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Franco Costabile - Lamezia Terme (Catanzaro)La VitaPAGINE IN AGGIORNAMENTO Franco Costabile Franco vede il padre a 9 anni, quando insieme alla madre va a Sfax. Il tentativo di rimettere insieme quel che resta della famiglia fallisce, purtroppo per il piccolo Franco, che continuerà a vivere la sua infanzia circondato dall’affetto della famiglia della madre, dalla nonna e dalle zie. Dopo le elementari, frequenta il liceo nella vicina Nicastro (ora quartiere centrale e più antico di Lamezia Terme) seguendo gli insegnamenti del professor Oreste Borrello. Artisti del Lametino tra ’700 e ’900
FRANCESCO COLELLI (Nicastro 1734- Zagarise 1820)
Nacque a Nicastro nel 1734 da Domenico, di professione pittore, e Teodora de Napoli. La famiglia, tra le maggiorenti di Nicastro, abitava nel rione San Francesco, nella ruga Blasco che confinava con il giardino di Don Francesco Blasco.
Nulla sappiamo della formazione pittorica del giovane Francesco, le cui opere sembrano richiamare le fosche e ombrose tonalità di Mattia Preti, riferimento obbligato per tutti gli artisti che hanno operato sul territorio calabrese.
Probabilmente iniziò dapprima a lavorare per le famiglie del quartiere, come i D’Ippolito e i Blasco che gli commissionarono rispettivamente il grande telario con l’Ultima Cena (oggi perduto) per la Cappella del SS. Sacramento nella Cattedrale della città, e la Trinità dolente per la chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore (S. Francesco). Quest’ultimo, datato 1759, è il dipinto più antico che gli venga attribuito.
Nel 1770 si sposò con D. Domenica Costanza, che gli diede tre figli, e si stabilì nel quartiere Piazza. A seguito del catastrofico terremoto che colpì la Calabria nel 1783, si trasferì a Catanzaro nella speranza di poter trovare nuove e più importanti occasioni di lavoro.
Morì a Zagarise nel 1820. Copiosa è la produzione pittorica del Nostro che lavorò soprattutto per Confraternite e Ordini religiosi.
Nella sola città di Lamezia Terme, sue opere si possono ammirare ancora oggi nella chiesa del Carmine (sulla volta della navata: Apparizione della Madonna a S. Simone Stock, il Profeta Elia sul monte Tabor e la Trasfigurazione. Quattro Santi Carmelitani entro le lunette e un affresco con l’Adorazione dei Magi nel presbiterio) e in quella di S. Caterina d’Alessandria (La presentazione di Gesù al tempio, L’Immacolata e La presentazione di Maria al tempio sulla volta della navata a partire
dalla controfacciata in direzione dell’altare. Nei pennacchi, invece, sono poste le immagini dei Quattro Evangelisti).
Nella chiesa della Veterana si conserva la Madonna di Costantinopoli fra i SS. Domenica ed Eligio, mentre in quella di S. Maria Maggiore: una Trinità dolente e una Sacra conversazione, due affreschi sulle pareti della navata del Crocefisso che raffigurano S. Chiara e S. Margherita da Cortona, e sulla volta della navata centrale in prossimità dell’ingresso La visione di S. Antonio. Suo è inoltre l’intero ciclo pittorico dedicato alla Difesa della Fede all’interno della chiesa di S. Domenico.
La sua presenza è anche attestata a Carlopoli, dove nel 1779 eseguì una Madonna del Carmine; a Castagna ( Madonna del Carmine datata 1780); a Maida (Madonna del Rosario per la chiesa di S. Domenico, 1791) e a Nocera Terinese, dove nel 1782 fu impegnato nella realizzazione degli affreschi sulla volta della navata nella chiesa di S. Giovanni Battista (Banchetto di Erode e la Decollazione del Battista, Predicazione di S. Giovanni Battista e il Sacrificio di Zaccaria).
Risalgono agli ultimi anni di vita gli affreschi nella chiesa di S. Maria Assunta a Marcellinara (sulla volta della navata: Cacciata dei mercanti dal Tempio, Assunta, e Consegna delle chiavi a S. Pietro) e quelli nella Matrice di Magisano, dove dipinse l’Assunta in cielo fra i Santi e la Trinità sull’invaso della volta e sulle pareti del presbiterio la Flagellazione e l’Andata al Calvario. Degno di nota è anche il grande quadro ad olio con la Madonna delle Grazie con S. Giuseppe, l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo, un tempo sull’altare della famiglia Frittelli. La data 1813 presente sulla tela ha, infatti, permesso la datazione dell’intero ciclo decorativo.
FRANCESCO PALLONE
(Nicastro 1754- 1830)
Figlio di Saverio e Rita Brunacci, nacque a Nicastro nel 1754. Il padre, nobile originario di Scigliano (CS), si era trasferito nella piccola città della piana pochi anni prima.Nulla si conosce della sua giovinezza e formazione pittorica. Fu vicino a Francesco Colelli, al quale lo accomunano analogie stilistiche e l’adozione dello stesso repertorio iconografico. A differenza di quest’ultimo, però, era solito firmare le sue opere. Al 1800 è ascrivibile la decorazione pittorica della chiesa Matrice di Sambiase.
Il Pallone, infatti, è autore dell’intero ciclo che raffigura entro riquadri a stucco: l’ Adorazione dei Re Magi, il Battesimo di Gesù e le Nozze di Cana sulla volta a botte della navata centrale; la Pentecoste e Davide che suona l’arpa sulla volta del presbiterio; Quattro Virtù cardinali sul tamburo della cupola e Quattro Evangelisti nei pennacchi sempre della cupola. Sul fondo del coro vi sono le rappresentazioni di S. Pancrazio che predica gli eretici e, entro un fastigio in stucco, la Madonna con il Bambino. A lui, infine, è stata di recente attribuita anche la paternità del tondo con Cristo Eucaristia presente al centro della piccola cupola che sormonta la Cappella del SS. Sacramento.
Datata 1805 è la tela con la Madonna del Suffragio per la Cattedrale di Nicastro.Risale, invece, agli ultimi decenni del 1700 il dipinto della Madonna tra i SS. Nicola e Francesco, un tempo nella chiesa di S. Francesco e ora nel Museo Diocesano della città.
Il Pallone fu attivo anche nei paesi limitrofi. Nel 1783 fu occupato nella decorazione ad affresco della chiesa di S. Domenico a Badolato.
Del 1811 è la tela con l’Assunta nell’omonima chiesa di Decollatura. Nel 1815 le fonti lo vedono impegnato nella decorazione della chiesa di S. Michele a Platania. Nel 1818 la sua presenza è, invece, documentata a S. Caterina sullo Ionio, dove realizzò gli affreschi della volta nella chiesa Matrice (la Cacciata dei mercanti dal tempio, la Predica di S. Caterina a Massenzio e l’Incontro tra Salomone e la Regina di Saba). Suoi sono anche le tele con Cristo Eucarestia nella Cappella del SS. Sacramento nella chiesa Matrice di Feroleto e la Madonna del Rosario sull’altare del transetto destro della chiesa di S. Giovanni a Nocera Terinese. Morì a Nicasto nel 1830.
EDUARDO FIORE
(Sambiase 1831- San Benedetto Ullano (CS) 1916)
Nato a Sambiase nel 1831 da Francesco Saverio, farmacista, e da Aloisia Tropea, compì il suo primo apprendistato nella bottega di Domenico Ruffo, pittore catanzarese. Grazie a un vitalizio assegnatogli dalla Amministrazione Provinciale di Catanzaro, poté frequentare il Reale Istituto di Belle Arti di Napoli. Ritornato in Calabria, a partire dal 1862 fu membro della “Scuola di Cortale” di Andrea Cefaly. Partecipò alle “Promotrici “ napoletane del 1868, del 1870, del 1875 e del 1876. Artista eterogeneo ed eclettico, fu autore sia di dipinti di soggetto sacro che, sulla scia dell’influenza di Cefaly, di carattere più propriamente patriottico, popolare e verista, come ad esempio Costumi calabresi e La bandiera italiana (costumi cortalesi) del 1864, con i quali prese parte alla 1 Mostra d’Arte Calabrese di Catanzaro del 1912 curata da Alfonso Frangipane.
Dello stesso genere sono anche il Ritratto femminile di Giovanna Di Cello del 1880 circa, il Ritratto di Giuseppina Vescio con figlio Domenico e la piccola tela Giovane col marito. La cura minuziosa e dettagliata profusa dal Fiore nel descrivere i costumi tipici indossati dai vari personaggi è oggi per noi importante fonte di documentazione della storia locale.
Appartengono, invece, al genere religioso La Sacra Famiglia del 1885 posta in uno degli altari della navata destra della chiesa Matrice, la tela S. Lucia e S. Filomena e quella con l’Annunciazione nell’omonima chiesa, la pala d’altare con Madonna e Bambino (Pala Saldini) del 1855 custodita nel Museo Diocesano e, infine, i quattro ovali dei Misteri Gaudiosi (Presentazione di Gesù al Tempio, la Natività, Gesù fra i dottori,la Visita di S. Elisabetta) realizzati nel 1882 per la chiesa Madre di S. Tommaso d’Aquino di Falerna e ivi conservati. Fu anche un valente ritrattista; numerosi sono, infatti, i ritratti, perlopiù conservati in collezioni private, che si caratterizzano per la profonda resa psicologica dei personaggi raffigurati e per la descrizione accurata dei dettagli. Sebbene non corredati di firma, le opere sono senza dubbio di sua mano, sia per le evidenti analogie stilistiche con altri quadri datati e firmati, sia perché contengono un particolare curioso: su tutte è presente una piccola rosa che è un chiaro riferimento al suo cognome.
Tra i tanti ricordiamo quelli di Don Gaspare Mazzei e Don Pasquale Villella nella chiesa Matrice e quello di Nicola Berlingeri, vescovo di Nicastro, che si trova nel Museo Diocesano. Caratteristici del Fiore sono anche i numerosi ritratti post-mortem, soprattutto bambini, eseguiti tra il 1855 e il 1905, come quello di Luigi Giudice, ora al museo “Luogo della Memoria”. Trascorse gli ultimi anni di vita a S. Benedetto Ullano, dove morì nell’aprile del 1916.
FELICE FIORE
( Sambiase 1868- Cosenza 1958)
Nato nel 1868 a Sambiase, fu indirizzato alla pittura dal padre Eduardo che lo introdusse anche allo studio cortalese di Andrea Cefaly. Successivamente frequentò l’Accademia di Belle Arti di Napoli. A differenza del famoso genitore, fu attivo soprattutto nella provincia di Cosenza, giacché nel 1904 si trasferì a San Benedetto Ullano per sposare Eleuteria Conforti.
La maggior parte delle sue opere si trovano a Luzzi, dove realizzò, forse in collaborazione con Eduardo, per la chiesa di San Francesco di Paola una grande composizione ad affresco rappresentate il Paradiso sulla volta dell’abside e, in basso sempre nell’abside, San Francesco eremita con un angelo e San Francesco al cospetto del papa. Sulla volta della navata centrale è posto, invece, l’episodio di San Francesco che attraversa lo Stretto di Messina. Nella città sono inoltre conservati numerosi ritratti in collezioni private, come quello del dott. Giulio De Marco e i due raffiguranti i coniugi Leopoldo Conforti e Isabella Marsico (suoceri del Fiore). Fu attivo anche a Rende nella chiesa di S. Maria di Costantinopoli (due tele con L’incendio di Costantinopoli e la Disputa dei Vescovi ad Efeso); a San Benedetto Ullano (Ultima Cena e la Deposizione dalla Croce, commissionategli verso il 1939 da don Giuseppe Alessandrini per la chiesa di San Giuseppe di Marri), e, infine, a Catanzaro nella chiesa dell’Immacolata, dove eseguì il grande ciclo ad affresco presente nella cupola. Un interessante Ritratto di gentiluomo è custodito nella sala consiliare della delegazione municipale di Sambiase.
Morì povero a Cosenza nel novembre del 1958.
(Catanzaro 1889- Pianopoli 1989)
Nato a Catanzaro nel 1889, si trasferì successivamente a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti.
Nella Capitale entrò in contatto con la scuola del pittore Capranesi e fu impegnato nel restauro di alcuni affreschi presenti all’interno dei palazzi della nobiltà locale.
Tornato in Calabria, sposò Eleonora Notaro, da Pianopoli e si dedicò all’insegnamento a Nicastro di Disegno e Storia dell’arte.
Ha partecipato a importanti e rinomate esposizioni, tra cui la Mostra Calabrese d’Arte Moderna di Reggio Calabria, organizzata nel 1922 da Alfonso Frangipane e la mostra “L’arte nella vita del Mezzogiorno d’Italia”, tenutasi presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1953.
Artista prolifico e versatile, realizzò nel 1923 la decorazione pittorica della Sala Consiliare di Nicastro con quattro grandi affreschi che rappresentano Gesù che scaccia i mercanti dal tempio; Il seminatore; Brenno e la vittoria sui Romani; Il trionfo della Dea Roma.
Il restauro recente dell’ex convento di S. Domenico, attuale sede del Museo archeologico, ha riportato alla luce parte della decorazione parietale di due ambienti, con sua firma e data rispettivamente 1912 e 1934.
Altre pitture del Pinna si conservano nella chiesa del Carmine (Re David e S. Cecilia che suonano rispettivamente l’arpa e l’organo, poste ai lati dell’organo, e il Battesimo di Gesù sulla parete destra in prossimità dell’ingresso), in quella della Veterana (Deposizione della Croce, su modello dell’analogo quadro di Francesco Colelli, un tempo custodito nell’edificio e poi trafugato nel 1961), e nella Cappella del Seminario (Gesù Bambino benedicente del 1956).
Nel 1968 fu l’autore del disegno del gonfalone del nuovo comune di Lamezia Terme. Morì a Pianopoli nel 1988.
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Franco Costabile nasce a Sambiase (ora popoloso quartiere di Lamezia Terme) il 27 Agosto 1924, da Michelangelo, insegnante di francese, e Concetta Gambardella, proveniente da una famiglia di agiati commercianti. Prima della nascita di Franco, il padre Michelangelo lascia la moglie incinta per andare a insegnare in Tunisia, dove diventerà preside e dove, in seguito, si formerà un’altra famiglia.
romani, è anche assistente di Paleografia alla facoltà di Lettere. Sono questi gli anni in cui stringe amicizia con grandi artisti, poeti, scrittori e pittori della Roma degli anni ’50, Giorgio Caproni su tutti. 

