canzoni dei poeti d’Oltralpe, ma presto il loro esempio fu seguito da altri signori del nord, tra cui i ”nostri” Malaspina, che governavano tra la fine del XII e l’inizio del XIII sec. un vasto feudo appenninico che  dalle valli Staffora, Scrivia e Trebbia giungeva in Lunigiana, dove più tardi fu accolto lo stesso Dante.

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