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Il Giorno della Memoria nel Parco Letterario Carlo Levi e nel sistema museale Acamm

23 Gennaio 2017

27 gennaio. Il Giorno della Memoria nel Parco Letterario Carlo Levi e nel sistema museale Acamm di Aliano, Castronuovo, Moliterno, Montemurro
 Giorno della Memoria
27 gennaio
Gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria:  
"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere." 
 
MUSEI DEL SISTEMA ACAMM: 
La Shoah dell'arte 2017 
mostre, incontri, cinema e laboratori didattici per il Giorno della Memoria

Venerdì 27 gennaio 2017, in occasione della Giorno della Memoria, i presidi culturali presenti nei paesi del sistema ACAMM (Aliano, Castronuovo Sant’Andrea, Moliterno, Montemurro) partecipano alla III edizione de La Shoah dell'arte, un'iniziativa promossa dall'Associazione ECAD con il patrocinio del Presidente della Repubblica per commemorare le vittime dell'Olocausto attraverso l'arte e le testimonianze degli artisti, dei letterati e degli intellettuali in genere, perseguitati e sopravvissuti al genocidio.

Mostre, incontri, proiezione di filmati e laboratori didattici scandiranno l'intera giornata che, per ogni istituto culturale, ha un programma ricco e dettagliato, stilato per celebrare, in una giornata in cui tutto il mondo sceglie di non dimenticare, quel 27 gennaio del 1945 in cui le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz per liberare i pochi superstiti. Da quel giorno, proprio grazie alla voce dei sopravvissuti allo spaventoso genocidio perpetrato da Hitler, furono svelate al mondo le atrocità commesse dai nazisti nei vari campi di concentramento. Anche se Auschwitz è per antonomasia il Campo di Sterminio, furono ben 1.188 i campi realizzati dai tedeschi in cui vennero deportati 13.000.000 persone tra cui uomini, donne e bambini di ogni paese d’Europa, e di questi 12.000.000 furono sterminati. È importante, dunque, celebrare il Giorno della Memoria per fermarsi, almeno una volta all’anno, a ragionare e riflettere su quello che lo sterminio sistematico di milioni di individui, per il solo fatto di essere ebrei, abbia significato.

Il bambino del cuore, un olio su tela realizzato nel 1954 da Carlo Levi (Torino, 29 novembre 1902 – Roma, 4 gennaio 1975), sarà l'immagine guida per il Giorno della Memoria organizzata ad Aliano. L'opera, allestita nella Pinacoteca “Carlo Levi”, raffigura la madre del pittore torinese mentre stringe a sé il suo bambino; uno scialle nero avvolge le due figure, suggerendo immagini di solitudine, quelle vissute nel mondo meridionale, e le sciagure alle quali Carlo Levi, nato a Torino da un'agiata famiglia ebraica ed esponente della politica antifascista, sarebbe andato incontro se non fosse stato confinato a Grassano e ad Aliano. Subito dopo la presentazione del dipinto si terranno proiezioni di filmati sul tema, introduzioni alla giornata da parte di docenti e dibattiti insieme agli alunni della scuola primaria e secondaria di I grado del paese. (Parco Letterario Carlo Levi)

A Castronuovo Sant'Andrea, la giornata del ricordo sarà all'insegna dell'arte di Antonietta Raphaël Mafai (Kaunas, 1895 – Roma, 5 settembre 1975), attraverso l'esposizione, nelle sale del MIG Museo Internazionale della Grafica, di tre opere dalle quale emergono preponderanti i temi guida dell'immaginario dell'artista. Figlia di un rabbino, e quindi ebrea, fu costretta a fuggire con la famiglia dal suo paese natale, la Lituania, per via dello scoppio della rivoluzione e le oppressioni a danno degli ebrei d'oriente. A Londra subì la paura della I° guerra mondiale mentre a Roma, dove arrivò nel 1925, si trovò a patire i barbari attacchi rivolti agli ebrei sui primi giornali del tempo, tanto da essere costretta a rifugiarsi a Genova. Il dolore la spinse a rappresentare le sue memorie: tutta la sofferenza e gli stati d’animo vissuti in quel periodo, si possono scorgere nelle sue opere, dalla pittura, alla scultura, alla grafica. La sua arte è chiaramente ispirata alla sua vita privata, alla sua realtà quotidiana, alle sue origini, alla tradizione ebraica, alla mitologia, uniti a temi quali la maternità, la paura, lo sconforto, l'incubo, l'isolamento e lo sdegno per ciò che stava accadendo. La mostra delle opere di Antonietta Raphaël daranno il giusto spunto per un laboratorio didattico ideato per gli alunni della scuola primaria del paese, durante il quale i piccoli partecipanti proveranno a rappresentare in un disegno gli stessi sentimenti espressi dalla Raphaël nelle sue opere grafiche e le suggestioni derivate dalla lettura di un racconto tratto dal volume After the Holocaust di Howard Greenfiel (Greenwillow, 2011, New York). Proiezioni di filmati e un incontro-dibattito si terranno nel pomeriggio a conclusione della manifestazione.

Il MAM – Musei Aiello di Moliterno, aderisce all'iniziativa proponendo come immagine della giornata La baia di Conca dei Marini, un dipinto su tavola esposto nella collezione permanente di Palazzo Aiello 1786 e attribuito al pittore e incisore tedesco Max Pechstein (Zwickau, 31 dicembre 1881 – Berlino, 26 giugno 1955). Pechstein è il classico esempio di artista “degenerato”: le sue opere, come quelle di Kirchner, Macke e Jawlensky, furono messe alla gogna per le teorie del superamento della prospettiva, per la linea spezzata e nervosa dei profili e per l’acceso contrasto di colori. Gli alberi azzurri, le case inclinate e tante altre stravaganze furono, inoltre, al centro di un generale rifiuto da parte del pubblico nella mostra sulla cosiddetta “Arte degenerata” che si tenne a Monaco nell’estate del 1937. L’opera di Moliterno, nella quale è rappresentato un angolo di Positano, dove l’artista soggiornò nel 1925, esprime perfettamente il concetto di arte degenerata.

La Fondazione “Leonardo Sinisgalli” di Montemurro, per il Giorno della Memoria, aprirà la Casa delle Muse in orario antimeridiano, e il suo Direttore Biagio Russo accoglierà, nella sala che ricostruisce lo studio di Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981) e pone in primo piano il ritratto eseguito da Maria Padula nel 1944, gli studenti e i docenti della scuola secondaria di I° grado del paese per una riflessione su “Sinisgalli, via Tasso e la fuga in Basilicata dopo l'occupazione nazista di Roma”. In una Roma allo sbando, dopo l’armistizio di Cassibile dell’8 settembre, Sinisgalli, il 13 maggio del 1944, viene tratto in arresto dalle S.S. nella prigione di Via Tasso, perché il suo nome era stato trovato sul taccuino di un ricercato. Solo la prontezza e l’intervento di Giorgia de Cousandier, la sua compagna, gli evitano il peggio. Dopo qualche settimana fuggono da Roma, per riparare a Montemurro. Di questa esperienza, Sinisgalli ci lascerà due racconti, ambedue pubblicati in Belliboschi (Mondadori, Milano 1948): Puskin in via Tasso e Viaggio. Durante l’incontro con gli studenti, la lettura di alcuni stralci dei due racconti, inquadrati storicamente nel periodo dell’occupazione di Roma (la strage delle Fosse ardeatine era avvenuta il 24 marzo), consentiranno di riflettere sulla prigione di Via Tasso, tristemente famosa come luogo di tortura per ebrei e antifascisti e ora Museo della Liberazione, a memoria dell’orrore.

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