Contenuti del Parco
Eventi
17 dicembre 2011, Voghera (Pv). Il Parco Letterario® I Trovatori nelle terre dei Malaspina Vi invita alla presentazione del libro “Io mi chiamo Yorsh” di Silvana De Mari [continua...]
13 nov. 2011, Teatro Cagnoni, Godiasco (Pv). Il Parco Letterario® dedicato ai Trovatori nelle terre dei Malaspina Vi invita alla manifestazione "A volo d'Ippogrifo". Musica, racconti, immagini per l'Orlando Furioso [continua...]
24 settembre. L'ass.Spino Fiorito e il Parco Letterario® dedicato ai Trovatori nelle terre dei Malaspina in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sono lieti di invitarVi alle manifestazioni che si svolgeranno a Voghera e a Rivanazzano Terme (P [continua...]
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Dante e i Trovatori nelle terre dei Malaspina (Oltrepò Pavese) - Varzi (Pavia)
Gli Scenari
- Il Castello di Oramala è il cuore del Parco Letterario® e ne ospita la sede centrale. Obiettivo del Parco è la valorizzazione integrata delle risorse culturali dell’Oltrepò Pavese, per superare la frammentazione e favorire la collaborazione tra gli enti e le associazioni. Il Parco potrà quindi includere tutti i comuni legati alle memorie malaspiniane.
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- Varzi, con il castello Malaspina e la “torre delle streghe”, dove la presenza dei Malaspina è attestata almeno dal 1168 e la cui importanza si accrebbe notevolmente dopo l’ampliamento dei possedimenti malaspiniani in seguito al diploma con cui Federico Barbarossa concesse in feudo alla famiglia un’ampia fascia di territori fino al nord della Toscana. Fondamentale per lo sviluppo economico di Varzi infatti l’incremento dei traffici legato allo sviluppo del porto di Genova e la grande diffusione della pratica dei pellegrinaggi legata alle Crociate, e nel corso del XIII secolo i Malaspina ne fecero un centro importante per gli scambi commerciali e culturali dell’intera zona;

- Santa Margherita Staffora, il cui intero territorio fu incluso nel diploma ufficiale di infeudazione del 1164, passò, nella prima divisione della famiglia nel 1221, al ramo dello Spino fiorito e successivamente, nel 1275, fu diviso tra i Malaspina di Varzi e quelli di Oramala-Godiasco; a Santa Margherita si trova anche un edificio di grande importanza un tempo appartenuto ai Malaspina, il Mulino Pellegro, destinato a museo della civiltà contadina e quindi elemento centrale del progetto di ricostruzione della memoria; inoltre qui vissero tra fine ‘700 e inizio ‘800 l’abate Fabrizio Malaspina, riformatore della Regia Università di Torino e autore di una poderosa raccolta di documenti sulla storia della famiglia, e il marchese Giuseppe Malaspina, che scrisse un’opera in prosa e in versi sulla storia del casato (Malaspinae, sive genuina Malaspinarum nobilitas), conservata manoscritta e inedita presso l’archivio di Stato di Firenze.

- Brallo di Pregola, anch’esso appartenente ai Malaspina dalla concessione imperiale del 1164 (in cui compare con il nome Petra Groa) e passato, nella divisione del 1221, al ramo dello Spino Secco; qui oltre ai resti di un antico castello malaspiniano, il secondo in ordine cronologico fatto costruire dai marchesi nella valle, si trova un palazzo cinquecentesco dove era conservato un antico stemma del ramo dello Spino secco, il cui capostipite è Corrado l’Antico. Pregola ha avuto un ruolo di primaria importanza all’interno del sistema economico e difensivo malaspiniano essendo stato designato come presidio a guardia del valico e quindi delle rotte commerciali tra Piemonte, Liguria, Emilia e Toscana;
- Menconico, con il borgo medievale, che appartenne al marchesato dal 1164 e nelle divisioni della famiglia (la prima divisione fu siglata proprio a Menconico nel 1221) toccò allo Spino fiorito e successivamente al ramo dei Malaspina di Varzi fino alla sua estinzione nel XIV secolo. A Menconico nel 1221 fu siglato da Corrado l’Antico e da Obizzino, figlio di Guglielmo (morto l’anno prima), un documento molto importante per la storia del casato: l’atto di divisione dei beni tra i due rami della famiglia, d’ora in poi contrassegnati anche dalla distinzione araldica (stemma con lo spino secco e quello con lo spino fiorito);
- Ponte Nizza, dove i Malaspina edificarono il castello di Pizzocorno (Pizo de Cornu nel documento del 1164), di cui restano pochi ruderi. Importante in questo comune è l’Abbazia di Sant’Alberto di Butrio, il cui nucleo originario, una Chiesa dedicata alla Madonna, fu donato nel secolo XI da un Malaspina al monaco Alberto che secondo al leggenda guarì il figlio sordomuto del marchese. All’interno dell’abbazia si trovano tra l’altro tre affreschi che riguardano i Malaspina: il primo raffigura il castello di Oramala, il secondo il castello di Sagliano Crenna e il terzo celebra la devozione del marchese Bertramino Malaspina, ritratto in adorazione della Vergine;
- Godiasco, importante centro malaspiniano, dove si trova lo splendido palazzo cinquecentesco ornato da un portale in arenaria su cui è scolpita la leggenda sull’origine del nome del casato.
A questi comuni possono aggiungersene altri, legati alla rivisitazione di figure storiche e letterarie connesse con il tema principale e con i luoghi malaspiniani, come ad esempio:
- Bobbio, con il castello Malaspina, dove oltre alla rievocazione del passato malaspiniano è interessante proporre un itinerario dedicato alla figura di San Colombano e luogo per molti aspetti legato alla storia dei Malaspina, nei cui possedimenti sono state edificate diverse corti o dipendenze del monastero e xenodochi per i pellegrini;
- Zavattarello e Romagnese, possedimenti del leggendario capitano di ventura Jacopo dal Verme e luoghi strategici nell’ambito dei rapporti di forza tra le varie potenze;
- Stefanago e Fortunago, appartenuti ai Malaspina e ai dal Verme e dominati da quella civiltà feudale rievocata al suo epilogo da D. Sacchi nel romanzo storico La pianta dei sospiri.
Sonia Pasquale
- L'eremo di Sant'Albero di Butrio
L'eremo di Sant'Alberto di Butrio, sorge fra primi rilievi dell'Appennino oltrepadano, nella Valle Staffora dell'Oltrepò Pavese, in provincia di Pavia, in una frazione del comune di Ponte Nizza, a 687 metri s.l.m., isolato in una chiostra di monti, tra verdi pascoli, castagni, querce e abeti.
La costruzione venne iniziata dallo stesso Sant'Alberto, forse del casato dei Malaspina, che nel 1030 andò ad abitare in solitudine nella vicina valletta del Borrione, ove tuttora vi è una piccola cappella a lui dedicata.
Avendo guarito miracolosamente un figlioletto muto del marchese di Casasco (Malaspina), questi in segno di riconoscenza gli edificò una chiesa romanica dedicata alla Madonna in cui Sant'Alberto ed i suoi seguaci eremiti potessero celebrare l'Ufficio divino. Costituitisi in comunità, gli eremiti edificarono il monastero di cui rimane attualmente un'ala: il cosiddetto chiostrino ed il pozzo.

A capo della comunità venne eletto Sant'Alberto, che rimase abate fino al 1073, anno della sua morte. Nel frattempo l'eremo, alle dirette dipendenze del Papa, era assurto a grande potenza sia spirituale che temporale. Molte erano le celle e le dipendenze dell'eremo, situate nelle attuali provincie di Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova. Dopo la morte di Sant'Alberto, l'eremo crebbe ancora in potenza e numero di monaci tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona. Ospitò illustri personaggi ecclesiastici e laici. Si crede vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri.
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