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Immagina Mancante

L'Onorevole d'Annunzio

06 Febbraio 2014

6 febbraio 2014, Palazzo Firenze, Roma. La Società Dante Alighieri Vi invita alla presentazione del volume "L'Onorevole d'Annunzio, l'esperienza parlamentare di Gabriele d'Annunzio", di Licio di Biase.

 
 


PRESENTAZIONE di Licio Di Biase

La breve stagione parlamentare di Gabriele D’Annunzio, tra la fine del 1897 e la metà del 1900, merita indubbiamente una lettura, oltre che di carattere biografico e letterario, anche di natura politica.

E’ evidente che un personaggio poliedrico come D’Annunzio non poteva vivere l’esperienza parlamentare come un qualsiasi onorevole, per cui è di grande interesse approfondire la conoscenza di quei due anni e mezzo in cui è stato sugli scranni della Camera dei Deputati. Le sue assenze sono state compensate da “coup de teatre”, come il personaggio imponeva; pertanto non può essere ricordato per quei momenti legati alla normale attività parlamentare con le prese di posizione su vicende di governo o proposte di legge, da cui peraltro fu distrattamente “assente”, ma per alcuni messaggi che sono poi passati alla storia. Da “io sono al di là della destra e della sinistra” a “vado verso la vita”: tra queste due citazioni ci sono da leggere la campagna elettorale dell’agosto del 1897, quando fu eletto deputato, e quella del 1900, candidato con i socialisti come indipendente, in cui venne battuto. Due campagne elettorali gestite da quello che è stato il grande comunicatore ante litteram. E poi le attenzioni, anche clientelari, al suo territorio durante la campagna elettorale, per poi dimenticarsi di tutto.

D’Annunzio non poteva portare in Parlamento le esigenze e i bisogni del suo territorio. Un personaggio come lui doveva segnare il suo passaggio con altro. Intanto, voleva portare in Parlamento l’attenzione per la Bellezza, cioè di quella grande potenzialità di elementi storico-culturali di cui era (ed è) ricco il Paese, e di questo parlò anche nel suo discorso più importante e che è rimasto nell’immaginario collettivo a catalogare la sua esperienza politica, cioè “il discorso della siepe”. Ma c’è anche dell’altro.



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