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Immagina Mancante

Incontro con l'autore: Luca Tarantelli

11 Giugno 2013

12 giugno 2013, Roma, Punto Einaudi di Via Labicana. Incontro con l'autore.Luca Tarantelli presenta "Il Sogno che uccise mio padre" (Rizzoli 2013)
 

Ezio Tarantelli cade sotto una raffica di mitra il 27 marzo del 1985 all’uscita della Sapienza di Roma, dove insegna. Le Brigate Rosse colpiscono così uno dei grandi artefici della riforma del lavoro, l’uomo simbolo della lotta all’inflazione, l’economista che ha osato mettere in discussione la scala mobile e il cui obiettivo fondamentale è stato, da sempre, uno: creare le condizioni per un mondo in cui nessuno debba più subire la disoccupazione. Questo libro è il viaggio del figlio Luca nella memoria del padre.

Dopo venticinque anni di silenzio ha raccolto le forze e il coraggio per ricostruirne la vita, la personalità e il pensiero. Attraverso centinaia di testimonianze e decine di interviste, in gran parte inedite, Luca ci restituisce il ritratto di una delle figure più luminose degli Anni di piombo: un intellettuale libero, senza vincoli a partiti o istituzioni e mosso esclusivamente dall’incrollabile fiducia nelle proprie idee e dalla ricerca ostinata di soluzioni concrete alle sofferenze sociali.

Un uomo che aveva sognato di ridisegnare il sistema delle relazioni industriali in nome della concertazione e del riconoscimento della dignità e dei diritti di tutte le parti. Le cui proposte, in anticipo di quasi vent’anni sul suo tempo e ancora attualissime, vennero tradite. Queste pagine ci offrono un potente scorcio degli anni Settanta e Ottanta come non ce li ricordiamo, un pezzo di storia italiana rimossa dalla memoria collettiva di cui Ezio Tarantelli fu uno dei protagonisti: un drammatico affresco di un periodo chiave in cui il nostro Paese è stato nel fuoco dello scontro non solo sulle politiche salariali ma anche sugli ideali del Sessantotto in collisione con resistenze conservatrici che ancora oggi operano in mezzo a noi.

Questa è la storia di un’occasione mancata, ma anche di una speranza: quella stessa che animò Ezio e che gli fece credere fino alla fine che “è sempre possibile rendersi conto che si possono fare degli errori e che domani il mondo è sempre nelle nostre mani, e può essere diverso”.


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